Thursday, 14 May 2026
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Pubblicato il 14 May 2026 alle 13:00
Olbia. Marella Giovannelli giornalista, poetessa, fotografa e, soprattutto, custode attenta di quella "sardità" che sa dialogare con il mondo, Marella è molto più di una firma: è un’istituzione culturale.
L’abbiamo incontrata nel cuore di una stagione che freme, mentre il vento di maestrale sembra voler sfogliare in anteprima le pagine dei suoi due nuovi libri: "Porto Rotondo, storia di un'emozione che continua" e "Carmela. La vita in cammino di uno spirito libero". Sì, perché Marella non si ferma mai, e quest'anno raddoppia la posta, regalandoci due sguardi diversi, ma complementari, sulla sua terra e sulla vita:
Porto Rotondo, storia di un’emozione che continua. Un'opera corale che ricostruisce l'identità del borgo, dalle origini antiche alla fama internazionale. Attraverso testimonianze e poesie, il libro celebra il legame indissolubile tra il territorio gallurese e le persone che ne hanno plasmato la storia.
Carmela. La vita in cammino di uno spirito libero. La biografia intensa di una donna che a 48 anni ha abbandonato gli agi per vivere in camper. Oggi, a 77 anni, Carmela incarna una scelta di libertà radicale e nomade, raccontando un viaggio — geografico e interiore — fatto di essenzialità e incontri inaspettati.
Vederla muoversi nei salotti più esclusivi della Costa Smeralda è una lezione di stile. Marella non è lì per apparire, ma per osservare. È capace di passare dalla cronaca dei grandi eventi internazionali alla profondità di una lirica dedicata a un dettaglio quasi invisibile del paesaggio sardo. Questa sua capacità di essere "ovunque" con lo sguardo dell'intellettuale e il cuore dell'appassionata rende le sue opere uniche. Non solo novità editoriali, ma anche un impegno costante nel tenere vivo il filo della memoria collettiva. Lo scorso 9 maggio, Marella Giovannelli ha vestito i panni della moderatrice in un’occasione dal valore simbolico immenso: il convegno ospitato dall’UniOlbia per celebrare il centenario del Nobel a Grazia Deledda. In un’aula gremita e attenta, l’evento – nato dalla sinergia tra IEM, ISSR, OESSH e Lions Club – ha esplorato la modernità dirompente della scrittrice nuorese. Marella, con la sua consueta eleganza comunicativa, ha guidato il pubblico alla scoperta di un messaggio spirituale che, a distanza di un secolo, appare più potente e prezioso che mai. È stata l’ennesima conferma di come la cultura in Gallura non sia solo intrattenimento, ma un’indagine profonda sulle radici e sull'attualità di una Sardegna che non smette di ispirare.
Il suo prossimo evento a calendario è già fissato per il prossimo 27 maggio alle ore17.30 che la vedrà alla Biblioteca Simpliciana insieme a Camilla Pisani per la promozione dei suoi ultimi libri. Mentre per noi incontrarla è stato come incontrare l'anima culturale della Gallura, della Sardegna, delle donne e di una storia che non smette mai di affascinare.
Marella, lei ha dedicato gran parte della sua carriera a raccontare l'anima della Gallura. Nel 2026 torna in libreria con 'Porto Rotondo, storia di un’emozione che continua', un’edizione rivisitata del suo lavoro del 2004. Rispetto a vent’anni fa, qual è l'emozione 'nuova' che ha avvertito la necessità di integrare in questo volume e come è cambiato il suo sguardo di giornalista su questo scorcio di Sardegna?
"In questa nuova edizione, rivisitata, ampliata e aggiornata, anche alla luce di importanti scoperte archeologiche, ho avvertito il bisogno di raccontare Porto Rotondo non soltanto come scenario di fascino internazionale, ma come luogo che custodisce memorie, relazioni, testimonianze preziose, identità e fragilità. Mi interessava restituire anche ciò che resta dietro l’immagine conosciuta: il lavoro silenzioso delle persone che la vivono tutto l’anno, la trasformazione sociale, il rapporto delicato tra sviluppo e tutela del territorio, la coralità che ha caratterizzato questo luogo sin dagli albori. Naturalmente ho inserito tutte le “voci” degli abitanti negli stazzi della vecchia Poltu Ridundu da me raccolte nei primi anni Novanta. Da allora, anche il mio sguardo giornalistico è cambiato. Oggi sento di ascoltarne di più l’anima del borgo e della comunità, forse con meno distacco e con maggiore attenzione umana. Col tempo si perde un po’ l’urgenza della cronaca e si acquista il desiderio di comprendere ciò che resiste, ciò che continua a emozionare nonostante i cambiamenti. Ed è proprio questo il senso del titolo: “un’emozione che continua”. Non qualcosa di fermo nella nostalgia, ma una storia viva, che continua a interrogare chi la osserva e chi la abita".
Il suo ultimo libro, 'Carmela. La vita in cammino di uno spirito libero', sembra suggerire un passaggio dalla narrazione dei luoghi a quella profonda dell'individuo. Cosa l’ha affascinata di questa figura e quanto c’è del suo essere poetessa 'dall'età del cuore' nel descrivere un cammino di libertà così profondo?
"Carmela mi ha colpita fin dal primo incontro per la sua autenticità. È una donna che ha scelto di vivere fuori dagli schemi senza mai trasformare questa scelta in una dichiarazione ideologica. La sua libertà non è esibita; è vissuta con gioia, coraggio e coerenza. E credo sia proprio questo ad avermi affascinata di più. Nel raccontare la sua storia non mi interessava costruire il mito di una donna “contro”, ma restituire il percorso umano di una persona che, con determinazione, forza e semplicità, ha deciso di alleggerire la propria vita per ritrovare sé stessa e poi anche l’amore. Prima la barca a vela, poi il camper, il viaggio continuo, il distacco dalle sicurezze convenzionali diventano così non soltanto elementi narrativi, ma simboli di una ricerca interiore molto profonda. In questo senso c’è certamente anche qualcosa del mio modo di sentire la scrittura e la poesia. Io credo che la poesia non appartenga a un’età anagrafica, ma a quella che chiamo “l’età del cuore”: uno spazio interiore in cui si continua a guardare il mondo con sensibilità, ascolto e stupore. Scrivendo di Carmela ho sentito spesso questa vicinanza; non perché le nostre vite si somiglino, ma perché riconosco nella sua esperienza una forma rara di fedeltà a sé stessi. E forse la scrittura nasce proprio da questo: dal desiderio di avvicinarsi, con rispetto e verità, alle vite che custodiscono un significato umano universale".
Dalla saggistica storica sugli Ebrei in Russia alle raccolte poetiche come 'Ogni stagione', fino ai volumi fotografici: la sua produzione è incredibilmente eclettica. Ricevere il Premio Jana alla carriera nel 2025 è stato un riconoscimento importante per la sua poesia. In questo momento del suo percorso, si sente più una 'cronista' della realtà o una 'custode' delle emozioni attraverso i versi?
"Credo che, nel tempo, le due dimensioni abbiano imparato a convivere dentro di me. La cronista osserva, raccoglie testimonianze, cerca di restituire la realtà con attenzione e rigore; la poetessa, invece, prova ad ascoltare ciò che nella realtà rimane invisibile, ciò che sfugge ai fatti ma resta nelle emozioni delle persone.Per molti anni il giornalismo mi ha insegnato il valore dell’ascolto e della responsabilità verso le storie degli altri. La poesia, invece, mi ha dato uno spazio più intimo, quasi necessario, dove trasformare quelle esperienze in una riflessione più profonda sul tempo, sulla memoria, sulla fragilità umana. Ricevere il Premio Alghero Donna nel 2018 e il Premio Jana alla carriera nel 2025, sempre per la Poesia, è stato un riconoscimento che mi ha emozionata molto, proprio perché ha toccato la parte più personale della mia scrittura. La poesia nasce sempre in una zona silenziosa dell’anima e sapere che quel percorso è stato compreso e accolto mi ha resa felicemente e profondamente grata. Oggi, se devo definirmi, forse mi sento una testimone del vissuto umano. A volte attraverso la cronaca, altre attraverso i versi; ma in fondo il mio intento rimane lo stesso: conservare tracce di umanità, raccontare ciò che il tempo rischia di cancellare e dare voce alle emozioni che attraversano i luoghi e le persone".
Marella, lei è da sempre una figura centrale e un punto di riferimento culturale nelle location più iconiche della Gallura e della Costa Smeralda. Con l’arrivo della nuova stagione, Porto Rotondo e le altre perle del territorio si preparano a riaccendere i riflettori. Può darci un'anticipazione sugli appuntamenti o le presentazioni che la vedranno protagonista nei prossimi mesi? Quali sono i luoghi del cuore dove avremo il piacere di incontrarla per approfondire le storie di 'Carmela' e le nuove emozioni di Porto Rotondo?
"Ogni nuova stagione in Gallura porta con sé un’energia particolare; è come se i luoghi tornassero a raccontarsi attraverso le persone, gli incontri, la cultura. Anche quest’anno ci saranno occasioni molto belle di confronto con i lettori, dedicate sia a Carmela. La vita in cammino di uno spirito libero sia alla nuova edizione di Porto Rotondo, storia di un’emozione che continua. Stiamo definendo un calendario di appuntamenti tra Porto Rotondo, Olbia e alcune delle località che negli anni hanno rappresentato per me non soltanto scenari professionali, ma veri luoghi dell’anima. Porto Rotondo, naturalmente, resta centrale: è un luogo che continuo a sentire vivo, capace di custodire memoria e contemporaneità insieme. Ma ci saranno incontri anche in spazi più raccolti e autentici, dove il dialogo con il pubblico può diventare più intimo e diretto.Mi piace pensare alle presentazioni non come semplici eventi letterari, ma come momenti di condivisione umana. Carmela, ad esempio, sta suscitando riflessioni profonde sul significato della libertà, del cambiamento, del coraggio di reinventarsi; mentre Porto Rotondo continua a evocare emozioni legate alla memoria collettiva della Gallura e non solo. Nei prossimi mesi avrò il piacere di partecipare anche ad alcune rassegne culturali e incontri dedicati alla poesia e alla narrativa del territorio. Sarà un’estate intensa, ma soprattutto ricca di incontri veri; ed è forse questa, ancora oggi, la parte più bella della mia vita".
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