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Editoriali

Olbia: aperitivo in centro con crosta di formaggio

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Olbia, 19 maggio 2019 – Metti una sera in cui decidi di passare in centro  per bere un aperitivo in compagnia di una cara amica olbiese, che solitamente vive all’estero perchè è dipendente di uno degli hotel più famosi d’Europa.

 La giornata è quella di una primavera insolitamente polare, insomma da caminetto e castagne.

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Ma Olbia ha un suo fascino anche nelle brutte giornate e, dopo l’aperitivo in un noto locale di Olbia, avete messo in programma di andare ad ascoltare la presentazione di un libro. 

Entrate nel locale dove hanno trovato ristoro anche tanti clienti motociclisti stranieri.

Una sola cameriera ai tavoli, molto educata, ma zero sorriso. Ordinate dei calici di ottimo vino  bianco, fermo e sardo.

I calici arrivano prima, dopo un po’ ecco il tagliere con pane carasau mortadella, tacchino e prosciutto. Assieme al carasau ti aspetteresti invece un po’ di olive, la salsiccia, del pecorino, ma poi la chiacchiera tra amiche prende il sopravvento e non ci pensi più.

A calici vuoti chiedi un nuovo giro di vino. Al tavolo arriva solo un altro tagliere degli affettati. È proprio a questo punto, in attesa del vino, che  la tua amica osservando il tagliere indica scherzosamente  una bella crosta di formaggio, crosta,  che sembra impunemente osservarti.

Da un’attesa troppo lunga, persino da una crosta di formaggio, può nascere un interessante confronto.

Una discussione/riflessione riguardo all’accoglienza dei turisti: tema molto caro agli olbiesi, e non solo.

“A Olbia, città turistica, con un bellissimo porto e un aeroporto internazionale si ha come l’impressione che manchi una certa strategia dell’accoglienza del cliente, questa c’è, ma non ovunque, è come se questa fosse a macchia di leopardo”, afferma l’amica, rientrata in città per le feste di S. Simplicio.

“Per migliorare l’offerta turistica e incentivare la qualità di servizi della città ci vorrebbero dei corsi gratuiti di “customer care” aperti alla cittadinanza”, continua riflettendo a voce alta.

“Corsi di cui dovrebbe farsi promotore il Comune insieme al consorzio dei commercianti.  Nei negozi e nei locali chi dovrebbe accoglierti dovrebbe farlo con un sorriso – afferma con convinzione la tua amica, mentre tu l’ascolti riflettendo sulle sue considerazioni -. Nei bar e nei ristoranti ti accorgi subito se il dipendente che ti sta servendo ha fatto l’alberghiero, o ha frequentato dei corsi di formazione specifici e qualificanti. Chi li ha fatti è consapevole dell’importanza di un sorriso, dell’accoglienza, di saper indovinare o intercettare il gusto o il bisogno del cliente. Perché riuscire, per esempio, a ricordare che tipo di colazione il cliente gradisce lo conquista per sempre”. 

C’è tanto da imparare da chi vive tutti i giorni a contatto con una clientela di altissimo livello. In certe realtà lavorative infatti ogni anno i dipendenti devono fare corsi di formazione e di aggiornamento obbligatori sulle ultime novità in merito all’intercettazione, accoglienza e soddisfazione del cliente e del turista.

“Una crosta di formaggio servita al tavolo, dove sono in due a vedere la crosta di formaggio, equivale a una bocciatura all’esame, ma anche alla perdita di due clienti e spesso dei loro amici – continua, riflettendo -. Non è la prima volta che in Sardegna mi capita di entrare nei bar dove gli addetti al servizio ristoro appena entri si girano di spalle mostrandosi indaffarati a sistemare cose che potrebbero sistemare dopo un “buongiorno, desidera?” Non parliamo poi dei barbabar che da un po’ di tempo a questa parte sembrano andare tanto di moda”.

Cosa sono i barbabar?, chiedo io incuriosita: “I barbabar – continua lei, sorridendo mentre si tocca il mento – sono quei locali dove tutti i baristi hanno delle barbe improponibili, lunghe.  La prima cosa che insegnano all’alberghiero, quando si maneggiano alimenti, è la cura propria, personale, che richiede anche i capelli raccolti dietro le spalle, e per gli uomini, che non possono fare a meno della barba quest’ultima deve essere sicuramente corta e curatissima”.

Ad un certo punto mi torna alla mente una barista di un locale fuori città: mora, bella ragazza, acqua e sapone. Una che aveva i capelli lunghi davanti, talmente lunghi che dovevi sempre sperare che questi non finissero per sbaglio dentro la tazzina del caffè mentre te la stava porgendo. Era la dipendente di un bar dove fanno un ottimo caffè.  Lei non l’ho più vista, il caffè è sempre buonissimo e il proprietario è un professionista: forse dopo aver pazientato, in attesa di qualche cambiamento è stato costretto a sostituirla o lei ha trovato il lavoro dei suoi sogni. 

Finalmente la cameriera, con i capelli raccolti, dopo 15 minuti si accorge di noi. Vede che i vini non sono arrivati e chiedendo scusa, per il ritardo dovuto ad un errore nella comanda, li porta al tavolo.

Al momento di pagare, prima di andare via verifichiamo che la crosta di formaggio sia ben visibile, sperando che si accorga del doppio piccolo incidente di servizio, in attesa di qualche cambiamento, in attesa di un sorriso.  

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