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Pozzo sacro Milis di Golfo Aranci: ecco come verrà valorizzato

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Pozzo sacro Milis di Golfo Aranci: ecco come verrà valorizzato
Pozzo sacro Milis di Golfo Aranci: ecco come verrà valorizzato
Marco Agostino Amucano

Pubblicato il 28 agosto 2022 alle 13:00

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Golfo Aranci. I bisnonni che vivevano nella neonata Golfo Aranci lo chiamavano Puttu Milis, o Pozzo Romano, e bisognerebbe capire con esattezza perché gli fu attribuito un frequente cognome sardo come appellativo. Le Ferrovie dello Stato dovettero scegliere se spostare un binario o distruggerne la metà, e fu scelta ovviamente la seconda opzione. Nella primavera del 1937 fu scavato sommariamente (sarebbe meglio dire sterrato) da Francesco Soldati, uomo di fiducia del grande archeologo Doro Levi. Prima di lui un qualche sterro sommario dovette essere stato eseguito nel 1889, e nello stesso periodo venne anche aperta la cupola ogivale di copertura allo scopo di introdurre un’aero-pompa per rifornire d’acqua le locomotive. Questo riuso che così tanto scandalizza i non pochi fu di fatto la causa che ha preservato la metà del monumento che oggi vediamo. Se un monumento antico cambia le sue funzionalità rendendosi utile per qualcos’altro è più probabile che si salvi la pelle dalle distruzioni dei secoli successivi. Forse è ciò che è capitato al nostro pozzo, dopo la sua scoperta usato per decenni come ricca fonte di approvvigionamento idrico e non come attrazione per turisti.

 

Pianta e sezione del pozzo Milis tratta da: D. Panedda L'agro di Olbia nel periodo preistorico punico e romano, Roma 1954.

Il Soldati contava quaranta gradini sotto un solaio a gradoni, che oggi sono ridotti a poco più della metà: ventidue. La cella interna, quella che contiene l’acqua ed è raggiungibile dai gradini di cui sopra, ha un’altezza che negli anni Cinquanta del secolo scorso venne misurata in oltre nove metri, la stessa di un palazzo a tre piani. Misure queste che rendono il Pozzo Milis uno dei più maestosi dell’intera Sardegna.

Un monumento del genere meriterebbe file di turisti in attesa di ammirarlo più da vicino, ma su di esso sembra gravare un’antica maledizione: quella dell’accessibilità, complicata dal fatto che l’edificio cade in terreno demaniale delle Ferrovie dello Stato. Il che ha scoraggiato non poco gli amministratori degli ultimi decenni, pure armati di tutta la buona volontà. Tuttavia c’è chi fra questi, oltre alla buona volontà, ha una buona dose di testardaggine sarda ed è fortemente determinata a fare crescere culturalmente la sua comunità.

Ingresso al pozzo Milis in una foto del 2016

Sin dal primo giorno della nostra amministrazione (cioè dal giugno 2009), in qualità di delegata alla cultura, mi sono attivata per avviare l’intervento di recupero e valorizzazione del Pozzo Milis. Si tratta di un bene archeologico di primaria importanza per il nostro territorio e avrà sicuramente delle ricadute in termini di turismo culturale, ma il motivo principale era ed è quello di dare finalmente dignità a questo prezioso bene, dedicandogli tutti gli sforzi necessari per arrestare il degrado e renderlo finalmente fruibile a cittadini e visitatori.”

Alessandra Feola è una golfarancina doc dal curriculum di tutto rispetto nonostante la giovane età. Laureata in International relations alla LUISS Guido Carli di Roma, si occupa di programmazione europea, gestendo in particolare progetti di cooperazione internazionale e progetti di sviluppo locale, oltre a condurre attività di ricerca per la cattedra di Politiche dell’Unione europea del prof. Luciano Monti, sempre alla LUISS. È attiva nell’ambito di diverse associazioni culturali, tra cui l’Associazione Italiana giovani per l’UNESCO. Per lei l’amministrazione guidata dal sindaco Mario Mulas, eletta nel 2019, ha riservato la delega alla Cultura, Creatività e Innovazione, nonché Relazioni con i cittadini.

 Chiediamo all’assessore Feola quali sono i problemi principali da risolvere per la valorizzazione del monumento:

-“La questione dell’accesso è sicuramente uno degli aspetti più difficili da gestire, perché il pozzo si trova su un terreno di proprietà di RFI strettamente funzionale alla vicina ferrovia, dove è possibile arrivare solo attraverso una proprietà privata, escludendo l’accesso dai binari che ovviamente non è contemplabile.”

Un problema che di fatto rende inaccessibile il monumento da qualche anno. Come avete inteso muovervi davanti a questa difficoltà?

 - “Sono state portate avanti delle interlocuzioni con RFI e con la proprietà del terreno confinante che ci hanno consentito oggi di arrivare ad una prima soluzione: il terreno su cui insiste il pozzo è oggetto di un accordo di comodato tra Comune e RFI. L’accesso ai visitatori sarà invece garantito tramite la creazione di un passaggio pedonale che attraversa la proprietà privata.”

Questo circa l’accessibilità. Per quanto riguarda invece la tutela? Si ha l’impressione che negli ultimi anni il sito archeologico sia andato incontro ad un lento e progressivo degrado…

- “Per questo abbiamo lavorato a stretto contatto con la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Sassari e Nuoro, in particolare con il funzionario archeologo dott. Francesco Carrera, che nel 2019 aveva proprio appena preso servizio come responsabile del nostro territorio. Egli ha preso a cuore il caso del pozzo sacro nuragico, seguendo con attenzione tutti i vari aspetti. Questo ha portato tra l’altro recentemente alla formalizzazione del vincolo archeologico sul bene, che fino a quel momento era solo di natura indiretta”.

Un monumento come il pozzo Milis è un prestigio ed un lusso, archeologicamente parlando, per il vostro territorio, e i lussi hanno un costo. Chi pagherà questi primi ed essenziali interventi?

- “Ci siamo occupati ovviamente anche di trovare le risorse finanziarie per poter avviare il progetto. Grazie ad un finanziamento di 200mila euro della Regione Sardegna ottenuto nel 2020, e grazie all’attenzione e alla passione che i nostri uffici hanno dedicato al pozzo, in particolare grazie all’Ing. Diego Ciceri storico dipendente del Comune di Golfo Aranci (ha recentemente lasciato il suo ruolo per trasferirsi al Comune di Olbia) abbiamo potuto dare l’incarico ad un gruppo di progettisti composto da architetti e archeologi guidato dall’Arch. Orgiu per la progettazione e le ricognizioni preliminari. La direzione scientifica resta salda nelle mani della Soprintendenza nella persona di Francesco Carrera. Nei prossimi mesi, sempre grazie a questo finanziamento, affideremo l’incarico per la realizzazione dei primi interventi”.

 Cosa prevede il progetto? Possiamo avere qualche dettaglio in anticipo?

 “Nel particolare questo primo progetto finanziato ha l’obiettivo di fare una analisi precisa dello stato di conservazione del bene e di attuare i primi interventi di messa in sicurezza e tutela. Come è facile capire 200mila euro per un intervento su un sito di questa natura sono ancora pochi, ma sono sicuramente un ottimo segnale per partire, e rappresentano la base per destinare altre e più importanti risorse nel prossimo futuro”.

Quali saranno le tempistiche?

- “Entro fine settembre contiamo di ottenere l’approvazione del progetto esecutivo e di poter affidare l’incarico di realizzazione dell’intervento entro ottobre. Non è ancora possibile prevedere la data in cui un cittadino potrà finalmente recarsi al pozzo tramite un percorso “ufficiale”, ma mi sento fiduciosa e credo che non mancherà ancora molto”.

Il pozzo Milis può essere definito letteralmente un illustre sconosciuto. Nonostante le sue dimensioni e le sue particolarità - ad esempio la prossimità al mare - resta ancora quasi sconosciuto fuori da Golfo Aranci, e mi riferisco ovviamente ai non specialisti e ai turisti. D’altro canto anche le pubblicazioni specialistiche al riguardo sono molto poche. Vi siete mossi per cercare di colmare questa lacuna?

- “Siamo consapevoli di quest’aspetto. In tutto questo percorso è stata importante anche l’attività di sensibilizzazione e comunicazione relativamente alla tutela del pozzo e alla sua valorizzazione. In quest’ottica abbiamo lavorato per creare alleanze con il mondo accademico. Ad esempio abbiamo siglato un protocollo di intesa con l’Università di Cagliari – Dipartimento di Storia, Beni culturali e Territorio, che ci consentirà in futuro di coinvolgere gli studenti nella conoscenza e studio del pozzo.  Un contributo sul pozzo Milis è stato dato recentemente con uno specifico contributo elaborato per il convegno internazionale di studi in onore di Ercole Contu dal titolo “La Sardegna e il Mediterraneo: dall’archeologia alla società” organizzata dall’Università di Sassari nel gennaio 2020. In questi anni è stata sicuramente data più attenzione al pozzo di Milis anche nell’ambito della comunicazione del comune, prestando attenzione nell’inserire il pozzo in tutto il materiale di comunicazione prodotto dal comune o da enti partner”. 

Dopo il pozzo Milis ci sono altri monumenti nel mirino dell’Amministrazione?

- “Per quanto riguarda altri siti di importanza culturale, rimane sempre di grande interesse dell’amministrazione comunale la valorizzazione del semaforo militare di Capo Figari e delle altre architetture ex militari. Siamo in attesa di conoscere dalla Regione Sardegna gli sviluppi previsti a seguito del bando di concessione che era stato fatto nel 2019.

Il territorio di Golfo Aranci è ricco di siti interessanti e stiamo lavorando per creare le condizioni affinché si possano avviare nuove campagne di scavo e nuovi progetti di valorizzazione, incluso il patrimonio archeologico subacqueo. Ma devo aggiungere che durante il mio mandato sto perseguendo anche obiettivi di valorizzazione del patrimonio immateriale di Golfo Aranci, quale ad esempio il culto di San Silverio, compatrono di Golfo Aranci, e la valorizzazione della figura di Guglielmo Marconi e del ruolo della scienza e della tecnologia per lo sviluppo di competenze digitali”.