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Premio di poesia sarda “Posada”: menzione agli olbiesi Vanna Sanciu e Andrea Columbano

Nomasvello Olbia 1085

Olbia, 15 agosto 2019 -Lo scorso 10 agosto, durante la magica notte di San Lorenzo si è svolta la premiazione del Premiu ‘e poesia sarda “Posada” 2019. Un concorso di poesia in lingua sarda tra i più longevi della Sardegna.  Trentotto anni di proficuo lavoro portato avanti dall’instancabile comitato organizzatore del premio con il patrocinio del Comune di Posada e della Regione Sardegna.  Difesa e divulgazione della lingua sarda sono i principali obiettivi del comitato guidato da Ignazio Porcheddu che in questa edizione ha festeggiato col numero 38 uno speciale anniversario che lo lega a doppio filo alla manifestazione.

Infatti aveva 38 anni quando gli venne l’idea di organizzare “un premio figlio del comitato che l’ha fatto nascere, ma prima di tutto figlio dei poeti, della giuria, del paese di Posada e della Sardegna intera” e quest’anno ha brindato alla trentottesima edizione.

Morostesa 2019

 Nella cornice della piazzetta Belvedere, ai piedi della suggestiva fortezza medievale “Casteddu de sa Fae”, il castello della Fava, un folto gruppo di cultori della poesia in limba, ma anche di semplici appassionati e curiosi, si è riunito per assistere al consueto rito dell’acclamazione dei vincitori, lettura dei verbali della giuria, delle poesie e consegna finale dei premi.

Il premio di poesia sarda “Posada” è un evento culturale importante per tutta la comunità posadina. Roberto Tola, da 15 anni sindaco del paese, durante la serata di premiazione ha tenuto a precisare che il lavoro del comitato del premio non si ferma alla manifestazione, ma fin dalla sua prima edizione questo è stato  fucina di idee, laboratori didattici, incontri per la tutela, valorizzazione e divulgazione della lingua sarda con il coinvolgimento delle nuove generazioni e delle scuole.

Il Premiu ‘e poesia sarda “Posada” 2019 prevedeva una sezione “poesia rimata”, una sezione “poesia in verso sciolto” e un concorso di poesia riservato agli alunni delle scuole, primaria e media, del comune di Posada. Tutte le opere dovevano essere inedite, non dovevano superare 50 versi e non dovevano aver ricevuto premi a nessun concorso precedente.

In Gallura, nella sezione verso sciolto con “Vularìstia torra…” è stato premiato il professor Giuseppe Tirotto di Castelsardo, che è entrato così a pieno titolo nell’Albo d’oro del premio per la sesta volta. Quest’anno anche la città di Olbia può sentirsi orgogliosa dei suoi talenti poetici: due noti scrittori e poeti olbiesi, Vanna Sanciu e Andrea Columbano, hanno ricevuto due importanti riconoscimenti.

 Rispettivamente nella sezione poesia in verso sciolto, menzione a “Sa ‘oghe de Babbu” di Vanna Sanciu e nella sezione poesia rimata menzione  a “Fauli e viritài”  di Andrea Columbano.  Sempre in Gallura  menzione a “Còri in subbuliu” del poeta Andrea Mutzeddu di Tempio Pausania.

 Non è la prima volta che Vanna Sanciu e Andrea Columbano si incontrano durante i concorsi poetici. Entrambi cultori e studiosi della lingua sarda e della metrica poetica, da anni collezionano attestazioni di stima e riconoscimenti.  Columbano, presidente dell’associazione poeti galluresi “Giacomo Murrighili” che ha dato vita al primo concorso di poesia sarda intitolata proprio al poeta gallurese scomparso (la premiazione è prevista il prossimo 26 ottobre a Porto San Paolo) in otto anni di produzione in prosa e versi ha già collezionato cinque primi premi e oltre 40 importanti riconoscimenti in numerosi concorsi dell’isola e della penisola presentando poesie e racconti in gallurese, lingua da lui prescelta al 99%.

Vanna Sanciu, del team di autori scelti della nostra rubrica culturale “OLBIAchefu”, dal 2014 scrive poesie e brevi racconti in italiano e in limba, variante logudorese.

Da allora Vanna, ha tradotto numerosi testi poetici scritti in italiano dal poeta musicista Dott. Francesco Burrai e ha partecipato ad alcuni concorsi letterari dell’isola riscuotendo importanti riconoscimenti tra i quali vogliamo ricordare la menzione per  la poesia “ Fogu ‘e dolore” al 37esimo Premiu ‘e poesia sarda “Posada”  e il quarto premio ex aequo alla 59esima edizione del “Premio Ozieri” di Letteratura Sarda per il racconto“Mariedda de sos montes e de su mare”

La poesia “Sa ‘oghe de Babbu“, menzionata nel corso della 38edizione edizione del Premio Poesia sarda “Posada” è una poesia carica di phatos, dedicata a una persona che Vanna ha conosciuto.

“Un paio d’anni fa, in occasione di un evento musicale, incontrai una cantante straniera che si esibiva accompagnata alla chitarra dal marito. Lei cantò alcuni brani nella sua lingua madre, alcuni in italiano, ma anche numerose melodie della tradizione sarda, con una buona pronuncia. Scoprii che era figlia di un sardo che in gioventù aveva avuto una relazione con sua madre. La storia finì prima che la bambina nascesse.  Rimasi profondamente colpita da questa storia. Lei che non aveva mai conosciuto suo padre lo stava ritrovando attraverso i suoni, il canto e la lingua della nostra isola. Scrissi questi versi e glieli dedicai.”

Vogliamo quindi proporla in un video della serata letta dalla stessa autrice e, per chi non conosce il sardo, anche con traduzione in italiano.  

Sa ‘oghe de babbu

 Sos ojos tuos, babbu,

los apo acatados

in una losa frita che-i su nie

sa die chi t’apo imbicadu

poi de tantu patire.

Ma sa ‘oghe,

comente fit sa ‘oghe tua,

babbu meu caru?

L’aia chérfida intèndere

ninnièndemi in su bàntzigu

cantèndemi a duru- duru

in sas dies iscurosas

ricas solu de làgrimas,

de pobertade e de asséntzia.

Oe sa ‘oghe tua, babbu,

est sa terra chi t’at pesadu

chi mi faeddat de te

cun nuscos de murta e de chessa,

est sa ‘oghe de su ‘entu e de su mare

cando abbojan in su mudìmine,

est sa ‘oghe de una limba

de sonos antigos

e melodias de incantu.

Beni acurtzu a mie, babbu,

in sas nues de sos disizos,

faghimus ballu tundu

cun sa zente nostra,

cantamus totu umpare

e pius nos amus a pèrdere.

****

La voce di mio padre

I tuoi occhi, padre,

li ho trovati

in una tomba fredda come la neve

quel giorno che ti ho incontrato

dopo tanta sofferenza.

Ma la voce,

com’era la tua voce,

padre mio caro?

L’avrei voluta ascoltare

mentre mi dondolavi in una culla

cantando una canzone per me

nelle giornate buie

ricche solo di lacrime,

di povertà e di assenza.

Oggi la tua voce, padre,

è la terra dove sei cresciuto

che mi parla di te

con profumi di mirto e di lentischio,

è la voce del vento e del mare

quando si danno appuntamento nell’ora del silenzio

è la voce di una lingua

dai suoni antichi

con melodie incantevoli.

Vieni vicino a me, padre,

nelle nuvole dei desideri,

facciamo un ballo tondo

con la nostra gente

cantiamo tutti in coro

e mai più ci perderemo.

Poesia e traduzione di Vanna Sanciu

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