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Olbia, dalla Lida la storia di Diego: con lo sguardo dal dolore all’amore

Quando gli occhi sanno raccontare ciò che non può essere detto

Olbia, dalla Lida la storia di Diego: con lo sguardo dal dolore all’amore
Olbia, dalla Lida la storia di Diego: con lo sguardo dal dolore all’amore
Barbara Curreli

Pubblicato il 27 June 2026 alle 18:00

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Olbia. Ancora una storia di maltrattamenti e mancanza di umanità, una storia che non può essere raccontata ma si riflette in quegli occhi che hanno visto e conosciuto il dolore e la crudeltà, ma che oggi guardano con fiducia ad altri esseri umani. 

La Lida di Olbia condivide un'altra storia di dolore che si sta trasformando in una storia di amore e accudimento, ecco quanto condiviso dai volontari sulla pagina social del rifugio. 
"Ci sono storie che non possono essere raccontate. Ci sono abissi di crudeltà così profondi che non possono essere esplorati,perché farlo metterebbe a rischio chi,oggi,sta cercando di riportare la luce. Lui è Diego, un Pastore dell’Asia Centrale. Un gigante immenso, un monumento di nobiltà che qualcuno ha trattato come spazzatura, riducendolo a un’ombra agonizzante. Oggi, per lui, il mondo ricomincia da zero. Diego non ha due anni, è nato poche ore fa. Il suo "prima" non esiste più. È stato cancellato, sepolto, sigillato. Vi chiediamo un patto di rispetto: non fateci domande sul suo passato. Mai. Non chiedeteci da dove viene, chi lo teneva, cosa sia successo. Il suo passato è una tomba chiusa e tale deve restare. Per la sua sicurezza, e soprattutto per la nostra. Ci sono situazioni in cui il silenzio è l’unico scudo che abbiamo per continuare a fare il nostro lavoro. Rispettate questo muro: non è mancanza di fiducia verso di voi, è necessità di sopravvivenza".

"Quello che invece non può restare in silenzio è il suo corpo. Diego parla attraverso le ferite. Racconta di orecchie mozzate con violenza, un segno barbaro di un possesso che non ha mai conosciuto l'amore. Racconta di una fame nera che gli ha disegnato le costole sulla pelle, rendendo questo gigante l'ombra di se stesso. Ma l'urlo più forte arriva dalla sua zampa. Un cratere di carne viva, una ferita profonda lasciata marcire nell'indifferenza totale. Quando lo abbiamo soccorso, i vermi lo stavano mangiando vivo. Diego è rimasto lì, per giorni, forse settimane, a sentire la propria carne consumata dai vermi, nel silenzio. L’odore della morte era già su di lui, eppure è ancora qui. E sapete qual è la cosa che più ci strazia? È che nonostante l’inferno, nonostante il dolore atroce di quella zampa che stiamo lottando con le unghie per non amputare, è un gigante di bontà. Non un ringhio verso di noi, non un segno di sfida. Si affida alle nostre mani con una dolcezza che toglie il fiato, come se sapesse che finalmente, tra queste braccia, nessuno gli farà più del male. Ora abbiamo bisogno di voi. La battaglia per salvare la zampa e la sua vita è appena iniziata. Per curare quella piaga devastata, abbiamo bisogno di aiuti concreti: ci servono con urgenza garze e pomate di connettivina Bio Plus. Senza di queste, non possiamo sperare di ricostruire i tessuti mangiati dall'infezione. Ma oltre ai farmaci, ci serve qualcosa di più profondo. Ci serve tanta forza. Una forza immenso quanto lui. Quella forza possiamo attingerla solo da voi, dal vostro calore, dal vostro sostegno silenzioso ma costante. Sentirvi vicini è l'unico modo che abbiamo per non cedere davanti all'orrore che abbiamo visto. Benvenuto nel tuo primo vero giorno, Diego. Immenso guerriero. Il buio è rimasto fuori. Qui c'è solo amore, cura e il silenzio necessario per proteggere la tua nuova vita".

L'aggiornamento dopo 24 ore non tarda ad arrivare e così ecco come sta il gigante Diego: "C’è qualcosa di profondamente innaturale nel vedere un gigante che ha bisogno di essere sorretto. Il Pastore dell’Asia Centrale è un cane nato per la vastità, per la guardia, per essere un baluardo di forza incrollabile. Vedere Diego, un pezzo di storia e di maestosità, ridotto a un’ombra fragile, fa male in un modo che non si può spiegare a parole. È un dolore che ti vibra nelle ossa. Siamo immersi in giornate che sembrano non finire mai. Curare un cane di questa portata, in queste condizioni, è un’impresa che mette a dura prova il corpo e l’anima. Diego è immenso, e ogni sua medicazione è una battaglia contro il tempo e contro il dolore. Non è semplice. Non è semplice manovrare quella mole ferita, non è semplice pulire quella zampa dove l’orrore ha cercato di avere la meglio, non è semplice guardarlo negli occhi mentre cerchi di curarlo e senti l'odore di ciò che i bigattini hanno devastato".

"In questo momento Diego è sotto l’effetto di pesanti antidolorifici e potenti antibiotici. È in una sorta di bolla, sospeso tra il ricordo di un inferno che non deve più tornare e la speranza di un domani che stiamo cercando di costruire per lui. Lo guardiamo dormire, quel gigante buono, e ci chiediamo come abbia fatto a non perdere la fiducia nell'uomo, nonostante le orecchie mozzate, la fame patita e quella carne lasciata marcire viva. Lunedì Diego sarà visitato dal chirurgo. Aspettiamo quel momento con il fiato sospeso e il cuore pesante. Ogni nostra medicazione, ogni compressa di antibiotico, ogni sguardo d’intesa è un mattone che mettiamo per arrivare a quel lunedì con una speranza in più. Speriamo con tutto noi stessi di non dover amputare. Speriamo che la sua forza d’animo si rifletta anche nella capacità del suo corpo di rigenerarsi.Ma la fatica, credeteci, è tanta".

"È dura vedere un colosso del genere così vulnerabile. Ti senti piccolo davanti alla sua sofferenza, e ti senti impotente davanti a un passato di cui non possiamo e non vogliamo parlare. Ve lo ripetiamo: non chiedeteci nulla. Ci sono verità che devono restare sepolte per la sicurezza di tutti. Il passato di Diego è un libro bruciato. Quello che conta è solo il battito del suo cuore oggi. Per le medicazioni costanti di questi giorni, abbiamo un bisogno vitale di garze e pomate di connettivina Bio Plus.Sono la nostra unica arma per tentare di salvare quella zampa, per stimolare la pelle a richiudersi su quel cratere di dolore. E poi, vi chiediamo la forza. Quella vera. Quella che viaggia attraverso i messaggi, i pensieri, il sostegno. Noi ne abbiamo bisogno ora più che mai, perché sollevare un gigante ferito richiede braccia forti, ma per curare la sua anima serve una spinta che solo una comunità unita può dare. Diego è lì, disteso, un gigante che aspetta il suo turno per tornare a essere il re che è nato per essere. Noi siamo le sue guardie del corpo, i suoi infermieri, la sua nuova famiglia. E non lo lasceremo cadere. Forza Diego. Lunedì si decide un pezzo del tuo futuro. Noi restiamo qui, a pulire le tue ferite e a sussurrarti che il mondo, da oggi, è un posto sicuro". E tutti ora attendiamo lunedì e il responso medico.