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Olbia: un antico monastero benedettino a San Nicola?

Alle porte di Olbia i resti di una chiesetta spiegano il toponimo “San Nicola” e sono probabilmente attribuibili ad un antico monastero di monaci benedettini

CHIESA DI SANTU NIGOLEDDU PH M. A. AMUCANO 2012
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Olbia, 19 gennaio 2020 –  È nota la persistenza tenace dei toponimi derivati dall’intitolazione degli edifici di culto, tecnicamente noti come agiotoponimi. Fra questi, notissimo a Olbia è quello di Santu Nigola, indicante tanto l’estesa area pianeggiante suburbana posta a nord-ovest dell’abitato, quanto il breve corso d’acqua che l’attraversa.

Risolvono l’enigma dell’antico nome di luogo i pochi resti absidali superstiti di una minuscola cappella romanica (Dionigi Panedda ne calcolava approssimativamente le dimensioni massime in m 6×3) ancora riconoscibili in Tanca de S’Istrana, podere storico rientrante nella più vasta area di San Nicola. Le esigue proporzioni della costruzione sacra ne giustificano l’appellativo popolare di Santu Nigoleddu, più volte presente in un gruppo di deposizioni testimoniali dell’anno 1647, che furono allegate negli atti di un processo interdiocesano tra il capitolo della cattedrale di Ampurias, ossia Castelsardo, e quello dell’allora Collegiata di Tempio.

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Si ritiene utile ed interessante riportare integralmente gli stralci di queste preziose dichiarazioni di anziani terranovesi che direttamente qui ci interessano, traendole  in toto dall’ormai datato, ma ancora insuperato studio sui nomi geografici dell’agro olbiese di Dionigi Panedda: “…la chiesa di San Nicolo eo Nigoleddu con assai fabrica, quale dicono essere stato convento.”; “La chiesa di S.to Nicolao detto s.to Nicoleddo con la sua Villa o come dicono alcuni ch’era Abazia…”; “…la chiesa di s.to Nicolo ed differenza d’altre Chiese di detto s.to chiamato s.to Nigoleddu con fabrica antica di Case che dimostrano essere stato Convento di Religiosi”.

I resti della chiesa di Santu Nigoleddu come si presentavano nel gennaio del 2001 (foto dell’autore dell’articolo tratta dal volume AA. VV., Da Olbia a Terra Nova. Itinerari storici, archeologici, monumentali (a cura di M. A. Amucano, Olbia 2004)

La tradizione orale che riscontriamo ben viva nel XVII secolo, insisteva dunque nell’ascrivere la chiesuola ad un monastero maschile ridotto a ruderi  di cui oggi non resta più traccia visibile; attribuzione due secoli dopo confermata, seppure dubitativamente, da Vittorio Angius nel “Dizionario”. Negli anni Venti del secolo scorso Francesco De Rosa ribadirà l’esistenza di una vaga tradizione circa l’esistenza di un monastero benedettino nel manoscritto del “Quaderno X”, parte minima pervenutaci della sua Storia della Sardegna rimasta per mala sorte inedita. Qui il De Rosa ci parla di alcuni ritrovamenti da lui osservati direttamente e così descritti: “z) nel poggio dove sorgeva la chiesa di san Nicolò (santu Nigola), dalla quale ha preso nome la località, avanzi d’un tempio (che vennero creduti le vestigia d’un monastero di Benedittini), in cui si rinvenne una lastra marmorea, portante figurati un corpo smilzo e esile con una grande testa rotonda e con le braccia slargate il quale rappresenta il dio Sole; un cavalluccio pure di marmo, accovacciato e portante sul dorso la sella baiulatoria, e pendente da questa uno per lato due crini cilindrici figuranti quelli intessuti a vimini  ed altri oggetti antichi”. Inutile aggiungere che i reperti sono andati dispersi e che nulla affiora più di questo monastero. Solo una breve considerazione, che facciamo in questa sede a caldo: il corpo smilzo ed esile con una grande testa rotonda della raffigurazione succintamente descritta dall’erudito De Rosa sembrerebbe rimandare (il condizionale è sempre insufficiente alla prudenza che vorremmo esprimere) ad una raffigurazione altomedioevale che ricorda quella del bassorilievo visibile nella facciata del San Simplicio, sul quale abbiamo già avuto modo di soffermarci (leggi qui).

Stralcio foto satellitare
Google Earth con particolare della zona “Tanca de S’Istrana”.

Ignoriamo anche precisamente a quale Nicola santo si riferisse l’intitolazione. Dionigi Panedda escludeva San Nicola di Mira, notissimo in occidente piuttosto come San Nicola di Bari, preferendogli il San Nicola eremita venerato insieme a San Trano nelle campagne di Luogosanto. Ciò per il fatto che un tempo esistevano in zona due nuraghi oggi scomparsi, noti distintamente come S. Trano e S. Nicola.

Il lato ovest della torre medievale de S’Istrana in una nostra foto del 2012

Ultimo elemento da non trascurare: a poche decine di metri dal punto dove sorge la chiesa di Santu Nigoleddu incombono i resti di una grossa torre basso-medioevale, la Torre de S’Istrana, posta a controllo di un importante guado e di un’area pianeggiante tra le più fertili dell’agro. Come si vede un sito di estremo interesse, ma ancora dai molti interrogativi, e ancora in attesa di attenti e meticolosi approfondimenti da parte dell’archeologia.

©Marco Agostino Amucano

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

AMUCANO, Marco Agostino, Francesco De Rosa. Frammenti di un’opera inedita: il Quaderno X e le lettere ad Angelo De Gubernatis, La Maddalena 2012 (Paolo Sorba editore).

ANGIUS, Vittorio, in Dizionario geografico storico statistico commerciale degli Stati di S. M. il RE di Sardegna compilato per cura del professore G. Casalis dottore di Belle Lettere, volume VII, Torino 1840, p. 73, vedi voce “Gallura

PANEDDA, Dionigi, I Nomi Geografici dell’Agro Olbiese. Toponimi dei territori comunali di Golfaranci, Loiri-Portosampaolo, Telti, Olbia, Sassari 1991 (Carlo Delfino Editore)


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