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Il calcio annacquato – di Settimo Momo Mugano

In foto il famoso radiocronista del "Quasi gol" Nicolò Carosio
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Adesso mi sono veramente stufato. Con le telecronache dei campionati di calcio in Tv non se ne può veramente più. L’assurdo è che l’abbonamento a Mediaset o a Sky lo paghiamo caro non solo per vedere le partite dal divano di casa, ma anche per sorbirci ore ed ore di pubblicità della quale ne faremmo volentieri a meno.

Lo spettacolo che il calcio moderno offre, parlo soprattutto del campionato italiano, è diventato noioso, soporifero tanto che, devo confessarlo con vergogna, spesso mi addormento mentre la partita è in corso.

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A renderlo inguardabile contribuiscono generosamente il telecronista, che ne descrive le azioni e il commentatore che gli siede accanto. Spesso i due dialogano tra loro, mentre le azioni di gioco vanno avanti, facendo sfoggio di informazioni che a chi segue le partite in Tv fanno perdere il filo della gara. In quelle telecronache c’è di tutto. Parlano di contratti milionari, di fantastici gol segnati e falliti in passato, degli  incidenti subiti da questo o quel calciatore, del paese del chirurgo che l’ha operato, dei cartellini gialli meritati, delle espulsioni subite e, intanto tutti e due  smettono di seguire il gioco e di dirci i nomi dei giocatori che partecipano all’azione. Quando devono citarli, spesso non dicono  il nome,  ma se ne escono con: “Bello il colpo di tacco dell’ex attaccante del Real Madrid” oppure  “sbagliato il passaggio dell‘ex giocatore del Palermo”, Mettendoci in grave imbarazzo perché noi poveri ignoranti, non conosciamo il nome dell’ex attaccante Real Madrid e non ricordiamo il nome dell’ex giocatore del Palermo.

Non voglio dimenticare l’intelligente scambio di battute tra il telecronista e il commentatore alla fine di una azione importante che poteva portare alla segnatura di un gol. Riferendosi al giocatore che quel gol lo ha fallito, il telecronista chiede al commentatore “Poteva fare di meglio?”- Eh, sì che poteva fare di meglio, bastava buttare la palla in rete e il problema era risolto. La stessa domanda i telecronisti la fanno spesso ai loro commentatori quando il  portiere di una delle due squadre subisce un gol.  “Il portiere poteva fare di meglio?”. Certo che poteva fare di meglio.? Bastava parare quella maledetta palla.

    Io ho vissuto la lontana epoca del grande, inimitabile radiocronista Nicolò Carosio  e quello del gruppo capeggiato dai famosi radiocronisti Enrico Ameri e Sandro Ciotti che, per anni ed anni, hanno dato vita all’indimenticabile programma Rai “ Tutto il calcio minuto per minuto” . Quei grandi professionisti conoscevano il calcio e non avevano bisogno di aver al fianco i moderni commentatori alcuni dei quali danno dimostrazione di conoscere il calcio ma, spesso ignorano i congiuntivi e i tempi dei regolari verbi italiani.

 Poiché, però, mi è venuto da citare il nome del primo telecronista italiano della storia del calcio nazionale ed internazionale e quello dei radiocronisti de “Tutto il calcio minuto per minuto”, che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente, credo che sia utile ricordarli ai giovani di oggi e, nello stesso tempo, rendere loro l’omaggio postumo per le bellissime pagine di storia che hanno scritto commentando le domeniche calcistiche ai microfoni della Eiar, prima e della Rai dopo o arricchendo il giornali con i loro commenti, le loro critiche, i loro suggerimenti. E, a proposito dei telecronisti o dei radiocronisti del bel tempo passato, non li ha mai sentiti commentare una parata con la stantia battuta: “Il portiere dice no al tiro dell’attaccante. Il portiere se può, para un tiro difficile, ma non ha tempo di dire di “no” al calciatore che lo ha effettuato, altrimenti sarebbe obbligato a dire di “” all’avversario che gli segna un gol”. Che fantasia questi commentatori.

Per  tornare a Nicolò Carosio mi servo dell’articolo di Massimo Veronese pubblicato su internet. Veronese ricorda che il giovane palermitano Nicolò era così preso dalla passione per il calcio che ebbe l’idea di proporre all’ Eiar (la madre della moderna Rai)  la radiocronaca delle partite domenicali sulle quali si esercitava, inventandole di sana pianta in un piccolo negozio di radiofonia dove riuniva un gruppo di amici. L’Eiar, ricorda Veronese,  rispose a quella proposta con un questo telegramma: “Disposti ad accettare sua offerta, preghiamola confermare telegrafo sua venuta primo maggio Torino. Rimborso lire 250 totali. Cordialità”.

Il provino rimane ancora un documento incredibile. Carosio, si inventò in uno studio dell’Eiar di Torino, la telecronaca di un fantasiosa Juventus – Bologna ricca di gol che, alla fine, venne accolta con una vera e propria selva di applausi e la proposta immediata del contratto che lo legò a vita all’Eiar e, poi, alla Rai.  Veronese nel suo articolo ricorda anche che il debutto ufficiale di Nicolò Carosio avvenne nello stadio Littoriale di Bologna durante l’incontro amichevole Italia – Germania nel 1933. Dopo il fischio d’inizio della partita, ci furono da parte di Carosio due interminabili minuti di silenzio, poi cominciò a parlare e non si fermò più.

Era nata quella domenica la prima radiocronaca italiana del gioco del calcio ed era nato il padre di tutti i telecronisti di questo bellissimo sport.

A 34 anni dalla sua morte, io ricordo ancora la radiocronaca di un suo incontro internazionale che si giocò, credo, nel 1956 o nel 1957. Seguivo quella partita a Civitavecchia nella casa di mia sorella Mariuccia con mio fratello Ettore. Ad un certo punto, seguendo un’azione della nazionale italiana, Carosio urlò: “Gooool! “, per aggiungere un attimo dopo:  “No, quasi gol” facendoci cadere in depressione. Quel  “Quasi gol” lo seguì per tutta la sua vita professionale che fu caratterizzata dal profondo amore dei suoi tanti estimatori.

Io ho avuto la fortuna e l’onore di pranzare al suo tavolo a Milano nel ristorante “L’assassino” di proprietà dei genitori del centravanti  dell’Inter e della Nazionale Bobo Gori. M’invitò a colazione Alberto Ballarin, allora redattore della Gazzetta dello Sport del quale ero diventato amico e, quando presi posto a quel tavolo mi parve di sognare. Oltre Carosio c’erano le più famose firme dei quotidiani sportivi e non d’Italia. Io ero così  intimidito che per un po’ non dissi una parola, Fu proprio Nicolò Carosio a trarmi dall’imbarazzo, chiedendomi se era vero che io scrivevo a Roma per il settimanale sportivo satirico “Il Tifone”  fondato a diretto  dell’avvocato  Giuseppe Colalucci. Risposi di sì e lui con un sorriso mi chiese:

“E ti paga?” .

ribattei:  “Certo che mi paga. Ieri prima di partire per Milano mi ha dato il solito assegno che non ho fatto in tempo a cambiare”.

“Dammelo – mi disse Carosio – te lo cambio io così avrò la fortuna di avere l’autografo del mio amico Colalucci”.

Quella battuta, tornato a Roma, la raccontai all’avvocato Colalucci che l’accolse con grandissima soddisfazione, tanto che me la fece ripetere molte volte alla presenza dei colleghi giornalisti quasi sempre nella tribuna stampa dello stadio Olimpico. Dopo  Nicolò Carosio  le cronache televisive della Rai furono affidate a Nando Martellini, che ebbe la fortuna di commentare la Coppa del Mondo di Spagna del 1982 la cui finale con il Brasile gli fece gridare per tre volte al  microfono:  “Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo!”. Dopo Martellini arrivò ai microfoni della Tv di stato  per commentare le partite della Nazionale, Bruno Pizzul, un ex giocatore che non ebbe fortuna nella carriera calcistica ma che fu degno della responsabilità che la Rai gli affidò per continuare la grande tradizione dei telecronisti italiani.

  Grandi e mai imitati nella storia delle radiocronache del Campionato italiano furono i già citati Enrico Ameri, Sandro Ciotti, Enrico Luzzi, Massimo De Luca e Guglielmo Moretti e Mario Giobbe Con il loro “Tutto il calcio minuto per minuto” di domenica pomeriggio tenevano attaccati alla radio milioni di italiani penna e schedina del Totocalcio in mano.

I radiocronisti sportivi che hanno fatto la storia di ” Tutto il calcio minuto per minuto” – Foto tratta da Pianeta Lecce

Ho avuto la grande occasione, collaborando alla pagina sportiva de “Il Gazzettino di Venezia”, di vivere la prima parte del  Campionato del mondo di Germania  del 1974. La sera, terminato il lavoro, un folto gruppo di colleghi si riuniva per cena e per trascorrere  la serata,  in alcuni saloni di alcun grandi hotel di Stoccarda dove si commentavano criticamente le partite dell’Italia,(eliminata al primo turno), e  dove si disputavano accese e  divertenti partite e a scopa all’11 nelle quali eccellevano Enrico Ameri, Sandro Ciotti, Gian Maria Cazzaniga (Tuttosport e Il Giornale), Aldo Biscardi (Paese Sera). I tavoli della Scopa all’11 accendevano scommesse, polemiche, tifo  e qualche lite che poi finiva in strette di mano o pacche sulle spalle.

Quel campionato del mondo, che per l’Italia finì troppo presto, grazie all’incredibile sconfitta patita dalla Polonia nella partita che valeva l’ammissione al secondo turno, mi mandò anticipatamente a casa insieme a molti dei giornalisti italiani accreditati.

Di quell’intenso periodo della mia vita dedicato al calcio mi sono rimasti in agenda  molti di nomi di giornalisti sportivi con i quali ha avuto buonissimi rapporti e dei quali voglio ricordare i nomi a cominciare da Eugenio Danese, che mi fu prezioso con i suoi dati in Germania, poi Antonio Ghirelli, direttore responsabile de “Il Corriere dello Sport” con il quale partecipai alla celebrazione dello scudetto del Cagliari e dell’inaugurazione del nuovo stadio. E non posso dimenticare Gianfranco de Laurentis, Sandro Petrucci, Giorgio Tosatti, Adriano Dezan, Mario Giobbe, Giorgio Martino, Amedeo Goria, Paolo Valenti, Alfredo Provenzali, Guglielmo Moretti che fu con me testimone delle nozze di  Ivana Monti e Andrea Barbato. Poi devo ricordare un altro direttore de “Il Corriere dello Sport”, Mario Gismondi, che mi affidò l’incarico di scrivere per il suo giornale la vita di Giorgio Chinaglia.

Sono ancora davvero molto felice di aver fatto parte, con un pizzico di modestia, del periodo in cui il calcio italiano ha vissuto stagioni appassionanti e indimenticabili onorate dal secondo posto del Campionato del Mondo in Messico, dalla vittoria del Campionato d’Europa a Roma e dalle due vittorie nelle edizioni del Campionato del mondo di Germania.

Il calcio che sto vivendo oggi non mi piace molto, troppo enfatizzato dalla televisione e dalla pagine sportive dei quotidiani. Non posso fare a meno inseguirlo, ma non mi entusiasma e spesso mi induce alla pennichella.

 Questo calcio non è più il calcio della  mia giovinezza, quello che ti riempiva il cuore e la fantasia, che ti faceva essere orgoglioso dei risultati conquistati. Oggi quei risultati li raggiungi, se sei fortunato,mandando in campo  8/ 9 giocatori stranieri dei quali è anche difficile pronunciarne e ricordarne il nome.

La mia Lazio scendeva in campo con Pulici, Martini, Wilson, Facco, Nanni, Petrelli, Frustalupi, Re Cecconi, Garleschelli, Chinaglia, D’Amico. Oggi scende in campo con: Straskosha, Luiz Felipe, Acerbi, Radu, Marusic, Luca Leiva, Milinkovic Savic, Lulic, Luis Alberto e Immobile.

 E poi ci lamentiamo se la Nazionale Azzurra e quella dell’Under 21 fanno brutte figure in campo internazionale. Giorno verrà, temo molto, che la domenica pomeriggio lascerò spenta la televisione e me ne andrò a mangiare fuori casa.

Il calcio italiano che vantavamo a gran voce come il calcio più bello d’Europa, è un calcio annacquato.

©Settimo Momo Mugano 

14 ottobre 2018

 

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