Wednesday, 01 July 2026
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Pubblicato il 01 July 2026 alle 07:00
Olbia. Da anni la presenza di cani vaganti nella zona industriale di Olbia rappresenta un problema non solo per la sicurezza di lavoratori, automobilisti e ciclisti, ma soprattutto per gli stessi animali, costretti a vivere in strada, esposti al rischio di incidenti, malattie e continue riproduzioni. Una situazione che Olbia.it ha documentato e raccontato più volte nel corso degli anni, raccogliendo le testimonianze dei volontari e segnalando la necessità di un intervento concreto per tutelare gli animali e ridurre il fenomeno del randagismo nel distretto produttivo della città. L'ordinanza n. 42 del 30 giugno 2026, firmata dal sindaco Settimo Nizzi, che vieta la somministrazione di cibo ai cani randagi nell'area del distretto produttivo del CIPNES, ha però generato un acceso dibattito sui social, alimentato da chi ha interpretato il provvedimento come un divieto a nutrire gli animali. Tra gli interventi più condivisi c'è il duro attacco dell'attivista animalista Enrico Rizzi. Dal suo profilo Facebook, l'attivista pubblica un post con foto e commento: "Questo signore che vedete è Settimo Nizzi, sindaco di Olbia. E questa mattina ha avuto la brillante idea di firmare una ordinanza che vieta ai suoi concittadini di sfamare i cani randagi, suoi. Uno dei provvedimenti più disumani che abbia letto negli ultimi tempi. Il randagismo non si combatte lasciando gli animali morire di fame, ma con sterilizzazioni, controlli e applicando le leggi. Pensare di risolvere un problema togliendo il cibo a esseri viventi significa dimostrare una totale disumanità ed una palese ignoranza della normativa vigente". In realtà, spiegano gli operatori che stanno seguendo giorno dopo giorno le operazioni di recupero, il significato del provvedimento non ha lo scopo di lasciare i cani senza mangiare e al loro destino, ma di utilizzare il cibo come strumento per salvarli dalla strada e dai pericoli di una delle zone cittadine più trafficate dai mezzi pesanti e dalle auto.
Il provvedimento del 30 giugno riguarda esclusivamente la zona industriale, dove Comune di Olbia, ASL Gallura, CIPNES, AGES Sardegna e LIDA stanno attuando un piano coordinato di contrasto al randagismo finalizzato alla cattura, all'identificazione, alla sterilizzazione e alla messa in sicurezza dei cani vaganti. È questo il punto che, secondo Ignazio Sanna, presidente dell'Associazione Guardie Ecozoofile Sardegna (AGES), è stato maggiormente frainteso: “Molti hanno letto soltanto il titolo dell'ordinanza e non il suo contenuto. Il cibo non viene negato ai cani. Semplicemente non può più essere distribuito da chiunque nell'area della città al momento interessata dalle catture”. Gli alimenti continueranno infatti a essere somministrati dagli operatori, ma all'interno delle cosiddette gabbie-trappola allestite nei punti individuati dopo settimane di monitoraggio del territorio. “Abbiamo predisposto il mangime più appettibile e persino i polli per attirarli, ma se i cani sono già sazi non entrano nelle gabbie con cibo. Così rischiamo di vanificare settimane di lavoro”. L'ordinanza quindi non riguarda tutto il territorio comunale e non introduce un divieto generalizzato di alimentare i cani randagi. Si tratta di una misura pensata per consentire agli operatori di lavorare senza interferenze. La spiegazione è molto semplice: se un cane trova ogni giorno crocchette e cibo umido, distribuiti liberamente nella zona industriale, non avrà alcun motivo per entrare nelle gabbie predisposte dagli operatori e senza la loro cattura si interrompe l'intero percorso del loro recupero. Per questo motivo AGES aveva chiesto a suo tempo al Comune un provvedimento che consentisse di tutelare le operazioni di avvicinamento e cattura dei cani randagi della zona industriale.
“Senza questo strumento non riuscivamo più a lavorare”, spiega Sanna. “Una volta entrati nelle gabbie-trappola, i cani vengono trasferiti alla LIDA di Olbia, dove vengono sottoposti a visita veterinaria, identificati con microchip, sterilizzati e successivamente inseriti in un percorso di messa in sicurezza e, quando possibile, di adozione”. Il presidente di AGES ricorda che senza la cattura tutto questo non può avvenire. “Se non riusciamo a prenderli non possiamo sterilizzarli. E se non li sterilizziamo continueranno a nascere nuove cucciolate, alimentando un problema che si trascina da anni”. Chi opera quotidianamente nel volontariato sa bene quanto sia difficile conquistare la fiducia di un cane randagio e quanto lavoro, appostamenti e tempo (a volte giorni o mesi) richieda ogni singola cattura. Per questo motivo il dibattito nato dopo l'ordinanza rischia di spostare l'attenzione dal vero obiettivo: offrire a questi animali una concreta possibilità di uscire definitivamente dalla strada. Anche chi scrive ha seguito negli anni la vicenda dei cani della zona industriale, in qualche caso collaborando di persona al difficoltoso recupero di cuccioli abbandonati, raccogliendo testimonianze, segnalazioni e documentando le difficoltà dei volontari impegnati nelle catture dei cani. Per questo l'ordinanza non rappresenta la negazione del cibo o dell'acqua, ma il primo strumento operativo che consente finalmente di affrontare il problema delle catture senza intoppi, estenuanti attese o fallimenti. Il cibo non scompare, i cani non vengono lasciati morire di fame: il cibo diventa un richiamo controllato che permette di recuperare gli animali, curarli, sterilizzarli e sottrarli a una vita fatta di pericoli, investimenti, malattie e continue gravidanze. Come conclude Ignazio Sanna: “Capisco chi vede un cane e sente il bisogno di aiutarlo. È un gesto che nasce dal cuore. Ma oggi, nella zona industriale, il modo migliore per aiutarlo è permettere agli operatori di completare il loro lavoro. Solo così quel cane potrà essere curato, sterilizzato e avere una reale possibilità di trovare una famiglia”. L'auspicio è quindi che, superate le polemiche iniziali e le errate interpretazioni di un provvedimento utile, prevalga la collaborazione tra istituzioni, associazioni e privati cittadini. Perché il successo di questo importante progetto non si misurerà dal numero delle sanzioni elevate, ma dal numero di cani che riusciranno finalmente a lasciare la strada per iniziare un nuovo percorso di recupero.
In copertina Enrico Rizzi e una nostra foto tratta da un articolo del 2024 che documenta la situazione in zona industiale.
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