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Pronto soccorso, il nuovo reclutamento divide: Murrighile commenta la strategia della sanità sarda

"Siamo davanti a quello che definisco un autentico caso di management fallimentare"

Pronto soccorso, il nuovo reclutamento divide: Murrighile commenta la strategia della sanità sarda
Pronto soccorso, il nuovo reclutamento divide: Murrighile commenta la strategia della sanità sarda
Patrizia Anziani

Pubblicato il 26 June 2026 alle 10:00

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Olbia.  Il nuovo avviso regionale per la costituzione di un albo unico di medici libero-professionisti destinati ai Pronto soccorso della Sardegna, comprese le strutture della Gallura, riaccende il dibattito sulla gestione dell'emergenza-urgenza. L'avviso, approvato con la determinazione n. 1623 del 17 giugno 2026, ha visto chiudersi la prima finestra per la raccolta delle adesioni lunedì 22 giugno. Parallelamente, la Regione ha aggiornato i compensi per le prestazioni aggiuntive dei medici dipendenti del Servizio sanitario regionale, portandoli fino a 100 euro l'ora per le attività svolte nella propria azienda sanitaria e a 140 euro l'ora, oltre al rimborso chilometrico, per quelle effettuate in altre aziende del sistema sanitario regionale. L'albo unico punta ad ampliare la disponibilità di personale coinvolgendo specialisti, specializzandi, medici laureati abilitati e professionisti in quiescenza, nel tentativo di fronteggiare la cronica carenza di organico e ridurre progressivamente il ricorso ai cosiddetti "gettonisti". I compensi previsti sono di 100 euro lordi l'ora per specialisti e medici in quiescenza, 80 euro per gli specializzandi del penultimo e ultimo anno e 40 euro per i medici laureati abilitati e gli specializzandi del primo e secondo anno. L'obiettivo dichiarato è consentire alle aziende sanitarie di reperire direttamente il personale necessario, destinando una quota maggiore delle risorse ai medici anziché agli intermediari.

Tra le analisi suscitate dal provvedimento c'è anche quella c'è quella del noto commercialista olbiese Gavino Felice Murrighile, presidente dell'Avis Olbia, che interpreta la misura come il sintomo di un problema ben più profondo e analizza le possibili ricadute sull'equilibrio tra i lavoratori di un comparto, quello dell'emergenza-urgenza, prezioso per la sanità regionale come il sangue. "Siamo davanti a quello che definisco un autentico caso di management fallimentare", afferma. "Si cercano nuovi medici con contratti economicamente molto competitivi, mentre chi da trent'anni garantisce il funzionamento degli ospedali continua a lavorare nelle stesse condizioni di sempre. È un messaggio devastante per chi ha costruito il servizio sanitario con professionalità e sacrificio". Secondo Murrighile il rischio è duplice: da una parte non vi è alcuna certezza che il nuovo sistema riesca realmente ad attrarre i professionisti necessari, dall'altra si rischia di incrinare il rapporto con il personale già presente. "Si dice implicitamente ai medici che hanno retto i Pronto soccorso per decenni che il loro valore conta meno di quello di chi arriva oggi. È il modo più veloce per perdere il patrimonio più importante di qualsiasi organizzazione: le persone".

Il commercialista olbiese richiama anche un principio che, a suo giudizio, appartiene ai fondamenti dell'organizzazione aziendale. "Qualsiasi responsabile delle risorse umane sa che senza retention non esiste un'organizzazione stabile. Le aziende non si reggono soltanto assumendo personale nuovo: si reggono soprattutto sulla capacità di trattenere competenze, esperienza e memoria operativa. Se demotivi i professionisti storici, prima o poi li perdi". Per Murrighile la questione va dunque oltre l'aspetto economico. "Non stiamo parlando di un'azienda qualsiasi. Qui sono in gioco i Pronto soccorso e, quindi, la salute delle persone. Quando si impoverisce il capitale umano di un ospedale, a pagarne le conseguenze sono inevitabilmente i cittadini". Nella sua analisi non manca un riferimento agli aspetti giuridici. "A mio avviso si stanno costruendo modalità di reclutamento che potrebbero esporre il sistema a ricorsi e contenziosi. Se ciò dovesse accadere, il costo non ricadrà sui dirigenti ma sulla collettività". Infine, la riflessione più severa sulla gestione complessiva del personale. "Le agenzie e i professionisti esterni sono stati indispensabili nei momenti più difficili. Oggi si rischia di rompere quei rapporti senza avere la certezza di aver costruito un'alternativa realmente sostenibile. È una strategia che considero profondamente sbagliata". Il bando regionale prevede incarichi libero-professionali della durata massima di sei mesi, prorogabili, e l'istituzione di un elenco regionale dal quale le aziende sanitarie potranno attingere in base alle rispettive necessità assistenziali. Per Murrighile, tuttavia, il vero nodo resta quello della valorizzazione del personale già in servizio. "Una sanità efficiente non si costruisce soltanto reclutando nuovi medici. Si costruisce soprattutto rispettando e motivando chi ogni giorno tiene aperti i reparti".