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Porto Rotondo, 50esimo del Consorzio: ovazione per Allevi

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Porto Rotondo, 21 luglio 2019 – Si sono svolti ieri sera, nella suggestiva location del Teatro Mario Ceroli, i festeggiamenti per il cinquantenario del Consorzio di Porto Rotondo, una serata all’insegna dell’arte, della cultura e dei ricordi.

Sì, perchè proprio in apertura le parole del Conte Luigi Donà dalle Rose hanno ricordato le origini del piccolo borgo: nato sul modello della polis greca e sui canali veneziani.

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Sono molti i desideri che il Conte ha detto di nutrire ancora per Porto Rotondo: “Innanzitutto mi piacerebbe che si ultimasse questo Teatro, ma soprattutto vorrei vedere realizzato un museo. Spero che la Fondazione riesca un giorno, nel suo intento: far classificare Porto Rotondo come patrimonio artistico dell’umanità dell’UNESCO.” – ha spiegato al pubblico, con l’aiuto della madrina della serata, Beatrice Luzzi.

Il clou dell’evento però non poteva non essere Giovanni Allevi: un veterano sul palco dell’anfiteatro, che l’ha visto già protagonista altre due volte, l’ultima nel 2014 per le celebrazioni dei 50 anni della costruzione del Borgo nel 1964.

Allevi ha conquistato tutti: la sua personalità, oltre alla sua musica, è unica ed emerge sul palco senza prepotenza né arroganza, anzi. Si presenta nella sua semplicità, con una T-shirt nera, jeans e all stars ai piedi. Si mostra timido, ansioso, introverso, ma non appena le sue dita sfiorano il pianoforte, nascono melodie decise e sicure, che riflettono perfettamente lo stato d’animo dell’artista.

E’ facile seguire Giovanni nel vortice di emozioni diverse che mescola all’interno dei suoi concerti: ogni brano è preceduto da un breve, ma divertente, racconto sulle sue origini e sul contesto in cui è nato. Storie sul Giappone e il termostato dell’hotel rotto, il Belgio, il Danubio in piena, la sua famiglia, il suo stato d’ansia in cui spesso ha detto di ritrovarsi, si sono susseguite nel corso dell’oretta abbondante in cui la musica ha risuonato nel Teatro.

Insomma Allevi è una perla rara nel mondo dello spettacolo: empatico e divertente, ha coinvolto tutto il pubblico che, ascoltava estasiato, le armonie e le dissonanze, a sfatare il mito che la musica classica non sia apprezzata a dovere dal grande pubblico.

Sul finale, il tributo al grande pianista Charpentier: una rivisitazione del suo Te Deum in chiave jazz, che ha visto i presenti subito alzarsi e battere le mani a tempo.

Si conclude con una standing ovation il concerto, e con i sorrisi del pubblico all’uscita del Teatro Mario Ceroli.

 

 

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