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Monti, Francesco Casula: "Le nostre vie e piazze raccontino anche la storia dei sardi"

Alla Casa del Miele si conclude l’Ottobre Letterario dell’associazione Erèntzia

Monti, Francesco Casula:
Monti, Francesco Casula:
Patrizia Anziani

Pubblicato il 29 October 2026 alle 21:00

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Monti. Una lezione di storia capace di coinvolgere il pubblico, riportando alla luce vicende, contraddizioni e pagine dolorose del passato della Sardegna. Venerdì 23 ottobre, alla Casa del Miele di Monti, l’incontro con Francesco Casula, storico, saggista e giornalista, autore del volume Carlo Felice e i tiranni sabaudi, pubblicato da Edizioni Grafica del Parteolla, ha richiamato numerosi partecipanti, non solo da Monti. L’appuntamento ha concluso con successo l’Ottobre Letterario, la rassegna promossa dall’Associazione Culturale Erèntzia, presieduta da Colomba Isoni, confermando l’interesse della comunità verso le iniziative dedicate alla conoscenza e alla valorizzazione della storia sarda.

Ad aprire la serata è stata la professoressa Pier Anna Mutzu, mentre il dottor Antonio Appeddu ha introdotto l’autore dichiarando che il volume è "giunto alla diciannovesima ristampa e alla 196ª presentazione pubblica". Appeddu si è soffermato sul rapporto tra storia, lingua e identità e sulle lacune dell’insegnamento scolastico, ricordando di aver trovato nei libri di scuola, al posto della storia sarda, cartine in cui sull’Isola compariva soltanto una pecora. “Noi abbiamo il diritto di conoscere la nostra storia”, ha affermato, sottolineando il ruolo fondamentale della lingua nella trasmissione della memoria collettiva.

Particolarmente apprezzata la relazione di Casula, che ha saputo affrontare anche le pagine più crude con chiarezza espositiva e rigore, rendendo accessibili vicende complesse attraverso documenti, testimonianze ed esempi concreti.  Nel corso della serata sono state ripercorse alcune delle pagine più drammatiche della dominazione sabauda: dalle 432 condanne a morte eseguite in tre anni sotto il marchese di Rivarolo, dato ricordato da Antonio Appeddu, alla devastazione di Bono, paese natale di Giovanni Maria Angioy, nel luglio 1796, ricostruita da Francesco Casula. 

o storico si è poi soffermato sull’abolizione del feudalesimo, che, secondo la sua ricostruzione, si tradusse in un vantaggio per gli ex feudatari, indennizzati con rendite mediamente triplicate: "Un affare per i feudatari è l’abolizione del feudalesimo". Non è mancato un riferimento alla Gallura: nel Settecento, ha ricordato Casula, il banditismo riguardava soprattutto gli stazzi galluresi, non la Barbagia. Ampio spazio anche all’Editto delle Chiudende e alla progressiva sottrazione dei terreni all’uso collettivo. “Quindi il problema non è solo economico, ma anche sociale”, ha osservato Casula, perché con la perdita delle antiche forme di utilizzo comunitario della terra “viene distrutto lo spirito comunitario”.

La riflessione si è estesa al Risorgimento e all’Unità d’Italia, anche attraverso due celebri film: Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato, di Florestano Vancini, e Il Gattopardo, di Luchino Visconti. Sono stati scelti per evidenziare le contraddizioni dei grandi cambiamenti politici, le repressioni e la permanenza di antichi privilegi, e per mostrare come il passato si possa ricostruire anche attraverso il cinema e la letteratura, non soltanto con i documenti d’archivio.  Tra le pagine meno conosciute, Casula ha ricordato il destino dei 12.000 militari sardi rimasti sui fronti di guerra dopo l’armistizio del 1943, in gran parte internati nei campi di concentramento: "Noi, della gran parte di questi 12.000 giovani sardi, non sappiamo niente".

 

Lo sguardo si è poi spostato sul presente, a partire dalla toponomastica. Vie e piazze, ha osservato lo storico, sono spesso dedicate a sovrani e protagonisti della politica, o scelte in base alle appartenenze di partito. Restano invece in secondo piano le figure che hanno contribuito concretamente alla crescita delle comunità. “Via dei pastori, via dei contadini, via degli artigiani”, ha proposto, ricordando anche l’esempio di una maestra che aveva avuto un ruolo fondamentale nel proprio paese. “Basta con i cosiddetti grandi! I grandi sono le persone oneste che lavorano e vivono onestamente”. S

Spazio dunque alle personalità sarde che hanno lasciato un’eredità culturale e civile. «Allora Grazia Deledda la metterei in tutti i paesi», ha dichiarato Casula, richiamando anche Giovanni Maria Angioy, senza escludere figure di rilievo internazionale. "La toponomastica, dobbiamo riempirla di figure nostre".

Valorizzare le radici, però, non significa isolarsi. "Io non sono un conservatore nostalgico del passato", ha precisato Casula, sostenendo l’importanza di custodire gli aspetti positivi della tradizione con uno sguardo aperto alla modernità. Richiamando il pensiero dello studioso di Bitti Michelangelo Pira, ha sintetizzato uno dei messaggi più significativi della serata: "Tornare a noi stessi senza chiuderci". Da qui l’invito a incoraggiare studiosi e ricercatori a scrivere la storia delle singole comunità e a ripartire dalla concretezza: "Io dico partire dalle cose semplici, partire dal basso", che per la storia significa "partire da noi stessi".

Casula ha concluso il suo intervento con un messaggio rivolto alle nuove generazioni: "Io ai giovani dico tre cose, che poi è la stessa: studiate". Un invito a coltivare la conoscenza non come semplice esercizio scolastico, ma come strumento per sviluppare una coscienza critica, comprendere il presente e compiere scelte libere e consapevoli.

La serata si è chiusa con un momento di confronto con il pubblico e con espressioni di apprezzamento per l’attività dell’associazione Erèntzia, riconosciuta come una realtà capace di contribuire alla crescita culturale non soltanto di Monti, ma dell’intero territorio.

A novembre la memoria di Monti torna protagonista. Concluso l'Ottobre Letterario, l'Associazione Culturale Erèntzia proseguirà il proprio percorso nel mese di novembre con un nuovo appuntamento dedicato alla memoria della comunità montina. Nel corso dell'iniziativa sarà presentato e proiettato per la prima volta un video che raccoglie testimonianze e ricordi legati alla storia del paese, intrecciando esperienze individuali e memoria collettiva. Un progetto che conferma l'impegno dell'associazione nel recuperare, custodire e valorizzare il patrimonio umano e culturale del territorio, affinché possa essere trasmesso alle nuove generazioni. La data e il programma dell'evento saranno resi noti prossimamente.