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Olbia, l'amaro bilancio di Unitre: "la pandemia ha decimato gli iscritti"

Dopo un anno di stop, i corsi dell'Unitre stentano a partire

Olbia, l'amaro bilancio di Unitre:
Olbia, l'amaro bilancio di Unitre:
Camilla Pisani

Pubblicato il 18 febbraio 2021 alle 06:00

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Olbia. L’Unitre (Università della Terza Età), dopo più di vent’anni di fiorentissima e frequentata attività, registra il dato più basso dalla sua apertura: dei più di mille iscritti dello scorso anno ne rimangono circa cinquanta; a causa della pandemia di Covid, infatti, i corsi proposti dalla struttura hanno trovato scarsissima accoglienza da parte dei potenziali utenti.

Lo racconta Maria Masala Rosas, presidente di Unitre Olbia: “a partire dal primo lockdown, possiamo dire di aver interrotto quasi totalmente le nostre attività. Contavamo di riaprire a settembre, ma il sopraggiungere delle nuove restrizioni ce lo ha nuovamente impedito.

La nostra sede è molto bella, ma può contare su pochissime aule, dunque abbiamo cercato di capire come fare a riorganizzare i corsi. Non potendo riaprire il settore palestra, che noi di solito utilizziamo moltissimo, ci rimanevano tre o quattro aule, che ci avrebbero costretti a decurtare i frequentanti, arrivando ad accoglierne solo dieci a corso.

A causa delle complicazioni logistiche e del tempo fisiologico necessario ad una nuova pianificazione, abbiamo riaperto le iscrizioni solo a novembre, ricevendo però un’amara sorpresa; la risposta alla riapertura è stata infatti non tiepida, ma freddissima da parte della popolazione. Se si calcola che l’anno scorso contavamo millecinquantaquattro iscritti, quest’anno non arriviamo a cinquanta, direttivo compreso”.

Malgrado la mancata risposta da parte degli utenti, Unitre ha preparato un calendario didattico nutrito, anche se, per il momento, ha dovuto limitare l’attivazione a pochi corsi in didattica a distanza: pochi i corsi, ancor meno gli iscritti.

“Constatare questa mancata risposta dalla popolazione ci ha molto deluso – continua la presidente Unitre- purtroppo oltre alla paura del contagio, sembra che si sia persa la voglia di stare insieme, dal momento che per ora è impossibile farlo.

Le iscrizioni sono limitatissime, perlopiù relative a chi è interessato alla lettura, per accedere alla biblioteca che abbiamo in sede.

Il problema risiede anche nella mancanza di insegnanti; alla proposta del direttivo di ripartire a febbraio con qualche corso in presenza, ci sono state molte defezioni. C’è chi propone di aspettare il vaccino, chi giustamente richiede una sicurezza assoluta.

Tutto il personale Unitre, insegnanti compresi, è volontario, e questo ha il suo peso. È impossibile ad oggi garantire la sicurezza in senso assoluto, è una responsabilità che nessuno può accollarsi. Pur riducendo drasticamente il numero dei partecipanti ai corsi, non è possibile fornire garanzie”.

Per chi lavora in Unitre, l’impegno è puramente volontario: questa struttura rappresenta infatti un unicum rispetto alle altre Università della Terza Età della Sardegna, che contano invece il più delle volte su personale stipendiato, “volontariato puro e gratuito” come commenta la presidente.

Lo Statuto parla chiarissimo: non è prevista alcuna retribuzione per insegnanti o collaboratori. Le uniche due dipendenti assunte con contratto regolare, impiegate in segreteria, questo mese sono state messe in cassa integrazione: “a malincuore abbiamo dovuto prendere questa decisione, perché senza il contributo economico degli iscritti, continuando ad esserci spese fisse, non riusciamo a sostenere l’impatto e a gestire le uscite.

Su ottanta corsi programmati, siamo riusciti ad attivarne solo una decina svolti sulla piattaforma Skype, quindi l’attività è fortemente decurtata” continua Maria Masala Rosas.

Dopo decenni di crescita incessante e frizzante partecipazione da parte degli olbiesi, la battuta d’arresto subita da Unitre è particolarmente amara: “questo stop è arrivato in maniera inaspettata – conclude la presidente Unitre Olbia – non siamo certamente i soli, e riponiamo la speranza nel prossimo futuro, per poter riproporre i corsi in presenza”.

Il vuoto di iscritti registrato da Unitre, oltre all’ovvia conseguenza in termini economici per la struttura, rappresenta certamente un segnale importante da parte della popolazione: la pandemia, oltre a privarci di moltissimi aspetti materiali essenziali (il lavoro, il potere d’acquisto, la possibilità di spostarci liberamente) sta lentamente sfilacciando il senso di comunità, il piacere derivato dal condividere, il gusto di fare -ed essere- insieme; e sarà forse questa l’eredità pandemica più difficile da gestire e da smaltire, la difficoltà di tornare ad essere animali sociali come genetica e storia ci hanno insegnato a vivere.