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Cronaca

Vertenza 5 Stelle Sardegna. Sindacati: "Ci opporremo ai licenziamenti"

Vertenza 5 Stelle Sardegna. Sindacati:
Vertenza 5 Stelle Sardegna. Sindacati:
Olbia.it

Pubblicato il 14 maggio 2015 alle 17:42

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Olbia, 14 Maggio 2015 - Cinque dipendenti licenziati (2 giornalisti e due tecnici), cinque tecnici dimissionari. Cinquestelle Sardegna, l'emittente regionale con base ad Olbia, è ridotta ai minimi termini e non si sa se e come riuscirà a proseguire le attività - già per altro in stand by da diverse settimane a causa del mancato pagamento degli stipendi arretrati (11). Questa mattina, di fronte alla basilica di San Simplicio, i dipendenti della storica emittente olbiese hanno tenuto l'ennesima conferenza stampa pubblica insieme ai sindacati: Celestino Tabassi per l'Assostampa, il sindacato dei giornalisti, e Alberto Farina, segretario aggiunto della Cisl Gallura che da sempre segue le vicende della tv di Gianni Iervolino. Obiettivo primario sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni locali.

Intanto, la prima mossa sarà impugnare i licenziamenti considerati illegittimi. I lavoratori sono in cassaintegrazione e non possono essere licenziati per giustificato motivo oggettivo, ma solo per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo. Quindi la palla passa in mano ai legali. Poi, c'è la questione del concordato in continuità aziendale presso il Tribunale di Tempio Pausania che è tutta da definire.

“Iervolino ha già dimostrato di non saper fare l’editore, ora dimostra di non saper neanche licenziare - ha detto Celestino Tabasso, presidente di Assostampa -. Gli atti sono sbagliati e ci auguriamo che a questo punto la Regione riveda le regole per l’attribuzione dei fondi a favore di un editore che licenzia i dipendenti in cassa integrazione".

Sulla stessa linea d'onda anche Alberto Farina: "Cinque di questi lavoratori sono stati costretti a rassegnare le dimissioni. Rispetto ad un imprenditore cieco, mi associo alla denuncia dell'Assostampa al fine di essere molto attenti nel continuare a finanziare questo editore".

Rimane in piedi, in ogni caso, l'appello agli imprenditori: qualcuno, magari innamorato dell'informazione, deve poter investire in questa realtà riportandola agli antichi splendori.