Friday, 30 October 2026
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Pubblicato il 30 October 2026 alle 07:00
Olbia. Soccorrere un animale selvatico ferito, curarlo, magari salvargli la vita. Ma guai a raccontarlo ai giornalisti senza aver prima chiesto il permesso alla Provincia. C'è una clausola piuttosto curiosa nel capitolato con cui la Provincia della Gallura Nord-Est Sardegna intende affidare il servizio di pronto soccorso veterinario alla fauna selvatica terrestre. L'articolo 13, lettera c) del suddetto capitolato stabilisce infatti che il professionista incaricato non potrà rilasciare dichiarazioni o informazioni agli organi di stampa sul servizio senza il preventivo assenso dell'amministrazione provinciale. Una disposizione che solleva qualche interrogativo, soprattutto quando si parla di un servizio pubblico finanziato con risorse regionali e destinato a intervenire su animali feriti o in difficoltà.
La questione non è secondaria: il veterinario potrà raccontare un intervento particolarmente complesso? Potrà spiegare perché un soccorso è arrivato in ritardo oppure segnalare pubblicamente un problema organizzativo? Stando alla formulazione del capitolato, per parlare del servizio con la stampa servirà il via libera della Provincia. Una previsione che sembrerebbe andare ben oltre la comprensibile tutela delle informazioni riservate e che meriterebbe qualche spiegazione. Nel frattempo che aspettiamo un cenno da via Nanni, approfondiamo l'avviso con il quale la Provincia cerca un nuovo veterinario. Sul tavolo ci sono 75mila euro, oltre agli oneri fiscali e previdenziali eventualmente dovuti, ma soprattutto un capitolato che stabilisce con precisione cosa dovrà fare chi si aggiudicherà il servizio.
La prima novità riguarda la reperibilità: il veterinario dovrà essere raggiungibile 24 ore su 24, sette giorni su sette, festivi compresi. Non basterà mettere a disposizione un numero di telefono. Il professionista dovrà rispondere immediatamente oppure richiamare entro 15 minuti. Dovrà inoltre garantire la disponibilità ad accogliere un animale nella propria struttura entro un'ora dalla chiamata e, quando necessario, intervenire direttamente sul luogo del ritrovamento entro 90 minuti. Anche per la prima visita clinica è previsto un limite: non oltre 60 minuti dall'arrivo dell'animale.
Tempi che potrebbero sembrare scontati, ma che assumono un significato diverso se si ricordano alcune vicende raccontate proprio da Olbia.it. Nell'aprile scorso, per esempio, un gabbiano ferito sulla pista ciclabile di viale Italia era rimasto in attesa di soccorso mentre si cercava di individuare chi dovesse intervenire. Telefonate, passaggi tra enti e difficoltà nel raggiungere il veterinario incaricato avevano reso complicata un'operazione che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto avere un percorso ben definito.
Non era stato l'unico episodio. Nel 2024 aveva fatto discutere anche la vicenda della tartaruga Simplicia, trovata in gravi condizioni e rimasta senza un'assistenza veterinaria immediata dopo diversi tentativi di contattare i servizi competenti. La tartaruga era stata successivamente trasferita al centro di recupero di Bonassai, ma non era sopravvissuta. Due storie differenti che hanno messo in evidenza un problema comune: quando un animale selvatico è ferito, trovare rapidamente qualcuno che possa occuparsene non è sempre semplice.
Il nuovo avviso provinciale prova a definire meglio questo sistema, almeno sul piano contrattuale. L'amministrazione cerca medici veterinari liberi professionisti, singoli o associati, società tra professionisti oppure cliniche veterinarie in grado di organizzare un servizio continuativo. Il punto centrale è la disponibilità di una struttura di primo intervento situata nel territorio provinciale e facilmente raggiungibile dalla rete stradale.
La struttura dovrà essere attrezzata per affrontare emergenze che possono riguardare animali molto diversi tra loro. Serviranno una sala visite, un apparecchio radiologico, una sala operatoria con strumentazione chirurgica adeguata e locali destinati alla degenza breve della fauna selvatica, separati da quelli utilizzati per gli animali domestici. Non si tratta, dunque, di una semplice attività di consulenza telefonica o di accompagnamento degli animali verso altri centri: il veterinario incaricato dovrà essere nelle condizioni di prestare le prime cure, effettuare esami diagnostici e, nei casi più gravi, intervenire chirurgicamente.
Il servizio riguarda mammiferi, uccelli, rettili e anfibi selvatici, comprese le specie protette e gli uccelli marini ritrovati sulla terraferma o lungo la costa. Restano esclusi gli animali domestici, anche randagi, che rientrano nelle competenze dei Comuni e del servizio veterinario dell'Asl. Esclusi anche tartarughe marine, cetacei e altri mammiferi marini, per i quali esiste una rete regionale specifica.
Un capitolo importante è quello del recupero degli esemplari. Non tutti gli animali feriti possono essere raccolti e trasportati da un cittadino, anche quando le intenzioni sono buone. Una volpe, un cinghiale o un rapace possono rappresentare un rischio per chi tenta di avvicinarli e, naturalmente, una manipolazione sbagliata può peggiorare le loro condizioni.
Per questo il capitolato stabilisce che il veterinario debba provvedere direttamente al recupero in determinati casi. Tra questi figurano gli interventi richiesti dalla Provincia o dal Corpo forestale, il soccorso agli ungulati come cervi, mufloni, daini e cinghiali, quello alle volpi e il recupero dei rapaci diurni e notturni, dei pipistrelli e delle altre specie particolarmente protette. Il personale dovrà disporre di un mezzo autorizzato, contenitori adeguati e, per gli ungulati adulti feriti che non possono essere avvicinati, attrezzature per la teleanestesia utilizzate da operatori abilitati.
Per gli animali di piccole e medie dimensioni sarà invece possibile il trasporto da parte dei cittadini, delle associazioni o degli enti pubblici, purché avvenga in condizioni di sicurezza. In questi casi il veterinario dovrà fornire telefonicamente le indicazioni necessarie. Quando un privato segnala un animale che necessita di un intervento immediato e che non può essere trasportato senza rischi, il recupero sul posto spetterà all'affidatario.
Che cosa accadrà dopo le prime cure? Anche questo è disciplinato dal capitolato. L'animale potrà rimanere nella struttura veterinaria per una degenza breve, normalmente non superiore a 48 ore. Se avrà bisogno di una riabilitazione più lunga, dovrà essere trasferito al Centro regionale di recupero della fauna selvatica di Bonassai, nel Sassarese, oppure a un'altra struttura autorizzata dalla Regione. Il trasporto sarà a carico del soggetto affidatario e non comporterà costi aggiuntivi rispetto al compenso previsto dal contratto.
Se invece l'animale sarà in condizioni di tornare libero, il rilascio dovrà avvenire preferibilmente nel luogo del ritrovamento, in coordinamento con il Corpo forestale. La Provincia dovrà essere informata almeno 48 ore prima e la liberazione documentata attraverso fotografie o video. Per gli esemplari che non possono essere recuperati a una vita autonoma in natura, oppure le cui sofferenze non possono essere alleviate, il capitolato prevede anche la possibilità dell'eutanasia, sulla base di una valutazione veterinaria motivata.
Il servizio avrà inoltre una funzione che va oltre il soccorso del singolo animale. Il veterinario dovrà segnalare eventuali sospetti di avvelenamento, ferite provocate da armi da fuoco, lacci o trappole e altri possibili indizi di attività illecite. In questi casi dovrà informare il Corpo forestale e la Provincia entro 24 ore, conservando eventuali reperti utili agli accertamenti. Prevista anche la collaborazione con l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna e con l'Asl per i casi sospetti di malattie infettive trasmissibili tra animali o all'uomo.
Ogni intervento dovrà lasciare, ovviamente, una traccia documentale. Per ciascun esemplare soccorso sarà obbligatoria una scheda con le informazioni cliniche e almeno tre fotografie: due al momento del ricovero e una relativa all'esito finale. L'affidatario del servizio dovrà tenere un registro delle chiamate e degli interventi, trasmettere un rendiconto mensile alla Provincia e presentare relazioni quadrimestrali con il numero dei soccorsi, le specie interessate, le cause delle lesioni e i tempi di risposta.
La rendicontazione servirà anche a verificare il rispetto delle condizioni contrattuali. Il capitolato prevede infatti penali in caso di mancato rispetto dei livelli minimi di servizio. Un aspetto non secondario, considerato che la reperibilità e la rapidità del soccorso rappresentano due delle questioni più delicate nell'organizzazione dell'assistenza alla fauna selvatica.
Quanto costa tutto questo? La base dell'affidamento è fissata in 75mila euro per 20 mesi, equivalenti a un canone medio di 3.750 euro al mese, oltre agli oneri previdenziali e all'Iva quando dovuti. Il compenso è forfettario: comprende reperibilità, visite, esami, farmaci, interventi chirurgici, degenza, recuperi sul territorio, trasporti fino ai centri regionali e smaltimento delle carcasse. Non aumenta in funzione del numero di animali soccorsi. Le risorse provengono dai finanziamenti della Regione Sardegna destinati al recupero della fauna selvatica.
La Provincia potrà inoltre prorogare il contratto per un massimo di quattro mesi, con ulteriori 15mila euro oltre agli oneri previsti, qualora sia necessario completare la successiva procedura di affidamento. Il valore stimato complessivo, considerando anche questa eventualità, arriva quindi a 90mila euro al netto degli oneri fiscali e previdenziali.
Non tutti i veterinari potranno candidarsi. L'avviso richiede una comprovata esperienza nella gestione sanitaria della fauna selvatica e l'esecuzione, nei tre anni precedenti, di servizi analoghi per almeno 20mila euro. Sono inoltre necessari una polizza assicurativa con massimale di almeno 500mila euro, personale sufficiente a garantire i turni e tutte le dotazioni tecniche previste. Requisiti che restringono la partecipazione ai soggetti già organizzati per affrontare un servizio specialistico, ben diverso dall'ordinaria assistenza agli animali da compagnia.
Gli interessati avranno tempo fino alle ore 12 dell'11 novembre 2026 per presentare la manifestazione di interesse, esclusivamente attraverso la PEC [email protected]. Successivamente, la Provincia inviterà gli operatori in possesso dei requisiti a presentare un'offerta attraverso la piattaforma SardegnaCAT. L'amministrazione potrà procedere anche se arriverà una sola candidatura valida.
L'avvio del servizio è previsto indicativamente per il primo dicembre 2026, ma la data dipenderà dall'esito della procedura. Per il momento, infatti, si tratta di un'indagine esplorativa e non di un affidamento già concluso.
C'è anche una questione che riguarda direttamente i cittadini. Il capitolato prevede un numero telefonico dedicato, raggiungibile anche tramite messaggistica, che sarà pubblicato sul sito della Provincia e comunicato al Corpo forestale, alle forze di polizia, alle compagnie barracellari e ai Comuni. Il numero dovrà essere attivato prima dell'avvio del servizio e non potrà essere modificato senza informare l'amministrazione.
È probabilmente uno degli aspetti più concreti dell'intera operazione. Perché chi trova un animale ferito, magari di domenica o durante la notte, difficilmente ha il tempo e le conoscenze per orientarsi tra competenze amministrative, uffici e numeri telefonici. Ha bisogno di sapere chi chiamare e di trovare qualcuno dall'altra parte. Il nuovo capitolato stabilisce obblighi precisi. Il prossimo passaggio sarà individuare chi potrà garantirli, su tutto il territorio della Gallura.
Infine parliamo di informazione. C'è un'altra disposizione del capitolato che merita attenzione. Riguarda i rapporti con la stampa: a quanto pare, la Provincia vuole mantenere un controllo piuttosto stretto anche sulla comunicazione. L'articolo 13, lettera c) del capitolato, come già detto in apertura, stabilisce infatti che il veterinario incaricato non possa rilasciare dichiarazioni o informazioni ai giornalisti sul servizio senza il preventivo assenso dell'amministrazione provinciale. Tradotto: se un cronista volesse chiedere al professionista come funzionano i soccorsi, quali difficoltà incontra oppure perché un determinato intervento ha richiesto più tempo del previsto, il veterinario dovrebbe prima ottenere il via libera della Provincia. E lo stesso vale se volesse delle informazioni su un intervento andato a buon fine.
Si tratta di una previsione che fa sorgere qualche domanda. Per quale ragione un professionista incaricato di svolgere un servizio pubblico, ma non che non è un dipendente pubblico, dovrebbe aver bisogno di un'autorizzazione preventiva per raccontare il proprio lavoro? E soprattutto, cosa accadrebbe se volesse segnalare pubblicamente una criticità del servizio? E se volesse raccontare un recupero particolarmente importante? Tutto dovebbe passare dalla Provincia, ma chi decide se il veterinario può parlare? Il presidente? L'ufficio stampa che forse c'è o forse non c'è? Un dirigente? Il capitolato non spiega le ragioni di questa limitazione né chiarisce con quali criteri la Provincia concederà il proprio assenso. È comprensibile la necessità di tutelare informazioni riservate e dati sensibili, ma qui la formulazione è decisamente larga. Insomma, per soccorrere un animale ferito il veterinario dovrà rispettare tempi precisi; per raccontare ai giornalisti come è andata, dovrà prima chiedere il permesso.
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