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Golfo Aranci, l'impegno della Port Authority: via le ferrovie (o quasi)

Turismo e crociere: ecco l'idea di sviluppo

Golfo Aranci, l'impegno della Port Authority: via le ferrovie (o quasi)
Golfo Aranci, l'impegno della Port Authority: via le ferrovie (o quasi)
Angela Galiberti

Pubblicato il 25 gennaio 2021 alle 06:00

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Olbia. L'Autorità portuale coordinata da Massimo Deana ha una visione globale di quello che deve essere lo sviluppo portuale della Sardegna, ma ha anche una visione locale che, se ci sono le condizioni, che ne valorizza le peculiarità. Si chiama strategia win-win ed è quello che ha permesso alla Port Authority, dopo aver ascoltato le richieste di Golfo Aranci e dopo essersi confrontata con il gruppo Grendi, di spostare l'armatore a Olbia e di far proprie le argomentazioni dei golfarancini. 

"Hanno evidenziato una criticità vera - spiega il presidente Massimo Deiana -: è inutile pensare a far sviluppare il porto se non si risolve il problema della viaiblità di accesso, e mi sono reso conto, misurandola in passi, che obiettivamente c'è una situazione di grave inadeguatezza dal punto di vista viario, chi meglio del territorio lo può identificare? Mi sono reso conto da subito che non era una rappresentazione strumentale, ma c'era del vero. In secondo luogo, i golfarancini patiscono ormai una totalmente ingiustificata e ingiustificabile servitù alla rete ferroviaria italiana che è totalmente sovradimensionata rispetto a quelle che sono le esigenze odierne".

Le ferrovie sono il cruccio più grosso del Comune di Golfo Aranci che, ormai da diversi anni, ha improntato la sua vision sul turismo - anche nautico. "Il porto doveva accogliere soprattutto merci e questo spiega i fasci di binari che in alcuni casi arrivano a 20 perché lì arrivava tutto il traffico ferroviario merci. Da Golfo Aranci partiva il binario liquido per Civitavecchia. Tutto questo fa parte di un'era geologica fa, ma l'infrastruttura è molto penalizzante. Teniamo conto che due dei tre approdi del porto di Golfo Aranci sono degli invasi per navi fs che non esistono più. Ne esiste una sola che viene una media 3,5 volte l'anno. Qualche anno viene 3 volte, qualche anno 5, qualche anno non viene. Poi c'è un aspetto importante della normale maturazione ed evoluzione delle consapevolezze locali", continua.

Deiana non ha torto: mentre non molto tempo fa si sperava nel "salvataggio" di quell'economia generata dalle navi ferroviarie e in generale dai traghetti, oggi la linea di sviluppo è quella di un'economia basata sul turismo il più possibile "stanziale" che sceglie le spiagge del paese così come i ristoranti e i negozi. Un potenziale sviluppo si potrebbe avere con il crocierismo, sia delle crociere lusso in rada sia con quelle di medie dimensioni. "Perché non ragionare nel dragare e allungare la banchina e consentire l'apprdo, se non di mostri,di crociere di medie dimensioni? Con la ripresa il gigantismo faticherà. Perché non pensare a una nautica da diporto di livello? C'è già la piccola. La comunità golfarancina ha segnalato queste cose che trovo assolutamente credibili, non erano sturmentali, ma serie, le abbiamo considerate e hanno trovato dignità nel piano operativo triennale. Porteremo avanti le interlocuzioni con RFI per cercare di trovare la soluzione più confortevole", afferma Deiana. Un impegno, quello preso con Golfo Aranci, storico.

In ogni caso, gli ambientalisti golfarancini non si devono preoccupare più di tanto: l'idea non è quella di portare i giganti del mare a oscurare Figarolo con la loro stazza. "Le crociere per i piccoli centri sono quelle medio-piccole di lusso: si fermano in rada, sbarcano con lance e si godono quel territorio, si va a pranzo in quel territorio, si fa lo shopping in quel territorio. Immaginare di infrastruttura in grado di ricevere grandi navi no, non è possibile", conclude Deiana.