Sunday, 08 March 2026
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Pubblicato il 08 March 2026 alle 08:00
Olbia. Cari lettori, in questo numero della rubrica “Pillole di benessere e crescita personale” affrontiamo un tema che riguarda tutti, anche quando non ce ne accorgiamo: i falsi miti sul lutto e il rischio di non riconoscere alcune forme di dolore che restano invisibili, silenziose e spesso socialmente non legittimate. Quando si parla di lutto, infatti, si pensa quasi esclusivamente alla morte di una persona cara. In realtà esistono molte altre perdite - separazioni, aborti spontanei o interruzioni di gravidanza, perdita del lavoro, fine di un progetto di vita, cambiamenti improvvisi di salute - che possono generare un dolore profondo e che spesso non ricevono ascolto né riconoscimento. A guidarci nella riflessione Patrizia Cristoferi, coach del lutto e facilitatrice dei passaggi di coscienza che accompagnano le svolte significative della vita.
“Uno dei falsi miti più diffusi è pensare che il lutto riguardi solo alcune perdite considerate ‘gravi’ socialmente – ci racconta la dott.ssa Cristoferi - mentre esistono molti lutti invisibili, dolori che le persone vivono in solitudine perché sentono di non avere il diritto di soffrire o di parlarne. Quando un dolore non viene riconosciuto, rischia di restare congelato nel tempo”.
Tra i lutti meno riconosciuti – come risulta da alcune ricerche in campo psicologico - vi è il lutto perinatale, che comprende l’aborto spontaneo, l’interruzione volontaria o terapeutica della gravidanza e la perdita di un bambino durante o subito dopo la nascita. Un dolore spesso accompagnato dal silenzio, dall’imbarazzo sociale e da frasi involontariamente minimizzanti come “ne avrai un altro” o “era ancora piccolo”.
“Il lutto perinatale è uno dei dolori più profondi e, allo stesso tempo, più invisibili, perché manca spesso un riconoscimento sociale – spiega ancora l’esperta - non ci sono rituali, non sempre c’è uno spazio per parlarne e chi lo vive può sentirsi solo, escluso e perfino in colpa per ciò che prova. In realtà ogni perdita merita ascolto, rispetto e tempo”.
Accanto ai lutti invisibili esiste poi anche il tema dei “dimenticati” e degli “esclusi” nel lutto: partner, fratelli, nonni, padri, familiari o amici che soffrono profondamente ma che, non essendo considerati i protagonisti della perdita, restano senza uno spazio emotivo in cui esprimere il proprio dolore.
“Il lutto non riguarda mai una sola persona - sottolinea la coach - ogni perdita coinvolge una rete di relazioni. Quando l’attenzione si concentra solo su qualcuno, altri possono sentirsi esclusi dal diritto di soffrire e finiscono per chiudersi nel silenzio. Dare voce anche a questi dolori è fondamentale per una vera elaborazione”.
Superare i falsi miti sul lutto significa quindi riconoscere che:
“Il percorso di elaborazione del lutto non ha l’obiettivo di dimenticare - conclude Cristoferi - ma di integrare la perdita nella propria storia, permettendo alla vita di continuare a scorrere. Quando anche i dolori invisibili trovano finalmente uno spazio di riconoscimento, inizia un processo profondo di pacificazione interiore”.
Tirando le somme, possiamo dunque affermare che, riconoscere i lutti invisibili, includere i dimenticati e dare dignità anche ai dolori più silenziosi è un passo importante per costruire una cultura emotiva più consapevole e capace di accogliere tutte le forme dell’esperienza umana. Uno tra i tanti tasselli che, insieme agli altri pezzi, può dare colore e forma al grande puzzle della crescita personale e del benessere psico-sociale.
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