sabato, 27 febbraio 2021

Informazione dal 1999

Politica, Cronaca, Bianca

Deffenu, aule trovate: si va all'Aeroporto

Rimane il problema principale: non c'è programmazione

Deffenu, aule trovate: si va all'Aeroporto
Deffenu, aule trovate: si va all'Aeroporto
Angela Galiberti

Pubblicato il 23 febbraio 2021 alle 06:00

condividi articolo:

Olbia. Il caso per ora è risolto: l'istituto Deffenu, guidato dalla dirigente Salvatorica Scuderi, potrà contare sull'apporto di 8 nuove aule situate nel Polo Universitario di Olbia, ovvero all'Aeroporto Costa Smeralda. La notizia è stata ufficializzata ieri mattina dal sub commissario della Provincia Pietro Carzedda mentre era in corso la conferenza stampa convocata proprio dall'istituto. Si tratta di una soluzione tampone in attesa che i locali trovati recentemente dall'ente provinciale vengano resi idonei.

Situazione grave da tempo. C'è un motivo per cui il Deffenu ha recentemente alzato la voce: la carenza di aule non è una novità, ma è una problematica che si trascina da mesi, se non da anni, e per di più piuttosto prevedibile. Il Deffenu, oggi, conta 900 alunni provenienti da tutto il Nord-Est Sardegna: il 30% degli studenti e delle studentesse è pendolare, mentre i giovani con bisogni educativi speciali sono 150 e sono distribuiti praticamente in ogni classe. Alla scuola, oggi, mancano 6 aule, in Aeroporto potrà averne 8, ma il problema era prevedibile. “Quattro o cinque anni fa – racconta la dirigente Salvatorica Scuderi – durante una riunione si parlò di un trend in crescita tra gli studenti delle scuole medie che poi è diventato ovviamente un trend in crescita nell'istruzione superiore”.

Nel 2020 l'istituto superiore di via Vicenza ha chiesto aiuto Comune di Olbia che ha concesso in comodato d'uso gratuito i locali di Maria Rocca: soluzione provvisoria, poiché quegli spazi dovevano servire – dopo una serie di lavori – al trasferimento di alcune classi di scuola materna. Finché ha potuto, il Comune di Olbia è andato incontro alle esigenze del Deffenu: Maria Rocca è rimasta disponibile fino a dicembre, poi il nulla. “Abbiamo più volte scritto e telefonato alla Provincia, ma non abbiamo avuto risposte”. Le settimane sono passate e a febbraio le scuole hanno finalmente riaperto i battenti: “Dobbiamo dare un servizio. Senza quelle sei aule siamo costretti a fare i turni pomeridiani. Abbiamo il 30% di studenti pendolari, a che ora devono tornare a casa? Alle 20 di sera?”, si è chiesta retoricamente la dirigente del Deffenu, conscia di avere la responsabilità di dare risposte che però non dipendono da azioni che concretamente può fare la scuola da sola. Le difficoltà sono enormi oggi con la presenza al 75%, figuriamoci quando le scuole potranno tornare al 100%: ecco perché in queste due settimane genitori e istituto hanno alzato un polverone. Non polemica fine a se stessa, ma una presa di posizione forte per sollecitare una risposta.

La provincia: la soluzione ponte e quella “definitiva”. Alla conferenza di ieri mattina ha partecipato, a sorpresa, il sub commissario Pietro Carzedda, che si è ritrovato tirato per la giacchetta da diverse parti. “Abbiamo siglato un accordo con l'Università di Sassari e con il Polo Universitario di Olbia grazie alla disponibilità del magnifico rettore Gavino Mariotti e del presidente Aldo Carta. Da lunedì, il Deffenu potrà usare le aule dell'Aeroporto Costa Smeralda”. Con questo accordo, ha spiegato Carzedda, potranno essere utilizzate 8 aule: in questo momento l'Università di Sassari sta operando in videoconferenza, per cui le aule sono vuote. Questa è una soluzione ponte, però: quella “definitiva” è un'altra: dopo tre bandi andati deserti, la Provincia ha potuto optare per la trattativa privata. “Abbiamo trovato dei locali, ma ora non sono idonei: lo saranno dopo i lavori”, ha precisato Carzedda.

Il Deffenu e l'annosa problematica della mancanza di aule. Anche se questa della penuria di aule sembra un'emergenza, in realtà non lo è: dagli anni 2000 generazioni e generazioni di studenti e studentesse olbiesi (a turno) conoscono la “migrazione” in curiose succursali. La realtà è che per programmare l'edilizia scolastica basterebbe studiare i flussi demografici della città (il tutto coordinandosi con la Provincia). Se in un dato anno viene registrato un trend in aumento di studenti in un dato ciclo scolastico è facile prevedere che tale trend in positivo si sposti nel ciclo scolastico successivo (al netto del saldo migratorio). Più nascite richiedono più asili, più minori all'asilo significano più bambini e più bambine alle elementari, più bimbi in primaria equivalgono a più ragazzini e ragazzine alle medie e successivamente più iscritti alle superiori. La scuola dell'obbligo, in Italia, dura fino ai 16 anni per cui non è difficile prevedere i vari flussi: i dati ce li ha l'anagrafe, non il mago Merlino. Il problema politico nasce qua: nell'incapacità (cosciente o meno) di programmare lo sviluppo armonico del territorio prestando attenzione a come la città cresce dal punto di vista sociale. Questo è ancora più significativo se si pensa che il Deffenu, al contrario di altre scuole come il Mossa o l'Amsicora, non è in zona Hi4 e non è sottoposto a vincoli che ne bloccano il possibile sviluppo edile. Insomma, l'emergenza esiste solo perché la politica – in senso generale, le “colpe” sono bipartisan in questi casi – non programma.