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Il prof. Arnoud al Circolo Nautico di Olbia. Romani in America? Senz'altro

Il prof. Arnoud al Circolo Nautico di Olbia. Romani in America? Senz'altro
Il prof. Arnoud al Circolo Nautico di Olbia. Romani in America? Senz'altro
Marco Agostino Amucano

Pubblicato il 11 settembre 2018 alle 18:22

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Olbia, 11 settembre 2018- Il prof. Pascal Arnoud è un uomo alto e sportivo, che dimostra ben meno anni di quelli che ha e soprattutto parla un ottimo italiano con un simpatico accento francese. Possiede una barca a vela ed è lui stesso un esperto navigatore. Da venticinque anni parte dalla Costa Azzurra, si fa un giro nelle Isole Pontine e fa tappa in Sardegna, a La Caletta di Siniscola, dove ormai è di casa. Docente di storia romana presso l’Università di Lione II, specialista di geografia e navigazione antica, ha scritto diversi libri sul tema essendone uno dei massimi studiosi in circolazione.

La sera di venerdì 7 settembre, quando ha parlato al Circolo Nautico di Olbia, che ha il grande merito di avere organizzato l’incontro, ognuno di noi è andato via sicuro di avere imparato molte cose, ma soprattutto di avere abbattuto molti pregiudizi sulla navigazione antica. “Attrezzature veliche in età romana” questo il titolo della relazione.

Dopo i saluti di Mario Peralda e di Lorenzo Palermo, presidenti rispettivamente dei circoli nautici di Olbia e della Caletta, il prof. Arnoud, che subito ha detto di essere felice di parlare ad un pubblico di “gente che naviga”, ha illustrato i diversi tipi di imbarcazione di età romana, a vela, a remi, e a vela e remi. Dalle lunghe, veloci, ma fragili e costosissime galere, da guerra o da commercio, alle panciute navi onerarie a vela, che richiedevano porti profondi e vento stabile, e che a differenza delle prime navigavano anche di notte. E poi le piccole imbarcazioni con vela a tarchia, usate per il servizio nei porti o per il piccolo cabotaggio. “La reputazione che abbiamo delle navi dell’antichità classica è abbastanza bassa e si dice comunemente che le navi con vela quadra avessero bassi margini di manovra, ma in effetti non è così” ha detto il professore lionese. L’attentissima platea apprende così che gli enormi timoni delle navi romane (uno di questi, spettacolare, è esposto al Museo Archeologico di Olbia) avevano una reattività straordinaria, certificata grazie alle repliche di navi del tempo perfettamente ricostruite. “Le stesse ricostruzioni ci mostrano come si potesse andare benissimo di bolina anche con le vele quadre, che avevano una grande varietà di tipi e dimensioni”. E il materiale con cui erano fatte? “Lino speciale (chartae ad vela navium, ci dicono le fonti), a volte cotone, specialmente nell’Egitto e nel Mar Rosso, ma anche papiro, sempre in Egitto. L’aspetto “a griglia” delle vele, come appaiono nelle antiche raffigurazioni, dipende dal fatto che le vele venivano composte da quadrati o rettangoli tessuti a telaio, successivamente cuciti fra loro”.

[caption id="attachment_107839" align="aligncenter" width="715"] Replica moderna di una galea romana[/caption]

“Il pilota di una nave romana a vela quadra doveva gestire da solo una serie di operazioni assai complicate con gli imbrogli della vela quadrata, che doveva modificare la sua forma a seconda delle condizioni di vento e navigazione”.

“Le navi onerarie romane raggiungevano dimensioni ragguardevoli, con grandi capienze di stiva. Quelle trovate ad Olbia, di circa trenta metri, dimostrano l’importanza del porto”. Sbaglia chi crede che la vela latina non esistesse anche in epoca antica. “Un rilievo funerario della tomba di un certo Alessandro, di Mileto, in Asia Minore attuale Turchia, e datato al secondo secolo d. C., mostra inequivocabilmente raffigurata una barca con vela latina. Alessandro è un pescatore, e una barca del genere richiedeva e richiede molta meno attenzione e fatica nella manovra”.

[caption id="attachment_107840" align="aligncenter" width="551"] Rilievo funerario della tomba di Alexandros, Mileto II secolo d. C. con la raffigurazione di una vela latina[/caption]

Col tempo le navi diventarono il principale mezzo di collegamento dentro l’impero romano ed oltre, al punto che il mare è stato definito “l’autostrada dell’antichità”. Sorprende sempre vedere un planisfero con le rotte che, prima Bartolomeo Diaz e Vasco da Gama, le navi antiche già percorrevano mille anni prima dei grandi navigatori portoghesi studiati a scuola. Non vi è luogo dell’ecumene al tempo conosciuto che non fosse entrato in contatto commerciale con il mondo romano. “Ma vi sono state anche navi romane che sono andate anche oltre i limiti del mondo conosciuto. Romani in America? Senz’altro. È stato rinvenuto materiale di età severiana (fine II – inizi III sec. d. C.) in una tomba nello Yucatan, nel Centro America. Sappiamo che ci sono arrivati, ma non sapremo mai se ritornarono in patria”.

[caption id="attachment_107841" align="aligncenter" width="2797"] Il saluto ai presenti dell Avv. Mario Peralda, presidente del Circolo Nautico di Olbia[/caption]