Friday, 10 April 2026
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Pubblicato il 10 April 2026 alle 07:00
Olbia. C’è una Olbia che brilla sotto le luci dei riflettori turistici e ce n’è un’altra, più fragile e silenziosa, che popola le strade di Pittulongu e le campagne della periferia. È il popolo dei randagi, anime invisibili nate tra le sterpaglie o scaricate da auto in corsa come rifiuti ingombranti. Ma in questo scenario di abbandono, esiste un argine umano fatto di coraggio e amore incondizionato: il suo nome è Barbara Ponsano.
Da anni, Barbara non è più solo una cittadina olbiese; è diventata il punto di riferimento, la "madre" putativa di centinaia di gatti che non hanno altro tetto se non il cielo della Gallura. La sua non è una scelta di comodo, ma una missione che rasenta lo sfinimento fisico ed economico. Senza alcuno scopo di lucro, Barbara investe ogni risorsa personale per garantire un pasto e una cura a chi non ha voce.
Chi frequenta le attività commerciali della zona conosce bene i suoi cartelli solidali o i carrelli lasciati in prossimità delle casse: un invito gentile a donare una scatoletta, un sacco di croccantini, un gesto di umanità. Barbara vive della generosità di chi sa guardare oltre il proprio carrello della spesa, orchestrando una rete di solidarietà che è l'unico motore della sua attività. Ogni donazione è un mattone che costruisce la sopravvivenza di una colonia.
Foto @BararaPonsano
Essere una paladina degli animali, però, ha un prezzo. Barbara si scontra quotidianamente con chi non comprende il suo impegno, con chi considera i randagi un disturbo e non una responsabilità collettiva. Ma lei, mossa dalla tempra delle grandi donne sarde, non si ferma. Le sue mani portano spesso i segni del "mestiere": graffi e ferite riportati durante le estenuanti operazioni di cattura per le sterilizzazioni, l'unica vera arma per arginare la piaga delle nascite incontrollate. Incurante del dolore fisico e della stanchezza, Barbara procede, inarrestabile, mossa da una forza interiore che protegge i felini olbiesi dalle atrocità e dai maltrattamenti di chi, l'umanità, l'ha smarrita da tempo.
Barbara, lei è ormai definita da tutti la "paladina dei felini". Come nasce questa missione così totalizzante?
"Non è stata una scelta razionale, è stato il cuore a decidere. Vedere un cucciolo abbandonato o una gatta malata e girarsi dall'altra parte per me è impossibile. Ogni ferita che porto sulle mani è nulla rispetto alla ferita che provo nel vedere un animale vittima di crudeltà. Il mio non è un lavoro, è un atto dovuto verso esseri fragili."
Le sterilizzazioni sono la parte più difficile e faticosa del suo impegno. Cosa la spinge a non mollare nonostante le difficoltà fisiche?
"La sterilizzazione è l'unico atto di vero amore che possiamo fare per evitare ulteriore sofferenza. Catturare una gatta spaventata non è facile, ci vogliono ore, pazienza e spesso ci si fa male. Io ne porto spesso i segni sulle mie mani e braccia per non parlare poi della grande fatica. Ma quando so che quella gatta non dovrà più partorire cuccioli destinati a morire di fame o sotto le ruote di un'auto, ogni graffio scompare."
Quanto è importante il supporto dei cittadini di Olbia e Pittulongu?
"È vitale. Io ci metto le gambe, il tempo e la fatica, ma senza le persone che lasciano del cibo nei miei carrelli solidali o nei punti di raccolta che allestisco di volta in volta, non potrei fare nulla. Non chiedo mai per me, chiedo per loro. La bontà di chi dona è la prova che non tutti sono indifferenti."
Cosa risponde a chi critica la sua dedizione estrema?
"Rispondo con il silenzio dei miei gatti quando finalmente mangiano o guariscono. Molti non capiscono questo amore incondizionato, lo vedono come un'esagerazione. Io lo vedo come civiltà. Proteggere i più deboli, che siano umani o animali, è ciò che ci rende davvero uomini."
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