Thursday, 02 July 2026
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Pubblicato il 02 July 2026 alle 08:00
Olbia. Lo scontro sull'ordinanza firmata dal sindaco Settimo Nizzi per contrastare il randagismo nella zona industriale si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo la presa di posizione della Lida Olbia e delle guardie ecozoofile, interviene nuovamente l'attivista Enrico Rizzi, che contesta apertamente il provvedimento e difende la necessità di continuare a garantire il cibo ai cani vaganti.
Nel suo lungo intervento, Rizzi critica l'interpretazione fornita da chi sostiene l'ordinanza e punta l'attenzione su un passaggio che, a suo giudizio, non lascerebbe spazio a dubbi. "Il Sindaco non ha scritto che il divieto riguarda "solo" i cittadini e che i volontari possono continuare a sfamare gli animali. L'ordinanza dispone il divieto di somministrazione di alimenti ai cani vaganti e randagi, "senza alcuna eccezione". Quindi mi chiedo: l'avete letta oppure no? Secondo l'ordinanza quindi, neanche i volontari da ieri possono sfamare quei cani. Ma che vergogna è?". L'attivista richiama inoltre il protocollo tra Comune, Asl Gallura e altri soggetti per la cattura, l'identificazione e la sterilizzazione dei cani, chiedendo conto dei risultati ottenuti negli anni e delle risorse pubbliche impiegate. "Il randagismo si combatte con catture, sterilizzazioni, controlli e responsabilità. Non lasciando gli animali senza cibo".
Va ricordato, tuttavia, che il protocollo operativo è stato riattivato solo recentemente, mentre le attività di cattura non si sono mai completamente fermate grazie al lavoro della Struttura Randagismo della Asl Gallura, delle associazioni convenzionate e delle guardie ecozoofile. Del resto, il problema della zona industriale non nasce con questa ordinanza. Negli ultimi anni si sono susseguite numerose segnalazioni di branchi vaganti, recuperi di cuccioli, aggressioni e interventi delle istituzioni. Lo scorso 13 maggio anche Olbia.it aveva documentato la denuncia di un ciclista inseguito da tre cani nei pressi della rotatoria di Pozzo Sacro, ricostruendo una lunga serie di episodi avvenuti dal 2021 a oggi tra ordinanze, protocolli, finanziamenti e tentativi di contenere un fenomeno che continua a ripresentarsi (qui articolo). Una vicenda che da anni occupa le cronache locali e sulla quale, almeno per quanto riguarda il caso specifico della zona industriale di Olbia, non risultano prese di posizione pubbliche di Enrico Rizzi fino all'attuale polemica sull'ordinanza.
Ma il vero nodo del dibattito va ben oltre il testo dell'ordinanza. La parola "volontari", infatti, racchiude realtà che perseguono obiettivi profondamente diversi. Da una parte ci sono persone convinte che i cani possano continuare a vivere in libertà sul territorio, purché vengano alimentati e accuditi. Dall'altra operano volontari e associazioni che ritengono invece che la permanenza dei cani in strada rappresenti un problema sia per il benessere degli animali sia per la sicurezza pubblica e che l'unica soluzione sia recuperarli, sottoporli a visite veterinarie, vaccinarli, sterilizzarli, identificarli con microchip e, quando possibile, inserirli in un percorso di adozione.
È proprio questa diversa visione della tutela animale a rendere particolarmente complessa la gestione del randagismo nella zona industriale. Una volontaria impegnata nelle operazioni di cattura racconta di seguire i branchi presenti nell'area: "Quando vengono creati nuovi punti di alimentazione da persone contrarie alle catture, i cani modificano i loro spostamenti e smettono di frequentare le postazioni predisposte per il recupero, rendendo molto più difficile il loro ingresso nelle gabbie-trappola". Secondo chi sostiene l'ordinanza, quindi, il divieto di alimentare i cani anche ai "volontari" non nasce per lasciarli senza cibo, ma per favorirne la cattura e interrompere il ciclo del randagismo. Anche un'eventuale eccezione con la specifica "volontari autorizzati", spiegano gli operatori, non avrebbe risolto il problema: la contrapposizione resta tra chi ritiene che i cani debbano continuare a vivere sul territorio e chi, invece, considera il recupero, la sterilizzazione e l'adozione l'unica strada per garantire loro una reale tutela. È questo, più ancora dello scontro tra Rizzi e Nizzi, il vero tema del dibattito: un cane randagio è davvero più tutelato vivendo libero tra capannoni e strade trafficate, oppure il suo benessere passa attraverso la cattura e un percorso che lo porti fuori dalla strada? E lei Rizzi oltre gli animali quali volontari tutela?
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