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Francesco Marcetti: trent'anni alla guida della Pallavolo Olbia

Un traguardo storico tra successi giovanili, sfide logistiche e la passione per il volley cittadino

Francesco Marcetti: trent'anni alla guida della Pallavolo Olbia
Francesco Marcetti: trent'anni alla guida della Pallavolo Olbia
Laura Scarpellini

Pubblicato il 28 October 2026 alle 07:00

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Olbia. Sessanta anni di storia, tre decenni da presidente ininterrotto e una passione incrollabile per lo sport cittadino. Il traguardo raggiunto da Francesco Marcetti alla guida della Pallavolo Olbia, rappresenta un pilastro per l'intera comunita sportiva della citta. Fondatore del club nel 1978, prima atleta e poi dirigente dal 1986, il commercialista olbiese assume la presidenza nel luglio del 1996, tracciando un percorso di crescita societaria che oggi conta circa 250 tesserati e un ricchissimo palmares di 51 titoli giovanili regionali, oltre a diciassette stagioni consecutive nel campionato nazionale di Serie B1 maschile.

Foto: Volley Maschile Olbia.

L'impegno della Pallavolo Olbia affonda le sue radici anche nella costante valorizzazione del settore femminile, un pilastro educativo e agonistico fondamentale per la formazione delle giovani atlete galluresi. Attraverso la partecipazione ai campionati di categoria e la costante promozione dei valori di squadra, la societa ha saputo creare un ambiente sano e inclusivo, dove molte generazioni di ragazze hanno trovato uno spazio d'espressione e crescita personale. La sfida di guidare un club cosi articolato non si limita infatti alle sole dinamiche di campo, ma richiede una gestione coordinata capaci di unire dirigenti, tecnici, famiglie e volontari.

Il percorso trentennale di Marcetti si è intrecciato inevitabilmente con i momenti piu complessi della storia recente di Olbia: dalla chiusura dello storico Palazzetto Deiana alla ricerca continua di strutture alternative, fino alle ferite dell'alluvione del 2013 e alle scelte umane piu dolorose, come l'allontanamento di atleti non in linea con la serenita del gruppo. Una visione dirigenziale trasversale, applicata con la medesima rigore della professione di commercialista, dove ascolto, responsabilita e gestione dei rapporti umani rimangono la vera bussola per superare ogni ostacolo e continuare a far crescere i giovani attraverso la pallavolo. Abbiamo incontrato Marcetti tra un allenamento e l'altro, dove il fermento sportivo è tangibile comunicando quanta passione c'è dietro ogni allenamento, ogni partita e ogni punto conquistato.

Dottor Marcetti, guardando indietro a questi trent'anni di presidenza, qual è il ricordo più emozionante legato al settore femminile e alla crescita delle giovani atlete all'interno del club?

"È difficile individuare un solo ricordo, perché in trent'anni sono passate dalla Pallavolo Olbia generazioni di ragazze e ragazzi. Se però devo dire cosa mi emoziona di più, non penso a una vittoria o a uno dei 51 titoli regionali conquistati. Penso piuttosto a quando incontro, magari dopo venti o trent'anni, un nostro ex atleta che mi ferma, ricorda un allenatore, una trasferta, un campionato, un episodio vissuto insieme e mi dice quanto quell'esperienza sia stata importante nella sua crescita. È in quei momenti che comprendi davvero il valore di una società sportiva. Una coppa resta in bacheca, ed è giusto esserne orgogliosi, ma il risultato sportivo dura una stagione; l'effetto che lo sport produce su una persona può durare una vita.
In questi trent'anni ho visto bambini diventare ragazzi e poi adulti, alcuni continuare nello sport, altri prendere strade completamente diverse. Qualcuno è tornato in palestra da dirigente, da tecnico o semplicemente da genitore, affidandoci a sua volta i propri figli. Credo che questa sia forse la soddisfazione più grande: capire che la Pallavolo Olbia non è stata soltanto il luogo nel quale hanno imparato a giocare a pallavolo, ma un pezzo della loro formazione e della loro vita".

Foto: Volley Femminile Olbia.

Dalla chiusura del Palazzetto Deiana alle difficoltà dell'alluvione del 2013: qual è stata la ricetta dirigenziale per non far crollare la società nei momenti più complessi?

"Non  c'è stata una ricetta: l'evento è stato rapido, eccezionale, traumatico, non avevi vicino un testo o persone che ti trasferissero un'esperienza sul come reagire. Siamo partiti  dalla volontà di non arrendersi e soprattutto  di continuare in ciò che era stato interrotto per due settimane (tanto era il tempo dato dalla Federazione per trovare una palestra idonea e riprendere a giocare le partite): sarebbe stato molto più semplice ridimensionare tutto ma non è nel mio carattere e devo essere sincero che tutti, dagli atleti, ai genitori, ai dirigenti, hanno spinto in questa direzione. Abbiamo attraversato momenti nei quali sono venuti meno quelli che per la nostra società sportiva sembrano punti fermi: il Palazzetto Deiana, la disponibilità delle palestre, la possibilità stessa di programmare serenamente l'attività. In circostanze del genere un dirigente deve avere la capacità di cambiare le priorità: prima vengono le persone, poi viene tutto il resto. La Pallavolo Olbia ha così dovuto adattarsi, trovare soluzioni,  rinunciare a categorie nazionali e ridimensionare temporaneamente le proprie ambizioni. Ma abbiamo cercato di non sacrificare mai la base della società e il settore giovanile. Abbiamo trovato una casa anche in un capannone della zona industriale e siamo ripartiti. E quando siamo tornati ad avere condizioni migliori, siamo risaliti da circa 180 agli attuali 250 tesserati. Forse questa è la ricetta che abbiamo scritto: non confondere una difficoltà con la fine del progetto. Le strutture possono mancare, le risorse possono diminuire, i risultati possono non arrivare, ma se rimangono le persone, la credibilità e la voglia di lavorare insieme, una società può ripartire. In trent'anni ho imparato che nei momenti di maggiore difficoltà il compito di chi guida non è trasmettere ansia o preoccupazione ma dare al gruppo la sensazione che esista sempre una strada alternativa da percorrere".

Foto: Under 17 maschile Campione Regionale ultime due stagioni.

Lei applica la sua visione professionale anche nella gestione sportiva: quanto contano l'ascolto e la responsabilità nel guidare una comunità di oltre 250 tesserati?

"Contano moltissimo. Anzi, credo che ascolto e responsabilità siano due delle parole fondamentali di una leadership. Nel libro che sto scrivendo sulla “leadership inconsapevole” parto proprio da un'idea maturata attraverso le mie esperienze professionali e sportive: non si guidano le organizzazioni, si guidano le persone. E le persone hanno bisogno di sentirsi ascoltate, considerate e responsabilizzate.
Lo sport, da questo punto di vista, è stato una straordinaria scuola. Mi ha costretto a comprendere le persone al di là delle loro performance. Prima dell'atleta c'è il ragazzo o la ragazza, così come prima dell'allenatore o del dirigente c'è una persona, con il proprio carattere, le proprie aspettative, le proprie difficoltà e le proprie emozioni. Se dimentichiamo questo, possiamo magari costruire una squadra vincente per una due stagioni stagione ma difficilmente costruiamo una società destinata a durare.
Ascoltare, però, non significa rinunciare a decidere. È un aspetto al quale tengo molto. Non ho mai ricercato  di ottenere consenso su ogni scelta: ho cercato di essere stimato e rispettato. Ci sono momenti nei quali bisogna assumersi la responsabilità di decisioni difficili e anche impopolari se si ritiene che servano a proteggere il gruppo e l'organizzazione.La fiducia, inoltre, non deriva automaticamente dal ruolo. Essere presidente ti attribuisce una funzione, non l'autorevolezza. La fiducia non si pretende, si conquista, giorno dopo giorno, attraverso la coerenza tra quello che dici e quello che fai. È probabilmente questo è stato l'indirizzo che ho provato a dare in questi trent'anni di presidenza. I giovani di oggi delle volte sembrano distratti da tante cose: magari non subito, magari dopo uno due anni,  colgono gli obiettivi della nostra societa' attraverso gli allenatori, i loro dirigenti. Anche i genitori piu partecipi percepiscono la nostra mission e sono importanti nel percorso del figlio iscritto. Avere regole e obiettivi conosciuti di impegna ma aplla fine rende le cose più semplici. E tra queste regole c'è anche  la responsabilità. Io credo che dare fiducia generi responsabilità. I nostri atleti/e, una volta entrati nel percorso agonistico, devono percepire la fuducia del Club atrraverso tutte le componenti e assumersi la responsabilità di essere compartecipi agli obiettivi".

Dopo trent'anni alla guida della Pallavolo Olbia e 51 titoli regionali in bacheca, quali sono i prossimi orizzonti e i sogni ancora da realizzare per lo sport cittadino?

"Il primo obiettivo è continuare a far crescere la Pallavolo Olbia senza perdere  identità. Oggi abbiamo oltre 250 tesserati e partecipiamo a 14 campionati: significa avere una responsabilità importante nei confronti delle famiglie e della città. Vorrei che ogni ragazza e ogni ragazzo che entra nella nostra società potesse trovare le condizioni per esprimere il proprio massimo potenziale, qualunque esso sia: per qualcuno sarà giocare un campionato nazionale, per qualcun altro semplicemente vivere per alcuni anni una bella esperienza di sport e di gruppo. Entrambe le cose hanno valore. Tutti noi dirigenti e allenatori dobbiamo imparare ad accettare questa diversità di obiettivi ma anche i ragazzi devono accettare che per stare insieme positivamente si deve contemperare il proprio egoismo con gli obiettivi del gruppo e della società.  Perche' naturalmente rimane l'ambizione agonistica. Una società sportiva deve avere dei sogni e deve provare a salire di livello quando esistono le condizioni per farlo. Mi piacerebbe rivedere stabilmente la Pallavolo Olbia nei campionati nazionali e creare un percorso che permetta ai nostri migliori giovani di arrivarci indossando la maglia con la quale sono cresciuti. Ma c'è un sogno ancora più ampio, che riguarda lo sport cittadino. Vorrei che Olbia riconoscesse sempre di più lo sport giovanile come un vero e proprio strumento di  politica sociale. Ogni ragazzo che trascorre il pomeriggio in palestra, seguito da un allenatore e inserito in un gruppo nel quale impara regole, impegno, rispetto, team working, rappresenta un investimento per tutta la comunità. Riuscire a portare la nostra amministrazione comunale a investire più risorse nelle società sportive oltre che negli eventi sportivi potrebbe essere l'obiettivo dei prossimi anni".

Foto di copertina: prima squadra della Pallavolo Olbia 1978 e dott. Francesco Marcetti.