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Olbia, palestre in difficoltà: "vogliamo lavorare, non assistenzialismo"

Parla uno dei tanti professionisti dello sport ad Olbia

Olbia, palestre in difficoltà:
Olbia, palestre in difficoltà:
Camilla Pisani

Pubblicato il 23 aprile 2021 alle 06:00

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Olbia. Pianificare protocolli efficaci per tornare a lavorare: questa la richiesta di uno dei tantissimi professionisti dello sport, bloccati nel loro lavoro da oltre un anno. La significativa testimonianza stavolta arriva da Luciano De Candia, personal trainer presso la nota struttura Planet Fitness ad Olbia: “la zona rossa ci ha dato il colpo di grazia, siamo ulteriormente penalizzati perché non si può fare alcuna attività all’aperto, mentre in zona arancione almeno, pur seguendo le misure anti contagio, qualcosa si riesce a portare avanti, seppur in maniera molto limitata; infatti nel periodo invernale si è legati fortemente al tempo atmosferico ed alla luce solare, che significa eliminare la fascia serale che è anche la più richiesta. Ad ogni modo, la sola attività all’esterno arriva a far raggiungere solo il 20-30% dei ricavi e del lavoro”.

Il settore dello sport è stato infatti fortemente penalizzato dalla pandemia, vedendo una breve riapertura solo durante la scorsa estate: “dal 25 maggio in poi abbiamo riaperto, sostenendo costi onerosi per la messa in sicurezza e l’adeguamento ai protocolli, proprio per fornire un servizio ai nostri clienti, oltretutto ben considerando che il periodo estivo, per le palestre, è un momento di stop quasi totale delle attività. Malgrado questo, siamo stati costretti a richiudere, non ammortizzando nemmeno le spese sostenute per le misure di sicurezza, subendo una chiusura a mio avviso troppo generalizzata. Infatti credo che avrebbe dovuto esserci un’analisi più accurata delle strutture sportive, ed una successiva differenziazione in base alle diverse tipologie, metrature, spazi; in questo modo si sarebbe potuto trovare il modo di consentire di lavorare, chi in modo contingentato e chi magari con sessioni individuali o solo all’aperto, non costringendo alla chiusura totale le attività” continua De Candia.

Le linee guida del governo suggeriscono che la riapertura, per quanto riguarda palestre, scuole di danza e associazioni sportive sarà il 2 giugno, ma questo significherà replicare anche quest’anno l’iter del 2020: “aprire in estate significa lavorare poco; non sarà una riapertura facile, anche tenendo conto che la gente, sia dal punto di vista psicologico, sia da quello economico, è molto provata e faticherà a dare priorità alla palestra. Questo è un peccato, perché ho potuto constatare che le attività condotte all’aperto durante la zona arancione, hanno portato a moltissimi benefici per i frequentanti; anche e soprattutto le persone più anziane hanno trovato un reale beneficio in termini fisici e mentali. L’unione di sport e aria aperta ha rappresentato un connubio efficacissimo in termini di benessere, aspetto che potrebbe anche essere valutato in termini di prevenzione da Covid o altre patologie” racconta l’istruttore.

Se è infatti scientificamente dimostrato che l’allenamento e l’esposizione ai raggi solari ed all’aria aperta rappresentano uno dei tasselli essenziali alla costruzione di un sistema immunitario efficiente, potrebbe essere un punto di svolta, nella creazione di  protocolli ufficiali di prevenzione dall’infezione, una valorizzazione dello sport in quanto fattore di aumentata buona salute.

Purtroppo, ad oggi, la situazione delle strutture sportive e dei loro professionisti è particolarmente difficile: “ma io non voglio semplicemente lamentarmi, malgrado i ristori mancati o semplicemente insufficienti, che mi e ci hanno messo in condizioni critiche. Quello che vorrei esprimere è il desiderio di tornare a lavorare in sicurezza, senza necessità di assistenzialismi; vanno incoraggiate decisioni volte alla ripresa del lavoro” conclude De Candia.

A più di un anno dalla chiusura, si rende quindi necessaria una valutazione del problema che sappia andare oltre il sistema del ristoro (una tantum o sistematico), per approdare ad un nuovo metodo lavorativo, che garantisca sicurezza agli utenti e stabilità ai professionisti dello sport.