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Olbia, la violenza che non vedi: 207 donne in pericolo, tante le sopravvissute

Olbia, la violenza che non vedi: 207 donne in pericolo, tante le sopravvissute
Olbia, la violenza che non vedi: 207 donne in pericolo, tante le sopravvissute
Angela Galiberti

Pubblicato il 25 novembre 2020 alle 13:14

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Olbia, 25 novembre 2020 - La violenza di genere non ha confini, non ha razza, non ha religione e nemmeno classe sociale: è ovunque, è pervasiva ed è - per moltissime persone - normalizzata. Normalizzata nel modo di pensare, normalizzata perché la agisce, normalizzata perché la subisce. Nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne, oggi raccontiamo con pochi, ma fondamentali, numeri questo fenomeno sociale diffusissimo e radicato.

I numeri sono forniti dal centro Antiviolenza olbiese gestito dall'associazione Prospettiva Donna: una realtà che ormai ha 12 anni e che conosce molto bene la problematica. Al suo interno opera personale qualificato e adeguatamente formato, impegnato tutti i giorni in quella che fondamentalmente è una guerra senza vincitori, ma che lascia uno strascico di vittime. Nel 2019, tra il centro di Olbia e il centro di Oristano, sono state assistite 418 donne: queste sono le donne che chiedono aiuto, quelle che trovano il coraggio di uscire dalla spirale della violenza, dietro di loro vi è un corposo sommerso.

Attualmente, nella sola città di Olbia, sono assistite nel loro percorso di rinascita dalla violenza ben 207 donne. Ognuna con una storia differente, ognuna con esigenze diverse, ognuna con un percorso specifico da affrontare. I casi peggiori, quelli con un imminente pericolo di vita o con situazioni al limite dell'assurdo ed estremamente pericolose, vengono accolte all'interno della casa protetta dove possono trovare riparo, sicurezza, assistenza per sé e spesso per i loro figli.

"Durante il lockdown - spiega la presidente di Prospettiva Donna, Patrizia Desole - abbiamo avuto una situazione particolare. Nelle prime settimane abbiamo visto una diminuzione delle richieste di aiuto, dopo di che vi è stata un aumento esponenziale. Ci siamo tutti riorganizzati per dare assistenza, perché si è trattato di casi di imminente pericolo di vita e le donne dovevano poterci contattare senza rischiare. Devo ringraziare tutte le istituzioni, a cominciare dalle forze dell'ordine, per la collaborazione offerta. Ringrazio la Asl perché è riuscita, con il Servizio di Igiene Pubblica, a garantire il tampone nasofaringeo prima dell'ingresso delle donne in pericolo nella casa protetta. In attesa del risultato dell'esame, queste donne sono state messe in sicurezza grazie a una società che ci ha fornito un luogo protetto dove ospitarle. Durante il periodo di lockdown, a Olbia, abbiamo ospitato nella casa rifugio 15 donne in pericolo di vita e i loro 13 figli".

Il bilancio della pandemia, per Prospettiva Donna, è terribile: "I casi sono tanti e sono tutti molto complessi, se non ci fosse un lavoro di rete sarebbe molto difficile gestire tutto questo. Tutti i centri antiviolenza della Regione lavorano in rete e ci sosteniamo a vicenda, questo è molto importante. Gli effetti della pandemia sono certamente ricaduti sulle spalle delle donne: lavorano meno, guadagnano meno, fanno spesso lavori più precari. Ci siamo organizzati per dare sostegno anche economico, anche grazie al Reddito di libertà, ma la strada è ancora molto lunga".

Come ogni anno, Prospettiva Donna ha organizzato un evento dedicato alle tematiche della violenza di genere. Questa volta non si terrà dal vivo, ma si svolgerà online un webinar dedicato alla più antica forma di violenza patriarcale sulle donne: la prostituzione. "Si tratta di un argomento doloroso, controverso, sul quale non vi è unanimità di vedute. La prostituzione è un tipo di violenza normalizzata, in alcuni Stati istituzionalizzata, senza tempo. Vorrei dedicare questo evento alle sopravvissute: alle tante donne prostituite, vittime di tratta, che sono riuscite a denunciare e a salvarsi. Lo dedico a loro che ora vivono da donne libere tra noi", conclude Patrizia Desole.