Monday, 22 June 2026
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Pubblicato il 22 June 2026 alle 07:00
Olbia. Viviamo in un'epoca che ci invita continuamente a migliorare noi stessi. Libri, podcast, corsi di formazione, percorsi di crescita personale e pratiche di meditazione sono entrati nella quotidianità di molte persone alla ricerca di maggiore benessere, equilibrio e consapevolezza. Eppure, secondo la dottoressa Paola Gallelli, psicologa e coach, c'è un elemento fondamentale che spesso viene trascurato: il corpo. In questo nuovo numero della nostra rubrica "Pillole di benessere e crescita personale" cercheremo di fornire spunti di riflessione relativi a questa tendenza ed eventuali nuove chiavi di lettura.
«Negli ultimi anni ho incontrato migliaia di persone attraverso eventi, seminari e percorsi di crescita personale», racconta la dott.ssa Gallelli. «Molti sono disposti a lavorare sulla mente, ad acquisire nuove consapevolezze e a mettere in discussione convinzioni limitanti. Tuttavia, troppo spesso il corpo viene lasciato sullo sfondo, come se il cambiamento potesse avvenire soltanto attraverso il pensiero». Una visione che la professionista considera riduttiva. Perché ogni esperienza umana, sottolinea, passa inevitabilmente attraverso il corpo. «Attraverso il corpo amiamo, soffriamo, percepiamo il mondo e viviamo ogni emozione. Non esiste paura che non attraversi il corpo, così come non esiste gioia che non lasci una traccia fisica. Persino le esperienze spirituali vengono vissute attraverso di esso».
La relazione della dottoressa Gallelli con il corpo nasce molto prima della sua attività professionale. Per anni ha lavorato nel mondo della danza, del canto e dello spettacolo, dove il corpo rappresentava il principale strumento di espressione. «Non era qualcosa che possedevo: era il mezzo attraverso cui comunicavo emozioni, raccontavo storie e mi relazionavo con il mondo. È stata proprio quell'esperienza a farmi comprendere che il corpo non è separato da ciò che siamo».
Secondo la psicologa, il corpo racconta continuamente la nostra storia interiore. Lo fa attraverso la postura, il respiro, l'energia, il movimento e persino attraverso quelle tensioni che spesso impariamo a ignorare. «Quando siamo vitali il corpo lo racconta. Quando siamo bloccati il corpo lo racconta. Quando siamo in equilibrio il corpo lo racconta. E quando fingiamo che vada tutto bene, spesso è il corpo il primo ad accorgersene».
Uno dei fenomeni più evidenti della società contemporanea, secondo Gallelli, sarebbe proprio la progressiva disconnessione dal corpo. Siamo infatti immersi in un flusso continuo di informazioni, notifiche, impegni e richieste che mantengono la mente costantemente attiva e proiettata verso il passato o il futuro. «In questo rumore di fondo smettiamo di sentire. Non ascoltiamo più la stanchezza, le tensioni, i segnali che il corpo cerca di inviarci ogni giorno. Molte persone sanno perfettamente cosa stanno pensando, ma non sanno più riconoscere ciò che stanno sentendo».
La scienza, del resto, conferma il legame profondo tra dimensione psicologica e fisica. Ogni emozione genera una risposta biologica: cambia il battito cardiaco, cambia la respirazione, si modifica il tono muscolare e persino la postura. «Il corpo registra continuamente ciò che viviamo. A volte la mente dimentica, il corpo no».
Da qui l'importanza del movimento, che non dovrebbe essere considerato soltanto attività fisica finalizzata alla forma estetica. «Muoversi è una forma di ascolto. È un modo per tornare ad abitare la propria vita. Quando ci alleniamo non lavoriamo soltanto sui muscoli: influenziamo il sistema nervoso, il cervello, il sistema endocrino e quello immunitario. Miglioriamo la qualità del sonno, la gestione dello stress, il livello di energia e la capacità di affrontare le sfide quotidiane».
Ma esiste anche un livello più profondo di ascolto. «Il corpo è uno spazio in cui la nostra storia prende forma. Una tensione può raccontare una paura, una chiusura può raccontare una ferita, una stanchezza cronica può essere il segnale di un conflitto che stiamo trascinando da troppo tempo. Non significa attribuire automaticamente un significato a ogni sintomo, ma recuperare una capacità che abbiamo progressivamente perso: ascoltare davvero».
La cura del corpo, infine, per la dottoressa Gallelli, passerebbe anche attraverso scelte quotidiane apparentemente semplici, come l'allenamento e una sana alimentazione. «Non considero queste abitudini una disciplina imposta o una ricerca della perfezione. Quanto piuttosto un atto di responsabilità verso il corpo che mi accompagna ogni giorno. Mi prendo cura di lui perché è il contenitore attraverso cui posso vivere, creare, amare, lavorare e accompagnare gli altri».
Anche il rapporto con il cibo assume, in quest'ottica, una dimensione più ampia rispetto al semplice conteggio delle calorie. «Preferisco considerare il cibo come nutrimento, informazione ed energia. - continua Gallelli - Le scelte che compiamo ogni giorno contribuiscono a costruire il terreno su cui poggiano la nostra vitalità, la nostra lucidità mentale e la nostra capacità di affrontare la vita».
Nelle tradizioni antiche il corpo veniva spesso definito un tempio. Un'immagine che, secondo la psicologa, conserverebbe ancora oggi una straordinaria attualità. «Un tempio è un luogo sacro, uno spazio in cui qualcosa può manifestarsi. Forse il corpo è proprio questo: il luogo attraverso cui la nostra essenza più autentica può esprimersi e fare esperienza».
Da questa consapevolezza nasce un messaggio semplice ma profondo: prendersi cura del proprio corpo significa prendersi cura della propria vita. «Un corpo più vitale, più allenato, più nutrito e più ascoltato può sostenere meglio il cambiamento, la crescita, le sfide e la trasformazione».
E la dott.ssa conclude con una riflessione che racchiude il cuore del suo lavoro: «Forse una delle più grandi illusioni del nostro tempo è pensare che il lavoro interiore riguardi soltanto la mente. La mia esperienza mi ha insegnato il contrario. Non possiamo separare ciò che siamo da dove viviamo. E noi viviamo nel corpo».
Per questo, il primo passo verso qualsiasi cambiamento autentico potrebbe essere proprio quello di tornare ad ascoltarlo. Con maggiore presenza, maggiore cura e maggiore rispetto. Perché il corpo non è un semplice involucro, ma la casa attraverso cui la nostra esistenza prende forma ogni giorno.
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