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Olbia, la neo console dei Paesi Bassi spinge le eccellenze del territorio: "cultura come fattore trainante"

Parla Cristina Ricci, console dei Paesi Bassi, in seguito a un incontro tra Cipnes e consolati

Olbia, la neo console dei Paesi Bassi spinge le eccellenze del territorio:
Olbia, la neo console dei Paesi Bassi spinge le eccellenze del territorio:
Camilla Pisani

Pubblicato il 14 marzo 2021 alle 06:00

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Olbia. In Sardegna sono presenti 24 sedi consolari, la cui funzione, inizialmente limitata a incarichi notarili e di assistenza, ha virato verso un ruolo di interlocuzione verso l'integrazione turistica e imprenditoriale: è recentissimo l’incontro tra i vertici del Cipnes Gallura e il corpo consolare della Sardegna, durante il quale otto nazioni si sono riunite per ascoltare e conoscere i piani di internazionalizzazione del Consorzio Industriale. Al tavolo dell’evento, organizzato dalla neo console dei Paesi Bassi Cristina Ricci, erano presenti i consoli di Finlandia, Bangladesh, Uruguay, Ucraina, Ungheria, Norvegia e Grecia giunti da Cagliari.

Fulcro del discorso è stata l’individuazione di Olbia come punto strategico per attirare investimenti internazionali, nell’ambito della prossima istituzione della Zes (zona economica speciale): ma qual è, nel contesto di questi argomenti, il ruolo del console sul territorio?

Lo spiega appassionatamente Cristina Ricci, nel ruolo da circa cinque mesi: “la presenza di questo consolato nella città di Olbia è indicativo del valore che il territorio ha assunto all’interno della Regione come fattore trainante di un’economia sempre più orientata al mondo. L’internalizzazione del prodotto Sardegna parte in maniera conclamata da qui, e il regno dei Paesi Bassi ha valutato questa preminenza del territorio gallurese, pensando di insediare la propria prima rappresentanza consolare qui ad Olbia. Il console, nell’immaginario, è una figura più che altro notarile, che assolve faccende burocratiche e legali in quanto pubblico ufficiale, ma aumentando progressivamente la loro presenza, sono diventati gli occhi e le orecchie dei territori, definizione che allude alla funzione del console come figura che fornisce degli input, delle informazioni da Paese a Paese. Particolarmente per quanto riguarda il nostro territorio, ho curato degli studi su alcuni prodotti d’eccellenza per proporne l’internazionalizzazione, poiché credo molto nella potenzialità della Gallura di espandere il proprio bacino economico facendo leva proprio su queste eccellenze. Il mio ruolo come console onorario è quindi quello di tenere le antenne sempre all’erta per intercettare e segnalare eventuali opportunità di investimento; per esempio quando verrà istituita la Zes, potrebbe esserci qualche imprenditore nederlandese interessato ad investire sul territorio. A questo proposito c’è da fare un grosso lavoro di semplificazione della parte burocratica che spesso è un fattore di inibizione per gli investitori; i bandi sono molto complicati, quindi c’è da fare un lavoro per mediare culturalmente con i partner europei, cosa che il console, conoscendo perfettamente l’identità culturale del proprio Paese riesce a fare bene. Proprio a proposito del fattore culturale, è essenziale il fattore linguistico, perché se è vero che la lingua franca è l’inglese, è comunque meglio avere la padronanza di più idiomi, per facilitare l’incontro tra mentalità e culture differenti, seppure in un’ottica globale”.

La funzione del console è quindi multiforme, e va da quella puramente burocratica a quella di mediatore culturale, per approdare a quella prettamente umana ed umanitaria: “uno dei compiti indiscutibili del console è quello di fornire aiuto e supporto in caso di emergenza di qualsiasi tipo ai cittadini del proprio Paese, nelle piccole e nelle grandi difficoltà, fungendo da trait d’union tra loro e le famiglie, ed a volte prefigurandosi come autorità a cui appellarsi. È il caso di una signora nederlandese che ho assistito personalmente per entrare in contatto col comune di Carbonia e rinnovare i diritti di sepoltura del padre di origine sarda; un caso umano apparentemente semplice, ma che senza il tramite di un’autorità specifica non si sarebbe risolta” racconta la console nederlandese.

Cristina Ricci crede fortemente nelle potenzialità e nelle eccellenze del territorio gallurese, ed ha improntato la sua attività consolare proprio su questo: “ho voluto far conoscere alcuni prodotti tipici ai consoli venuti all’incontro, poiché anche loro sono veicoli di internazionalizzazione; ho organizzato, nella giornata successiva alla riunione, una visita al porto turistico di Olbia, luogo dalle potenzialità enormi. Il mio percorso come console, nato quasi per caso ma sicuramente per destino, è ancora agli esordi, ma tra i miei progetti c’è quello di rendere il consolato un luogo e un messaggero di cultura, per far comprendere ai ragazzi il valore delle lingue e della mediazione culturale, proponendo loro il concetto di cultura come veicolo cardine, e la conoscenza delle lingue come passaporto per il mondo” conclude la console onoraria dei Paesi Bassi.