Friday, 03 April 2026

Informazione dal 1999

Olbia a MasterChef: Francesca Apeddu conquista la TV

Tra le stelle della cucina il gusto con le sorelle Gabriella e Paola

Olbia a MasterChef: Francesca Apeddu conquista la TV
Olbia a MasterChef: Francesca Apeddu conquista la TV
Laura Scarpellini

Pubblicato il 05 February 2026 alle 19:40

condividi articolo:

Olbia. Non capita tutti i giorni di trovarsi faccia a faccia con i giganti della cucina italiana, ma per Francesca Apeddu (Piperita Patty a corso Umberto e del tapas & cocktail bar Himys di via Romana) il set di MasterChef a Cagliari è stato molto più di una parentesi televisiva: è stata la conferma di un percorso d'eccellenza iniziato lontano dai riflettori e costruito con la forza di chi ha il sapore nel sangue.

La partecipazione della chef che è facile incontrare nel cuore di Olbia al celebre cooking show non è solo un vanto per la città, ma il simbolo di una scalata professionale che profuma di determinazione e radici profonde. Originaria di Berchidda, Francesca ha portato davanti alle telecamere la grinta di una dinastia che ha fatto della ristorazione una missione di vita.

Foto: @francescaApeddu

Mentre l'Italia la ammirava sul piccolo schermo tra i giurati della prova in esterna (unica proveniente dalla Gallura tra i 15 giurati che hanno partecipato alla puntata), a Olbia il successo di Francesca è una certezza quotidiana che condivide ormai da tempo con le sorelle Gabriella e Paola. Insieme infatti hanno saputo raccogliere con orgoglio l’eredità del padre Pier Paolo, quale figura storica e indimenticabile della cucina d'autore, trasformando così l'insegnamento paterno in un'impresa moderna e vibrante.

Oggi i loro locali nel cuore di Olbia non sono semplici ristoranti, ma laboratori di idee dove la tradizione berchiddese si sposa con un gusto internazionale e raffinato. La partecipazione a MasterChef rappresenta dunque solo la punta dell’iceberg di un progetto imprenditoriale che ha saputo ridisegnare la mappa del gusto in città.

Foto: sorelle Apeddu ( Francesca, Paola, Gabriella)

Se MasterChef ha regalato a Francesca la platea nazionale potremo dire che il suo vero palcoscenico resta la cucina, dove il "nuovo corso" delle sorelle Apeddu continua a raccogliere consensi. La loro storia è il racconto di come si possa onorare il passato guardando dritto al futuro, portando Olbia ad essere, un piatto dopo l'altro, un riferimento geografico indiscusso della buona tavola.

Oltre ai nuovi segreti che Francesca ha riportato dal confronto con i giudici più temuti d'Italia, una cosa è certa: la cucina gallurese ha trovato le sue regine. Al nostro incontro il suo sorriso conferma l'atmosfera che si respira da sempre nella cucina Apeddu.

Come si sente  a portare avanti l'eredità di suo padre Pier Paolo, chef di lungo corso e di grande talento? Come ha influenzato la sua esperienza e la sua passione per la cucina?

"Quando babbo è mancato per noi è stato molto difficile portare avanti l’azienda. Nessuno avrebbe scommesso su di noi, e invece io, le mie sorelle e mia madre ci siamo rimboccate le maniche e abbiamo portato avanti il nostro progetto di famiglia, senza colui che era la nostra colonna portante. Nostro padre era un vero talento della cucina e misurarsi con lui non è stato semplice. C’era il peso del confronto, l’insicurezza di fare un mestiere che fino ad allora non era il mio, la paura di fallire. Per i primi mesi eseguivo solo le sue ricette, e piano piano ho iniziato a proporre i miei piatti, che contro le mie aspettative hanno avuto un ottimo riscontro. Ad oggi sono quasi sei anni che ho preso il suo posto alla guida della cucina del Piperita Patty e posso dire dire che sono felice della scelta che ho fatto. Ciò che la mia cucina ha in comune con quella di mio padre è senz’altro un profondo legame con la cucina sarda, che è la base di partenza di quasi tutti i nostri piatti, che si fondono con la cucina internazionale e tecniche moderne".

Qual è stata la sua esperienza più emozionante durante la partecipazione a Masterchef, e come l'ha cambiata la presenza di giudici come Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli?

"Essere stata chiamata come giudice commensale per l'esterna di MasterChef al Bastione di Saint Remy è stato un onore inaspettato. Ho avuto il piacere di confrontarmi con colleghi che rappresentano l'eccellenza della nostra isola: un’occasione preziosa per fare rete e condividere visioni. Ci siamo divertiti a vestire i panni dei clienti in una produzione televisiva imponente, osservando i ragazzi sfidarsi per conquistare quel mestiere che per noi è quotidianità. Un momento fuori dal tempo, divertente e formativo, che ci ha permesso di metterci alla prova in un contesto decisamente fuori dall’ordinario. Siamo stati affiancati dallo chef Barbieri per tutto il tempo, è stato un ottimo padrone di casa e una guida solida per i ragazzi in gara. Trovarsi al cospetto di una produzione così immensa, al cospetto di personalità così importanti nel panorama della cucina è stato quasi intimidatorio, ma molto stimolante".

Come riesce a coniugare la tradizione culinaria sarda con l'innovazione e la creatività, e quali sono i piatti che più la rappresentano? 

"La mia cucina nasce tra un connubio tra la tradizione sarda e la contaminazione internazionale. Viaggio molto, e cerco di fare corsi nei paesi che visito. Ogni mio piatto vuole raccontare una storia, di viaggio, di vita, di persone incontrate lungo il percorso. I piatti che più mi rappresentano sono sicuramente quelli che ho dedicato a mio padre. Un esempio sono i gyoza ripieni di pecora in cappotto, accompagnati da una salsa agrodolce di pomodoro datterino e cipolle di Tropea. Un piatto che nasce dall’amore di mio padre per i gyoza e il modo inusuale che aveva di servirci la pecora in cappotto: un’insalata di pecora in cappotto con pomodorini e cipolle di Tropea. Io ho cercato di unire questi due elementi per rendergli omaggio, inserendo la pecora in cappotto dentro il raviolo e realizzando una salsa con gli ingredienti dell’insalata. 
Un altro piatto forte è sicuramente il ramen sardo messo in carta questo autunno. Si tratta di un ramen cotto come tradizione vuole, ma al quale sono stati aggiunti ingredienti sardi, come il carciofo, le antunne, il maiale sardo. Ma la vera novità sta nella pasta, che è stata sostituita col Filindeu, sfruttandone appieno il suo utilizzo tipico con il brodo. Un altro piatto che ho presentato all’accademia italiana della cucina è la guancia di maiale brasata nel brodo di cottura del Concu, un piatto tipico della tradizione berchiddese (il nostro paese). Il concu è un bollito, che viene servito durante il carnevale. Gli elementi del bollito sono testa di maiale, pancetta, salsiccia, cavolo verza, cipolle, patate, castagne e fagioli, ai quali viene aggiunta la spianata sarda rafferma bagnata nel brodo. Io ho voluto omaggiare questo piatto, che era uno dei cavalli di battaglia di mio padre utilizzando tutti questi elementi in modo molto poco tradizionale. Ho realizzato su concu, filtrato il brodo e brasato con questo e vino bianco le guance di maiale, poi ho realizzato un involtino con le foglie della verza, ripieno di patata, castagne e fagioli, con una base di pane bagnato nel brodo. Credo che questa sia la nostra forza, riuscire a creare cose nuove con piatti della nostra vita".