Wednesday, 28 October 2026
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Pubblicato il 28 October 2026 alle 13:00
San Teodoro. Un monolocale non è una richiesta di favore né una pretesa fuori luogo. È la misura minima della dignità per chi, giunta alla soglia degli anni più fragili della vita, chiede soltanto un tetto stabile sotto cui continuare a vivere senza il terrore della valigia pronta. L’accorato appello lanciato sui social da don Alessandro Cossu, parroco di San Teodoro, squarcia un velo che la lucida vetrina del turismo stagionale preferisce troppo spesso tenere coperto.
La vicenda riguarda una donna anziana che si trova improvvisamente a dover lasciare la propria abitazione. Ha una pensione dignitosa, una vita serena e la ferma volontà di pagare regolarmente un affitto congruo. Non cerca assistenza gratuita né l'assistenzialismo della Caritas, ma sbatte contro un muro invisibile e invalicabile: l'impossibilità di trovare un alloggio annuale tra San Teodoro e Olbia. Come ha sottolineato con forza don Alessandro nel suo messaggio, "questa signora anziana da qualche mese mi sta chiedendo aiuto perché sta per essere sfrattata dalla sua casa". L'uomo le aveva concesso l'immobile, ma purtroppo "l'erede, il figlio di lui e non di lei, le ha dato l'ultimatum per lasciare la sua casa". Una situazione insostenibile, in cui "questa donna anziana con quasi mille euro di pensione sta cercando un monolocale in affitto, quindi pagherebbe l'affitto, ma che sia certamente un affitto congruo a quello che è giustamente la sua pensione". Questa emergenza individuale porta a galla un disagio sociale ed economico ormai dilagante in tutta la Gallura. Le località di grande interesse turistico stanno progressivamente espellendo chi il territorio lo vive e lo cura trecentosessantacinque giorni all'anno. La morsa del contratto stagionale, da settembre a giugno, impone a famiglie, lavoratori e persone anziane ritmi d'esistenza insostenibili, costringendoli a trasferimenti continui verso centri distanti o ad accettare soluzioni precarie. Il parroco stesso ha evidenziato come questo sia "uno dei tanti motivi di proprio di malessere che questa società sta vivendo, perché da una parte è il rincaro, quindi il caro vita, ma dall'altra è anche un po' egoismo, perché tutti noi, soprattutto a San Teodoro, ma in tutta la costa della Sardegna, ci stiamo chiudendo a causa della troppa paura che non paghino l'affitto oppure a causa del troppo desiderio di guadagnare d'estate".
Immagine generata con AI
Chi sceglie di chiudere la porta a un affitto residenziale per rincorrere il massimo profitto stagionale dimentica che la tenuta morale di un paese si misura sulla tutela dei suoi cittadini più fragili. Don Cossu non si è limitato a lanciare un grido di aiuto: la parrocchia e la Caritas mettono la garanzia in prima persona, ma come ricorda il sacerdote "se possiamo e abbiamo delle case da dare in affitto, pur rinunciando al guadagno estivo, cerchiamo di guadagnare di meno, ma il bene abbiamo fatto, non un'opera buona, un'opera cristiana". È una questione di umanità, di sensibilità e di profondo rispetto verso generazioni che hanno dato tanto e che oggi meriterebbero tranquillità. Don Cossu ha concluso con un invito accorato che interpella le coscienze di tutti noi: "Cerchiamo di riprendere in mano i valori cristiani, che è quello delle vedove, degli orfani e dei poveri, dove il Signore dice che lui è in prima persona con lo stesso quando si vive una situazione del genere. Vi troverete nei poveri e negli ammalati, quindi in questa signora c'è Cristo stesso, e non possiamo essere cristiani e chiudere gli occhi". Per accumulare qualche euro in più c'è sempre tempo. Per restituire la serenità a chi ne ha urgente bisogno, ogni singolo giorno regalato è un bene prezioso che non ammette rinvii.
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