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Olbia, ecco "Il raccolto dell'anima": il prossimo libro che sarà presentato da Giunti

L'intervista all'autore Franco Curreli

Olbia, ecco
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Ilaria Del Giudice

Pubblicato il 01 August 2026 alle 07:00

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Olbia. Continua la sagione estiva letteraria della Giunti che, periodicamente, presso la libreria del Centro Storico, propone presentazioni di libri scritti da autori locali. Il prossimo appuntamento sarà sabato 8 agosto alle ore 19:00. Protagonista Franco Curreli con il suo romanzo "Il raccolto dell'anima". A dialogare con l'autore sarà Katia Langiu. 

Il romanzo, ambientato in Sardegna, narra l'emozionante storia di Zemiro, giovane di successo che, spinto da una volontà di riscatto, bussa alla porta di un giornalista per raccontargli la sua storia affinchè la renda pubblica. Così inizia a raccontare partendo dal  lontano 2006 quando, a San Gavino Monreale, aveva appena dodici anni. Si tratta dell'estate che segnerà in maniera profonda il protagonista per le future scelte professionali. L'intento di Zemiro, contattando il giornalista, è quello di rendere onore alla madre Carolina e alla memoria del padre, morto quando lui era solo un bambino. Ma soprattutto quello di onorare il vecchio Riccardo, incontrato a causa di un incidente rivelatosi poi l'inzio di un’amicizia memorabile. Il vecchio diventerà infatti una figura portante nella vita di Zemiro, tanto da accogliere le sue confidenze, in particolare la scoperta di alcuni scritti del padre defunto che la madre custodiva dentro un armadio. Con l’andare della lettura, Zemiro scoprirà che la perdita non è necessariamente un’assenza e che anche i morti possono avere ancora tanto da dire e da insegnare.

Di seguito la nostra intervista all'autore.

Il raccolto dell'anima" un titolo suggestivo che richiama immagini agricole ma anche evocative dal punto di vista della realizzazione personale. Come si collegano questi due ambiti nel libro?

"Il titolo è un richiamo metaforico al mondo agricolo che, partendo dalla semina e passando per la maturazione, arriva al raccolto. Il collegamento è stato naturale proprio per il parallelismo del concetto primigenio di coltivazione, intesa nel caso specifico del romanzo come interiore". 

In questo racconto i sogni di un ragazzino, pur segnato da bullismo e lutto, alla fine si realizzano. Una sorta di volontà di riscatto attraversa le pagine del romanzo. Quali i valori e le circostanze che rendono possibile tutto questo?

"Zemiro, il protagonista, attraversa la complicata fase dell’adolescenza in solitudine. La sua fantasia è alimentata da una grande curiosità per il mondo che lo circonda, così da mitigare la pesante assenza del padre. La scoperta di vecchi scritti in casa e l’incontro con un anziano solitario gli apriranno le porte al germe che sta crescendo in lui, focalizzando la sua passione fino a renderlo un giovane uomo di successo, ma saranno le lettrici e i lettori a scoprirlo… Il principale valore che Zemiro persegue è quello della libertà e insieme dell’indipendenza. Si sentirà sempre a disagio confinato in quattro mura". 

La storia narrata in questo libro mette in luce l'importanza dell'affetto familiare ma anche dell'amicizia che, in alcuni casi, in qualche modo può mitigarne l'assenza. La figura paterna e la sua guida possono essere sostituite?

"Non credo che la figura paterna possa essere sostituita, ma certamente il privilegio di trovare un mentore, una figura saggia che decide di sostenere in maniera gratuita, senza nessuna pretesa e che dona la propria esperienza diventa una solida base sulla quale contare, una guida carica di calore umano che risveglia sentimenti sepolti sotto una coltre di tristezza e disillusione".

La premessa - e la conclusione - di questo romanzo è che la perdita non è necessariamente un'assenza. Può spiegarci meglio questo concetto? 

"La perdita non è necessariamente un’assenza quando il ricordo viene coltivato e alimentato quotidianamente. Quando una persona cara ci balena all’improvviso alla mente. Quando il pensiero corre lì, riempiendo spazi vuoti della nostra anima con un nuovo significato. In sostanza la vera assenza è la perdita della memoria di una persona, non la perdita fisica di per sé. Qualcuno potrebbe dire che questo appaia illusorio, ma alle volte penso sia l’unico seme a poter essere coltivato. Ed è bene non lasciare inaridire il terreno (per rimanere in tema di raccolto!)".

Centrale, nel romanzo, la figura del giornalista. Quali le qualità che un professionista della comunicazione dovrebbe avere, secondo lei, per raccontare, nel modo piu autentico e umano possibile, le memorie di una persona, con tutte le difficoltà e contraddizioni che la vita può portare?

"Sicuramente la capacità di ascolto e analisi, scevro da giudizi morali, e l’empatia. Senza empatia qualsiasi scritto è solo una lunga sequenza di parole, magari altisonanti e raffinate, ma prive di anima e incapaci di emozionare. Ciò che Zemiro scopre leggendo il giornale locale è un giornalista che gli trasmette emozioni autentiche, esattamente con queste caratteristiche". 

Quale il messaggio per i lettori? 

"Ogni lettrice e lettore troverà il proprio messaggio personale. Tra le pagine di un romanzo c’è sempre un passaggio che si rivolge esattamente a chi legge. Quando l’ho scritto non avevo, almeno consciamente, un messaggio da veicolare. Ero dominato da rabbia e ostinata volontà di portare a termine il lavoro. A distanza di un anno dalla pubblicazione, posso affermare che il desiderio di rivalsa e la volontà di affermarsi seguendo le proprie attitudini personali è ciò che permea le pagine del libro. Quindi, in sintesi, il messaggio che mi sento di rivolgere a chi leggerà il mio libro è: coltivate le vostre passioni senza farvi abbattere dalle difficoltà che la vita - senz'altro - vi presenterà. Convivere con un rimpianto è sempre meglio che con un rimorso. Per quanto ci siano rimpianti dolorosissimi...".