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Olbia, San Simplicio su "Sardegna Cultura": curiosità e insolite omissioni

Olbia, San Simplicio su
Olbia, San Simplicio su
Patrizia Anziani

Pubblicato il 21 dicembre 2020 alle 14:13

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Olbia, 21 dicembre 2020- È noto che nel ricco e articolato Sito tematico “Sardegna Cultura”, facente parte del consultatissimo portale della Regione Autonoma della Sardegna, sono elencati – provincia per provincia e comune per comune – i più rappresentativi monumenti della nostra Isola.

La formula è quella di semplici schede divulgative dove vengono indicate nell’ordine: tipologia del monumento; informazioni (indirizzo o località, per i siti extraurbani; cellulare; e-mail); contesto ambientale; descrizione; sitografia; bibliografia; come arrivare.

Olbia viene sufficientemente rappresentata - almeno numericamente - da ben tredici schede: Basilica di San Simplicio; Castel Pedreso; Centro commerciale “Terranova”; Città punica; Città romana; Complesso di Cabu Abbas; Monumenti romani; Municipio; Pozzo sacro di Sa Testa; Tomba di giganti di Su Monte ‘e S’Abe; Villa Clorinda; Villa rustica S’Imbalconadu ed infine Teatro di Porto Rotondo.

A campeggiare per prima nella lista la Basilica di San Simplicio. Stante l’importanza che il monumento nazionale ha e continua ad avere nella storia di tutti i giorni della città, essendo una delle due parrocchie del centro di Olbia, a seguito di un aggiornamento apportato alla scheda descrittiva non sono sfuggite all’attenzione di alcuni nostri affezionati lettori alcune parti del testo di non facile comprensione che qui riportiamo:

Problemi legati alla copertura resero necessari (sic) chiudere con una volta a ‘botte’ le navate laterali, impiegando laterizi disposti in modo longitudinale. Creando ambienti vuoti a coprire le navatelle, uno strato isolante sopra l’abside e edificando su questi strati impiegando nuovo granito, la Basilica venne elevata all’altezza attuale. In seguito, la chiesa verrà allungata di due coppie di archi e vedrà la seconda facciata nell’ultima coppia di pilastri interni. La predisposizione di una torre campanaria mai ultimata, in prossimità della struttura, spinse le maestranze ad avanzare di un’ulteriore coppia di archi la costruzione inglobando la torre”.

Nel paragrafo Storia degli Studi non sono sfuggite inoltre, anche ai non addetti ai lavori negli studi di storia e archeologia, le quanto mai curiose omissioni dei nomi di accreditati studiosi, e con loro anche le rispettive referenze bibliografiche.

Queste ultime - com’è noto - sono fondamentali per avviare un qualsiasi studio serio sul monumento. Non ci sono scuse ed attenuanti. L’università dovrebbe insegnarlo bene. Lascia pertanto di stucco non trovare quattro fondamentali opere, necessarie per avviare la migliore, intesa come più seria ed approfondita, conoscenza sulla basilica minore del santo patrono della Diocesi di Tempio-Ampurias, e sulla circostante/sottostante necropoli.

La prima è la notissima e sempre imprescindibile carta archeologica di Dionigi Panedda, Olbia nel periodo punico e romano, Forma Italiae, Roma 1953. Fondamentali le pagine 77 segg. (Periodo paleocristiano) e 122 segg. (La Necropoli).

Senza la sintesi del noto studioso, l’unico in Sardegna a rientrare nella prestigiosissima collana della Forma Italiae, che raccoglieva e risistemava la già ricchissima messe di dati precedente, non si può partire senza imperdonabili gap e lacune. Non si può neanche nascondere l’altra, decisamente più recente opera altrettanto fondamentale, di Giovanna Pietra, funzionaria responsabile dell’Area Educazione e ricerca della Soprintendenza Archeologia belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Cagliari e le Province di Oristano e Sud Sardegna: Olbia romana (Sassari 2013, Collana “Sardegna archeologica. Scavi e ricerche 8, A. Moravetti cur.).

Rifacendosi all’elenco del sopracitato Panedda, la Pietra riorganizza e risintetizza i dati della necropoli di San Simplicio, riportando l’ipotesi del collega funzionario di Soprintendenza, oggi in pensione, Rubens D’Oriano circa la presenza di un tempio dedicato alla divinità Demetra/Cerere al di sotto della fabbrica romanica. Ipotesi confermata dagli scavi di eccezionale importanza, legati al Progetto di Riqualificazione denominato "Urban Center – Piazza di San Simplicio" (autunno 2011-primavera 2012). Ben 400 le sepolture che lo scavo restituì, dall’età punica al periodo medioevale, che portano a pensare ad una necropoli ad sanctum, sviluppatasi intorno all’ipotetico martyrium paleocristiano di San Simplicio “il quale si sovrappone al luogo di culto pagano forse già in età costantiniana e costituisce il nucleo fondante della chiesa romanica voluta dai Pisani” (G. PIETRA, cit. p. 269).

Attività di scavo "Urban Center – Piazza di San Simplicio": a sx l'archeologa Giovanna Pietra

Parte dei risultati di questi scavi sono ora visitabili nell'area archeologica Tempio-Necropoli di San Simplicio, spettacolare sede museale il cui accesso è all'interno del grande parcheggio al coperto sotto la grande piazza della basilica. Impensabile quindi illustrare la storia della chiesa del Santo Patrono della Gallura senza fare neanche un minimo accenno alle preziose scoperte qui esposte e rappresentate.

Tornando all’elenco bibliografico in esame, sebbene nessuna riga venga dedicata allo studio di P. Danilo Scomparin confluito nel volume Olbia cristiana. San Simplicio e la diocesi di Civita, l’opera resta sempre imprescindibile punto di riferimento per la storia del martire Simplicio, per le tradizioni e la “leggenda” vittorina integralmente riportata dal recentemente scomparso studioso.

Area archeologica Tempio-Necropoli di San Simplicio

Ma la più grave, apparentemente incomprensibile quarta omissione, assolutamente imperdonabile, concerne il volume del professor Luigi Agus, titolare delle cattedre di Storia dell’Arte Moderna e Antropologia Culturale presso l’Accademia di Belle Arti “Mario Sironi” di Sassari. La sua opera monografica San Simplicio e diocesi di Civita. Studio artistico e socio-religioso dell’edificio medievale, fu pubblicata nel 2009 per i tipi della editrice Rubbettino. Primo volume dell’ambiziosa collana “Mneme – Archivio della memoria della città di Olbia”, curatore lo stesso Agus, rientrava a sua volta nell’ambizioso progetto d’insieme “Biblioteca di Studi e Documenti dell’Istituto Euromediterraneo di Tempio Pausania", curato da monsignor Gian Franco Saba, attuale Arcivescovo di Sassari. Con introduzione a firma dello stesso Saba, il libro venne dato alle stampe con il patrocinio della Regione Autonoma della Sardegna, del Comune di Olbia e, ovviamente, del già citato Istituto Euromediterraneo.
Inutile nascondere che il volume di Agus è quindi da considerarsi pietra miliare nello studio sia architettonico che storico-artistico dell’edificio romanico. Per quanto riguarda l’architettura, citeremo solo la rivoluzionarietà dell’analisi delle stratigrafie murarie, l’individuazione della base del campanile di facciata non ultimato, la decifrazione dell’unità di misura costruttiva nel piede carolingio, che gli consentirebbe una datazione lievemente più alta dell’inizio della fabbrica romanica.

Dal punto di vista storico artistico, ci limiteremo alla corretta rilettura iconografico-stilistica, e conseguente aggiornamento delle datazioni, degli affreschi dell’abside, del busto reliquiario identificato con S. Agostino, dei capitelli romanici, della trifora di facciata, del bassorilievo altomedievale di facciata, e qui ci fermiamo. Sono oltre duecento pagine densissime, con rimandi bibliografici ricchi e completi.
La prima e, al momento, unica opera monografica completa, scientifica, esaustiva, sul monumento nazionale, si ribadisce. In altre parole, chi inizia a leggere della chiesa di San Simplicio, deve partire dall’Agus, volente o nolente, che Agus gli stia simpatico o no, non può ignorarlo.
Quindi, nella bibliografia sulla chiesa romanico-pisana di San Simplicio fornita al sito “Sardegna cultura” a cura del Museum Civitatense, istituito dall’Ufficio Beni Culturali (U.B.C.) della Diocesi di Tempio -Ampurias proprio con l’intento di promuovere e valorizzare al massimo il monumento nazionale, nessuna citazione per gli studiosi Panedda, Pietra, Scomparin e Agus. Mancano i “pezzi da novanta”, i “nomi pesanti” che, sebbene la scheda dedicata a “Olbia, Basilica di San Simplicio” abbia subito un recente aggiornamento, sembrerebbero così finire senza un valido, apparente motivo, nel silenzio di una damnatio memoriae.

Un'incomprensibile dimenticanza alla quale speriamo venga presto posto rimedio, anche grazie a questo nostro piccolo contributo.

Concludendo un'ultima curiosità, che invita ad una certa riflessione: a fronte dell'omissione dei quattro studiosi sopracitati e delle loro opere fondamentali, nell’elenco bibliografico appaiono nondimeno due titoli di tesi di laurea, mai date alle stampe, e quindi non ancora concesse pubblicamente al giudizio del mondo scientifico: una in Lettere Moderne risalente all’AA 2006-2007 e una in Beni Culturali, curriculum archeologico, relativa all’AA 2018/2019. Honi soit qui mal y pense.

Scheda "Olbia, Basilica San Simplicio"
Scheda "Olbia, Basilica San Simplicio": bibliografia

Si ringrazia il dottore di ricerca in Archeologia Medioevale e professore Marco Agostino Amucano per la consulenza e le fotografie messe a disposizione.