Tuesday, 07 April 2026
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Pubblicato il 07 April 2026 alle 07:00
Olbia. Cinque veterinari di primo soccorso per tutta la Sardegna e, in alcuni territori molto vasti, un solo referente operativo. Quando il professionista incaricato non è disponibile – perché impegnato in un altro intervento, temporaneamente fuori sede o impossibilitato a intervenire – il recupero della fauna selvatica ferita può diventare più complesso.
È quanto emerge anche da un episodio avvenuto sabato mattina alla vigilia di Pasqua a Olbia, dove un gabbiano con un’ala spezzata è rimasto per diverso tempo sulla pista ciclabile di viale Italia mentre si cercava di attivare la catena dei soccorsi. Intorno alle 12:40, l'animale visibilmente ferito è stato notato dalla scrivente lungo la pista ciclabile nella zona industriale. Accanto a lui alcune briciole di pane, lasciate probabilmente da chi, prima di allora, aveva cercato in qualche modo di aiutarlo a sopravvivere. La prima segnalazione è partita quindi alla Polizia Locale di Olbia, che ha provveduto fin da subito ad inoltrare una email per allertare le guardie ecozoofile, nel tentativo di attivare il recupero dell'animale. Tuttavia, da quanto appreso successivamente, il recupero degli animali selvatici feriti non rientrerebbe tra le loro competenze operative, essendo quest'ultimo affidato ad un veterinario incaricato attraverso una specifica convenzione provinciale. Nel frattempo, tra passaggi di competenza tra enti e l'assenza temporanea del veterinario che in quel momento risultava fuori sede, il gabbiano ferito è rimasto sul posto.
Nel frattempo, mentre la scrivente si allontanava per organizzare un eventuale recupero con guanti adatti e una gabbia idonea, un'altra coppia di automobilisti si è fermata, preoccupata per le condizioni dell'animale. Anche loro hanno provato a contattare il Corpo Forestale utilizzando il numero dedicato, senza tuttavia riuscire ad ottenere nell’immediato il soccorso sperato. Di fatto, nonostante le diverse segnalazioni, a quanto risulta alla scrivente anche grazie ai testimoni della vicenda, nessuno degli enti normalmente indicati come riferimento per questo tipo di recupero sarebbe arrivato sul luogo nell’arco di tempo in cui il gabbiano è rimasto sulla pista ciclabile.
In Sardegna il soccorso della fauna selvatica è organizzato attraverso una rete che coinvolge amministrazioni provinciali, veterinari incaricati e centri regionali di recupero della fauna selvatica. Per il territorio che comprende Gallura e l’area della ex Provincia di Sassari, il primo riferimento veterinario previsto dalla convenzione provinciale è lo studio del dottor Salvatore Natalino Amadori, professionista di lunga esperienza cui è affidata la gestione di un’area molto vasta dell’isola. L’episodio raccontato non riguarda l’operato del professionista, ma evidenzia piuttosto le difficoltà organizzative che possono verificarsi quando il referente incaricato non è momentaneamente disponibile e non sono previsti sostituti reperibili su un territorio così ampio. Gli altri riferimenti territoriali infatti sono a diversi chilometri di distanza: il più vicino è lo studio del dott. Franco Zola a Siniscola, per la Provincia di Nuoro; segue lo studio della dott.ssa Angela Scattu di Tortolì, per la Provincia Ogliastra; la clinica veterinaria “Due Mari” di Oristano per la provincia medesima, infine per la Città Metropolitana di Cagliari e la Provincia Sud Sardegna lo studio veterinario del dott. Nicola Maggio a Iglesias.
Cinque veterinari di primo soccorso per tutta la Sardegna e quindi, di fatto, un solo referente veterinario su un territorio molto esteso ed articolato come quello dell’ex Provincia di Sassari.
Il ruolo delle guardie ecozoofile.
In data 1 aprile 2026, con deliberazione della Giunta comunale, è stata approvata la proroga dei contributi destinati alle associazioni che operano sul territorio nella prevenzione del randagismo, tra cui LIDA Olbia e AGES – Guardie Ecozoofile Sardegna. Si tratta di attività necessarie e impegnative, che riguardano principalmente animali d’affezione – cani e gatti abbandonati, vaganti o in difficoltà – mentre il soccorso alla fauna selvatica segue una filiera organizzativa diversa. Il risultato, in molte situazioni che riguardano animali selvatici feriti o in difficoltà, può essere un "vuoto operativo": le segnalazioni partono, le telefonate vengono fatte, ma non sempre è chiaro chi debba intervenire concretamente sul posto e in quali tempi.
A questo si aggiunge anche un altro aspetto spesso sottovalutato: la mancanza di campagne di sensibilizzazione specifiche rivolte ai cittadini e ai turisti su come comportarsi quando si trova un animale selvatico ferito o in difficoltà. Oggi molte informazioni sono reperibili sul web, ma non sempre questo strumento è sufficiente, soprattutto per chi si trova in vacanza o si imbatte improvvisamente in una situazione di emergenza. Proprio come avviene per la tutela delle spiagge, dove cartelloni informativi ricordano ai visitatori il divieto di prelevare sabbia o conchiglie, anche sul tema della fauna selvatica potrebbe essere utile una maggiore informazione diretta. Cartelloni informativi negli aeroporti, nei porti e nei principali punti di accesso turistico del territorio potrebbero spiegare in modo semplice cosa fare e chi contattare in caso di ritrovamento di animali selvatici feriti, evitando improvvisazioni o comportamenti che, pur dettati dalla buona volontà, possono risultare rischiosi sia per le persone sia per gli animali.
Molti operatori del settore ritengono che il sistema attuale possa beneficiare di un aggiornamento operativo. La coppia che si è fermata a tentare di soccorrere il gabbiano non si è infatti limitata a contattare il numero del Corpo Forestale, ma ha provato anche a rivolgersi ad alcuni veterinari della zona. Secondo quanto riferito dalla coppia stessa, la risposta ricevuta sarebbe stata che l’intervento non rientrava nelle loro competenze, trattandosi di attività prevista nell’ambito della convenzione con veterinario incaricato. Una possibile soluzione per "tamponare" questo "vuoto operativo" potrebbe quindi essere la creazione di un elenco di veterinari sostituti o reperibili “a gettone”. Un sistema simile esiste già in alcune realtà sanitarie per garantire la copertura dei turni nei pronto soccorso. La competenza per eventuali modifiche alle convenzioni spetta alla Regione Sardegna e agli enti provinciali preposti, che potrebbero valutare una revisione del sistema per evitare rimpalli e ritardi, ma anche per ridurre i rischi per cittadini che, mossi da senso civico, tentano di intervenire senza strumenti adeguati mettendosi a loro volta in pericolo.
Con la nascita della Provincia Nord Est Sardegna appare quindi opportuno rivolgere un appello alla nuova amministrazione provinciale e al suo presidente Settimo Nizzi, anche sindaco di Olbia, affinché si possano individuare soluzioni più moderne ed efficaci. Il gabbiano ferito di viale Italia si è salvato solo grazie alla sensibilità di una volontaria, intervenuta sul posto quasi per caso, evitando che cittadini di passaggio o la stessa scrivente tentassero un recupero improvvisato. Resta però una domanda che molti cittadini continuano a porsi ogni volta che assistono a situazioni simili: il sistema di soccorso della fauna selvatica in Sardegna funziona davvero sul territorio, oppure dipende ancora troppo spesso dalla buona volontà dei singoli?
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