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Improvvisatori e gare poetiche nell’antica Gallura

Improvvisatori e gare poetiche nell’antica Gallura
Improvvisatori e gare poetiche nell’antica Gallura
Patrizia Anziani

Pubblicato il 04 marzo 2018 alle 18:07

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Olbia, 4 marzo 2018- Continua il viaggio di OLBIAchefu alla scoperta di curiosità, aspetti e temi interessanti del passato più o meno recente di Olbia e della Gallura. Riportiamo ancora un passo dello scrittore e giornalista Francesco Corona, apparso nel 1901 su Le Cento città d’Italia, supplemento mensile illustrato del quotidiano Il Secolo. Oggetto dell’articolo sono gli improvvisatori e le gare poetiche nell’antica Gallura, terra particolarmente ispirata dalle muse, come rilevava Corona.

"La Sardegna ha molti improvvisatori, eil più spesso sono contadini che dannosfogo al loro estro poetico nelle feste sacre o nelle fiere, senza per questo farpompa ciarlatanesca o commercio dei loroversi. Più che il guadagno li stimola l’amore dell'arte, li sprona l'alloro della vittoria.

La Gallura è la regione sarda che offremaggior copia di questi vati, i quali attingono o nelle bellezze di quei campi superbi, o in quel loro cielo armonioso, o nelproprio carattere ardente e fiero, un'ispirazione imaginosa, che permette loro dirivestire con splendide forme le passionidel cuore o le ispirazioni dell'anima.

Laloro poesia, se non ha carezza d' arte, elenocinio di frase, ha però robustezza diconcetti, profumo d'onestà, slancio ardito verso un ideale delizioso e puro.

L’ amoree la religione perciò quasi sempre sono lenote dominanti in questa poesia, le cordeche vibrano potenti nei cuori appassionati;la prima gioia e l'ultima speranza della vita.
Il poeta gallurese canta le graziedella sua donna o le virtù della Madonna. Castae santa poesia che sgorga da quelle animevergini di prave passioni.
“È difficile”, dice il Mantegazza(1), “trovareuna poesia nazionale che abbia più ricca,natura e arte più povera della sarda; moltidei poeti suoi sono contadini o pastori,spesso analfabeti. Essi cantano come l'usignuolo o la capinera; ese qualcuno non hacura di raccogliere quei versi, la brezzadei monti li disperde nelle sterminate campagne. Spesso il poeta muore sconosciuto ma le sue canzoni, i suoi inni, le sue odi sonotramandate di generazione in generazione e cantate dai pastori e dai montanari.”
Come nell’ epoca dell'antica Grecia, i Galluresi convengono alle feste delle lorocittà o delle loro campagne per contendersi la vittoria nelle gare poetiche. Sonodue, tre, dieci che si presentano per poetare all' improvviso su d'uno stesso argomento, o su diversi, a botta e risposta.

Fraessi trovasi un altro improvvisatore sceltoper giudicare a chi dei due deve concedersila palma. Più volte la sentenza viene essapure proclamata in versi improvvisi. Ed èuno spettacolo quanto mai divertente assistere a quelle tenzoni, ove brilla l'ingegno naturale di quei montanari con uncontinuo scintillìo di pensieri or soavi, orarguti, or teneri, or aspri, esposti con unaricchezza d' immagini e una festevolezza dimoti, irrompenti in un'onda melodiosa dipoesia.
Né l' improvvisazione è solo una prerogativa degli uomini. Le stesse fanciullegareggiano fra loro cantando, mentre lavano i panni alle fontane o lungo i ruscelli,addestrandosi per l’occasione del graminatorgiu, cerimonia pastorale in cui si scardassa la lana, e dove s'impegnano simililotte fra le donne che vi prendono parte.

(1) Paolo Mantegazza, autore del volume Profili e paesaggi della Sardegna, Milano 1870, fu antropologo, igienista, patologo e scrittore italiano (Monza1831 - San Terenzo 1910).

In foto: panoramica di Calangianus nel 1955. Autoredott. Antonio Amucano.