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Cronaca, Nera

Olbia, Corso Umberto I: dopo il vicolo della Refezione ecco il "vicolo della Deiezione"

Feci, urina e tracce di vomito nel vicolo cieco di Corso Umberto I

Olbia, Corso Umberto I: dopo il vicolo della Refezione ecco il
Olbia, Corso Umberto I: dopo il vicolo della Refezione ecco il
Patrizia Anziani

Pubblicato il 09 April 2026 alle 13:00

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Olbia. Ci sono storie che si vorrebbero non dover raccontare una seconda volta. Questa è una di quelle. A quattro mesi dal primo servizio (qui l'articolo), dopo una nuova segnalazione dei residenti, siamo tornati in quel piccolo vicolo cieco che si apre sul Corso Umberto I, non lontano dal passaggio a livello. La situazione non è migliorata. È peggiorata.

A pochi passi dal passeggio elegante del cosiddetto “salotto buono” di Olbia, tra vetrine illuminate e tavolini dei locali, quello spazio si trasforma ogni notte in un dormitorio all’aperto. La mattina racconta tutto: feci umane, urina, tracce di vomito sul pavimento. L’olezzo acre e pungente, amplificato dal caldo di questi giorni, si diffonde nell’aria con una forza difficile da ignorare.

Una scena che colpisce ancora di più perché accade esattamente lì, dove di giorno passano residenti, famiglie e turisti. Se nella parte bassa del Corso esiste da tempo il noto vicolo della Refezione, esempio di buona street art ed eleganza, nella parte alta in pochi mesi si è ormai consolidato quello che qualcuno definisce amaramente il “vicolo della Deiezione”.

Il contesto è cambiato anche fisicamente. L’edificio che costeggia il vicolo è da tempo interessato da lavori di ristrutturazione, e questo ha in qualche modo ridisegnato lo spazio, rendendolo più riparato e appartato. Nelle immagini di Google Street View del 2024 si vedeva semplicemente un passaggio laterale poco frequentato. Oggi è diventato un riparo notturno di fortuna. I poveri sono ancora lì. Non più stretti nel freddo pungente dell’inverno, come erano quattro mesi fa, ma sempre esposti, sempre più fragili.

E accanto al problema umano — che resta il più urgente — cresce quello del degrado: due realtà che convivono nello stesso metro quadrato, alimentandosi a vicenda. È imbarazzante dover tornare a descrivere questo scenario nel dettaglio. Ma è proprio questo imbarazzo, forse, a dire qualcosa di importante: su una situazione che avrebbe dovuto risolversi, e non si è risolta. Su segnalazioni che si ripetono senza che nulla cambi.

Su un angolo di città che continua a esistere in un doppio registro — elegante di giorno, disperato di notte — come se le due cose non si toccassero mai. Nel frattempo qualcosa si è mosso. Nella giornata di ieri qualcuno ha allertato l’Ufficio Igiene del Comune di Olbia e questa mattina, contattato telefonicamente, è stato confermato che a seguito della segnalazione è in fase di predisposizione una pulizia accurata dell’area. Una prima buona notizia dopo quattro mesi, ma se le persone continueranno a vivere in quel modo, l'effetto della pulizia accurata durerà ben poco.

Va precisato che a Olbia esistono anche servizi pensati per offrire un’alternativa concreta alla strada. Il Centro Servizi Umanitari di Olbia garantisce accoglienza, mensa e dormitorio. Non sempre, però, queste opportunità vengono conosciute, accettate o raggiunte. Dietro la permanenza nei marciapiedi giorno e notte si nascondono spesso storie complesse: solitudine, dipendenze, diffidenza, percorsi personali che non si risolvono con un semplice indirizzo. Resta però un dato evidente: sono passati quattro mesi e nel cuore del centro cittadino si è creata una situazione che non può essere ignorata. Non solo per una questione di decoro e salubrità dei luoghi, o per la dignità dei residenti, ma anche per la dignità delle persone che vivono ai margini.