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Il Movimento omosessuale sardo e la Asl di Olbia intervengono sul caso della donazione del sangue negata.

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L’articolo dell’Unione Sarda “Sei gay? Non puoi donare il sangue” fa ancora molto discutere.

Il M.O.S., il Movimento Omosessuale Sardo interviene sulla delicata questione di presunta discriminazione sostenendo  “come l’ignoranza omofobica di certo personale medico e sanitario, oltre essere gravemente lesiva della dignità delle persone omosessuali, possa favorire la trasmissione, anche accidentale, del virus dell’HIV. Infatti, il divieto di donazione per le persone omosessuali si contrappone alla leggerezza ed alla superficialità con cui si trattano le persone eterosessuali, purtroppo meno consapevoli ed informate sull’HIV, con conseguente rischio per la salute dell’intera popolazione. Nel caso della donazione, dato che il sangue donato viene comunque testato, devono preoccupare unicamente i comportamenti a rischio e non l’orientamento sessuale delle persone. Per tanti omosessuali a cui viene impedito di donare il sangue ci sono molti più eterosessuali, inconsapevolmente sieropositivi, a cui viene permesso.

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Il Movimento Omosessuale Sardo annuncia che effettuerà nelle prossime settimane delle incursioni in centri pubblici e convenzionati per verificare il trattamento delle persone omosessuali rispetto alla donazione del sangue, ma anche la politica seguita in materia di test dell’HIV che, contrariamente a quanto previsto dalla legge italiana, non viene eseguito in forma anonima, quando richiesto, e, alcune volte, nemmeno in forma gratuita. Tutte le infrazioni registrate verranno denunciate alla direzione sanitaria ed alla magistratura.

La Asl di Olbia, dal suo canto, replica all’articolo del quotidiano sardo attraverso le parole della dottoressa Lendini,direttore del Centro Trasfusionale

“Trattamento discriminatorio? Non c’è nulla di vero, soprattutto perchè nelle strutture della Asl di Olbia non è mai passato alcun Mario Angeletti”. non sia mai stato “registrato” alcun nuovo o vecchio donatore con questo nome, intende fare alcune importanti precisazioni sull’argomento.

“L’esclusione di alcuni cittadini dalla donazione non dipende dall’orientamento sessuale, ma semmai dai “rapporti sessuali a rischio”, questo vale sia per gli eterosessuali che per gli omosessuali. Un donatore, per esser tale, deve rispondere a determinati requisiti, il tutto a tutela di chi riceve la trasfusione”, aggiunge la Lendini.

La norma prevede una sospensione di 4 mesi per i rapporti sessuali, sia etero che omosessuali, occasionali a rischio di trasmissione di malattie infettive e i rapporti sessuali con persone infette o a rischio di infezione da HBV, HCV, HIV; inoltre è motivo di non idoneità permanente avere un comportamento sessuale che espone la persona ad un alto rischio di contrarre gravi malattie infettive trasmissibili col sangue (ad esempio nei rapporti a pagamento). Tra i fattori che portano ad una sospensione della donazione rientrano anche l’agopuntura, i tatuaggi, il body piercing, ma anche accertamenti endoscopici e le cure odontoiatriche.

Compilato il questionario, spetta al medico del centro Trasfusionale procedere con l’anamnesi e a valutare ogni singolo caso e decidere quindi se avviare o meno il paziente alla donazione. “Dei circa 8.000 donatori che annualmente si presentano nei centri della Asl di Olbia circa il 10% viene scartato in seguito alla valutazione di idoneità, non certo per una forma di discriminazione”, conclude la Lendini.

 

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