Wednesday, 01 July 2026
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Pubblicato il 01 July 2026 alle 14:50
Olbia. La Procura di Tempio ha chiuso le indagini sul rogo che, poco più di un anno fa, distrusse il cantiere navale "Nautica Acqua" di via Madagascar, a Cala Saccaia. L'incendio era divampato nel primo pomeriggio del 22 aprile 2025, radendo al suolo il capannone, danneggiando due immobili confinanti e riducendo in cenere 39 imbarcazioni — tra yacht, gommoni e moto d'acqua di marchi prestigiosi — che si trovavano in rimessaggio in attesa di essere consegnate ai proprietari per la stagione estiva. Il danno complessivo viene stimato nell'ordine delle centinaia di milioni di euro, con 42 persone tra privati e legali rappresentanti di società di charter nautico coinvolte a vario titolo.
Quattro le persone ora formalmente indagate, a cui è stato notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari firmato dal procuratore facente funzioni Alessandro Bosco: S. G., amministratore unico di Nautica Acqua; F. A. e O. C., rispettivamente amministratore di diritto e di fatto della Myi, l'impresa che aveva costruito l'imbarcazione Maori 54, individuata come punto di origine dell'incendio; e il tecnico A. I., accusato di aver rilasciato una certificazione falsa relativa all'impianto antincendio della stessa imbarcazione. Agli indagati vengono contestati l'incendio colposo e l'inosservanza di norme e regolamenti in materia di sicurezza sul lavoro.
Secondo quanto ricostruito dalla consulenza tecnica acquisita dalla Procura e riportato da La Nuova Sardegna, l'origine dell'incendio sarebbe riconducibile a un guasto elettrico sviluppatosi a bordo della Maori 54, imbarcazione che si trovava all'interno del capannone. Gli esperti escludono un'azione dolosa e indicano invece una serie di criticità nei sistemi di prevenzione incendi del cantiere, ritenute determinanti nel favorire la rapidissima estensione del rogo. Tra le principali carenze figurerebbero il mancato funzionamento dell'impianto idrico antincendio, l'assenza di un sistema di rilevazione e allarme e la mancanza delle necessarie autorizzazioni e certificazioni. Secondo i consulenti, un impianto elettrico correttamente messo in sicurezza e adeguate misure di protezione avrebbero potuto evitare l'innesco dell'incendio o limitarne in modo significativo gli effetti.
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