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Nella buona e nella cattiva sorte: la drammatica storia di una madre tra l'America e Terranova

Questa è la storia di una donna più avanti dei suoi tempi, indipendente, forte, ma prima di tutto di una madre sola

Nella buona e nella cattiva sorte: la drammatica storia di una madre tra l'America e Terranova
Nella buona e nella cattiva sorte: la drammatica storia di una madre tra l'America e Terranova
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Pubblicato il 15 agosto 2022 alle 16:00

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Olbia. Questa è la storia di una donna più avanti dei suoi tempi, indipendente, forte, ma prima di tutto di una madre sola. Questa è la storia di mia nonna Antonietta Cittadini in De Montis.

Antonietta Cittadini, la seconda di sette figlie di Eduardo Cittadini e Paolina Degortes, nacque a Terranova Pausania nel gennaio del 1902. A quei tempi la vita a Terranova non era facile e lei, molto attaccata alla famiglia, non essendo molto entusiasta della scuola e di quei pochi stanzoni affollati, freddi d’inverno e caldissimi d’estate, quando arrivò alla seconda elementare si ritirò dagli studi.  Nel 1920, in seguito alla morte di sua madre, essendo lei figlia maggiore, dovette badare ai suoi fratelli. Per l’ultima di casa, sua sorella Annetta di soli tre anni, essendo troppo piccola per rimanere a casa, si aprirono invece le porte del collegio di suore.

Nel novembre dello stesso anno, poco prima di raggiungere la maggiore età, Antonietta si sposò con l’ozierese Paolo De Montis, di undici anni più grande. La loro fu una breve felicità da sposini, poiché lui partì per gli Stati Uniti d’America poco dopo. Lei lo raggiunse solo due anni più tardi, affrontando il viaggio da sola e senza conoscere una sola parola di inglese. Una volta arrivata in America e stabilitasi a Hornell, una piccola cittadina della provincia di New York, per Antonietta cominciò la nuova vita accanto al marito. Quest’ultimo nel frattempo era stato assunto alle ferrovie presso la nota stazione di Erie Lackawanna. A lavorare con lui c’erano anche lo zio di suo marito, Salvatore De Montis, e un altro zio, Monserratto Cau. La permanenza dei parenti di Paolo non durò a lungo e, rientrati ad Ozieri, al loro posto presero la via d’America i suoi fratelli Giovanni e Gavino. I due nuovi arrivati vennero accolti a casa degli sposi. Ciò comportò maggiori impegni di organizzazione domestica per Antonietta perché in poco tempo si ritrovò altri due uomini in casa.

Nell’ottobre del 1923 nacque Paolina. La nuova arrivata suscitò molta gioia in famiglia e non appena le fu possibile, nel 1926, Antonietta decise di tornare in Sardegna per far conoscere ai parenti di Olbia e Ozieri la primogenita di soli 3 anni. Poco dopo il rientro in America Antonietta rimase nuovamente incinta. Il 28 novembre del 1927 nacque Stefano. Per i coniugi De Montis la nuova nascita fu un’altra immensa gioia vissuta tra numerosi sacrifici e la necessità di integrarsi nella nuova cittadina americana cercando di imparare il prima possibile una nuova lingua.

Nel 1930 Antonietta, su suggerimento del marito, partì di nuovo con i due bambini alla volta di Terranova Pausania.  Oltre a far conoscere il piccolo Stefano alla famiglia, l’occasione era anche quella di riposare un po’. Quando Antonietta si preparò per ritornare finalmente a Hornell, una volta recatasi al consolato americano alcuni impiegati le spiegarono che per partire era necessario che lei si sottoponesse ad un controllo sanitario. Effettuata la visita, il medico stilò il certificato: congiuntivite. 

Solo parecchi anni dopo venimmo a conoscenza che su quel documento sanitario erano state scritte cose non vere. In realtà, nonostante Antonietta da cittadina italiana fosse provvista della famosa “green card”, che le consentiva di risiedere negli Stati Uniti d’America per un periodo illimitato, e i suoi due figli fossero cittadini americani, il medico di vecchio stampo cercò un qualche impedimento per non farle lasciare l’Italia.  Così, mentre i suoi due figli minori potevano partire, a lei non venne consentito. Da quel momento Antonietta, che per nulla al mondo avrebbe lasciato partire i suoi due bimbi senza di lei, cominciò un lungo ed estenuante periodo in attesa di poter riabbracciare finalmente il marito. Dal 1930 al 1948 Antonietta ogni anno si recò per effettuare la visita medica obbligatoria per rientrare negli Stati Uniti ottenendo sempre lo stesso risultato: negato ingresso. Antonietta e i due bambini rividero il loro amato Paolo solo nel 1934, quando quest’ultimo giunse in Italia per una visita alla famiglia. La felicità per quel ritrovarsi nuovamente uniti durò solo due mesi perché Paolo dovette ritornare in America per riprendere il lavoro. Il tempo scorreva inesorabile e Paolina e Stefano cominciarono a frequentare le scuole di Terranova. Finalmente nel 1938 Antonietta con il marito programmarono di fare una crociera con partenza da Genova. La speranza era quella di rincontrarsi e di trovare anche un modo per rientrare tutti insieme in America. Sfortunatamente per loro questo viaggio non ebbe mai luogo in quanto nel settembre del 1939 scoppiò la Seconda Guerra Mondiale.

Da quell’infausto momento storico Antonietta e Paolo rimasero separati per più di 16 anni. Furono anni molto duri e angoscianti. A causa della guerra e dei bombardamenti su Olbia, che culminarono in quel terribile 14 maggio del 1943, Antonietta e i due figli furono costretti a sfollare trovando riparo dal fratello Stefaneddu che risiedeva con la famiglia a San Teodoro. L’ospitalità duro poco tempo poiché nel piccolo paese si sparse la voce che i giovanissimi, Paolina e Stefano, in quanto americani potevano essere delle spie. Grazie all’invito tempestivo della sorella Annetta, che oramai viveva a Bologna con marito e due figli, Antonietta, pur di proteggere Paolina e Stefano, fece subito i bagagli. Rassicurata dal fatto che a Bologna non c’erano stati bombardamenti, Antonietta si illuse che avrebbe potuto trascorrere quel tempo di guerra ospitata dall’amata sorella più piccola, in un luogo dove i suoi figli avrebbero potuto stare al sicuro e più sereni. La tranquillità purtroppo durò solo due settimane perché nel luglio dello stesso anno anche a Bologna vennero sganciate le prime bombe. 

Durante la permanenza nella città emiliana Stefano venne preso in cura dal dottor Cohn, un medico di origine ebrea. Poco più che quindicenne, Stefano soffriva di alcuni malanni che lo rendevano debole. Il dottor Cohn prese subito in simpatia quel giovanotto così educato e pensò subito di trovare per lui un impiego presso una fabbrica adibita alla costruzione di cannoni. Il nuovo lavoro durò un solo giorno. Purtroppo, qualcuno aveva avvisato il proprietario della fabbrica che Stefano era nato in America e immediatamente fu licenziato.  Stefano fu inoltre intimato di presentarsi la mattina seguente presso l’Ufficio del Fascio, ma su suggerimento dei suoi parenti non si presentò. A quel punto per Antonietta, Paolina e Stefano non rimase altra soluzione che preparare nuovamente i bagagli.

Si trasferirono così in un piccolo paese, Sant’Agata Bolognese, distante circa 27 chilometri dal capoluogo emiliano. Qui trovarono riparo in una grande casa di campagna ormai abbandonata. Una volta stabiliti al piano superiore Paolina, ormai ventiduenne, fin da subito si interessò per cercare una via alternativa per ottenere i documenti di cittadinanza italiana. Fu grazie ad una sua cara amica di nome Chiara e alle amicizie di quest’ultima all’interno degli uffici comunali di Sant’Agata, che i tre ottennero i tanto sospirati certificati. Ora erano finalmente cittadini italiani. La permanenza in quel grande stabile, di proprietà di una contessa, durò due anni. Furono anche quelli tempi veramente difficili.  Mentre al piano superiore vivevano un uomo di origine sarda e sua moglie, una parte della casa venne occupata dalle truppe SS tedesche. Da quel momento Stefano venne costretto assieme ad un altro giovane a lavorare per conto di quelle. Con un documento rilasciato e firmato dal comandante delle truppe tedesche, Marshall Kesselring, noto per la sua cattiveria e freddezza, i due erano stati incaricati di tagliare legna, scavare trincee e altre piccole commissioni. Venne loro fornito un documento in caso venissero fermati durante i numerosissimi controlli da parte dei militari tedeschi.

Tanti furono i momenti di difficoltà e paura.  Quando un soldato tedesco veniva ferito o ammazzato le truppe delle SS effettuavano rastrellamenti porta a porta per interrogare i cittadini o sorprendere gli eventuali colpevoli.  Per questi ultimi la sorte era sempre la stessa: venivano prelevati e giustiziati.  Durante questi ricorrenti episodi di controlli e rastrellamenti da parte dei soldati tedeschi Stefano e il marito di Annetta, il noto allenatore del Bologna Adelfo Benuzzi, riuscivano sempre a nascondersi in un’apertura ricavata dietro la credenza della grande casa.

In quel tempo di guerra Paolo continuava a spedire soldi dall’America per poter aiutare la famiglia, ma questi non giunsero mai a destinazione. Per fortuna Stefano sapeva fare tante cose ed inoltre era molto abile nell’usare il filarello e così sua madre Antonietta, per poter comprare qualcosa da mangiare realizzava indumenti a maglia che venivano venduti.  L’abilità di Stefano nel saper usare il filarello attirò l’attenzione di un soldato tedesco di nome Rudy. Quest’ultimo diventò amico di famiglia e durante un momento in cui Stefano era intento a filare la lana lo fotografò.  Una sera, mentre Antonietta stava mostrando le foto di famiglia a Rudy, che era appassionato di fotografia, saltò fuori una foto scattata durante la permanenza a Hornell, dove c’era Paolina dentro un aereo giocattolo con sopra la bandiera americana. Il soldato tedesco chiese subito spiegazioni su quell’aereo e sulla bandiera. In un attimo nella stanza calò un silenzio raggelante.  Antonietta prese tutto il suo coraggio e raccontò la drammatica verità a quel soldato tedesco, consapevole che avrebbe potuto essere accusata di essere una spia degli americani. Rudy non replicò e non chiese nient’altro ad Antonietta, né lui raccontò quella storia a nessuno, per fortuna.

Quando venne dichiarata la Liberazione, quel 21 aprile del 1945, i soldati americani entrarono nella cittadina emiliana di Sant’Agata e Antonietta andò incontro alle truppe alleate gridando con gioia: “I miei figli sono Americani!”. Finalmente per Antonietta ed i figli Stefano e Paolina si prospettava la possibilità di tornare in Sardegna. Per ritornare ad Olbia impiegarono quindici estenuanti giorni di viaggio. Ad attenderli alla stazione c’erano Zia Adelina, la sorella di Antonietta e tutta la famiglia. Ritrovata una certa tranquillità nella loro amata Olbia, l’anno successivo Antonietta obbligò il diciannovenne Stefano, ormai maturo e responsabile, a partire per l’America per stare con suo padre.  Dopo un primo tentativo fallito, finalmente il 25 dicembre del 1946 Stefano partì arrivando in America il 17 gennaio 1947. Ad accoglierlo c’era lo zio Gavino, perché Paolo era già andato al lavoro a Detroit.  Quando Stefano arrivò a Detroit rivide il padre dopo 12 anni. L’incontro fu una fortissima emozione per entrambi, vissuta intimamente, senza quella espansività data dai due caratteri forti e dalle esperienze di vita di chi aveva lasciato alle spalle un periodo terribile. 

Sempre nel 1946 anche Paolina, che desiderava riabbracciare suo padre, si presentò al consolato americano con Antonietta, per ritirare il suo passaporto. Una delle domande che le venne posta fu “Hai votato in Italia? Rispose mia nonna, che essendo una donna onesta disse: “Sì mia figlia ha votato ad Olbia”. A quel punto dal Consolato la informarono che sua figlia Paolina aveva perso il diritto di cittadinanza americana perché aveva votato in Italia. Il nuovo divieto a partire per gli Stati Uniti d’America per Paolina non fu però un’attesa vana, perché nello stesso anno Paolina convolò a nozze con Peppino Nieddu. Dal loro felice matrimonio nacquero nel 1947 Maria Antonietta e nel 1950 Paolo.  Una volta riacquistata la cittadinanza americana, agli inizi del 1953 Paolina si imbarcò per l’America e sul finire dello stesso anno venne finalmente raggiunta dal marito e dai due figli. Una volta sistemati, Paolina rimase nuovamente incinta e nel 1955 nacque il terzogenito Giuseppe.

 

Peppino Nieddu e Paolina con i figli Maria Antonietta e Paolo

 Mia nonna, tornò finalmente in America nel 1948  per riunirsi con il suo amato marito Paolo con il quale avevano vissuto separati dal 1934. Antonietta è morta in America il 30 ottobre del 1986, all’età di 84 anni, proprio il giorno del compleanno della sua prima figlia Paolina. Oggi riposa in pace, sempre accanto al suo amatissimo marito Paolo, con la certezza custodita nel cuore di aver rispettato quell'antica promessa: "Nella buona e nella cattiva sorte". Antonietta Cittadini in Demontis lascia quattro nipoti, otto pronipoti e 13 trisnipoti.

La figlia Paolina ci ha lasciato il 14 gennaio del 2000.

Suo fratello Stefano, rimasto anche lui in America, nel 1951 sposò Eleonore MacMillan. Dal loro matrimonio nel 1956, in Canada, sono nata io, Maria Paola. Stefano ed Eleanore hanno vissuto, non solo in Canada ma anche nel Michigan e in Florida.

 

 Stefano Demontis ed Eleonore McMillan nel giorno delle nozze

Rientrati in Italia nel 1977 dal 1983 i due andarono avanti in dietro diverse volte fino a quando nel 2009 decisero di stabilirsi definitivamente a Gallarate, in provincia di Varese, per stare vicino alla scrivente.

Sempre legato alla città di Olbia, che non ha mai smesso di visitare durante le vacanze estive, rimasto vedovo Stefano ha vissuto sempre lucido e con ferrea memoria gli ultimi anni della sua vita accanto alla figlia. È scomparso a Gallarate il 2 settembre del 2020 all’età di 92 anni.

 ©Maria Paola Demontis

Il racconto è stato scritto con la collaborazione di Patrizia Anziani che ringrazio. 

Antonietta Cittadini in Demontis in uno scatto del 1985

 

Chi è Maria Paola Demontis.  Sono nata a Windsor, città dell'Ontario, in Canada. Vivo a Gallarate ormai da 15 anni, insegno inglese in una scuola privata a Busto Arsizio.

Ho voluto scrivere questa storia, per raccontare una piccola parte della vita di mia nonna  Antonietta Cittadini in DeMontis (nota come l’americana) una donna innanzitutto sarda più avanti dei tempi ,coraggiosa, testarda ma soprattutto una mamma sola. Io e i miei cugini ricordiamo con affetto e nostalgia i racconti di nostra nonna insieme a mio papà e mia zia. Siamo fierissimi delle nostre radici sarde e lo trasmettiamo alle generazioni future. 

In copertina Antonietta Cittadini con i figli Paolina e Stefano Demontis a Terranova Pausania