Friday, 10 April 2026
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Pubblicato il 10 April 2026 alle 07:00
Berchidda. Esiste un filo invisibile che unisce le foreste tropicali dell'Australia alle colline granitiche della Sardegna. È un filo fatto di sogni, studio e, soprattutto, terra. Mattia Asara e Gabriele Serreri, dopo quasi un decennio trascorsi "oltreoceano", hanno deciso di riportare a casa un tesoro prezioso: non oro, ma la conoscenza dell'agricoltura sintropica.
A pochi chilometri da Olbia, su un terreno di tre ettari che oggi porta il nome di Lughèria, a Berchidda i due giovani hanno avviato una piccola azienda che sfida i paradigmi dell'agricoltura convenzionale. Qui non si sfrutta il suolo, lo si rigenera. Guidati dalla visione di Ernst Götsch e dai precetti di Gennaro Cardone, pioniere dell'agroforesta mediterranea, Mattia e Gabriele stanno trasformando un pezzo di Sardegna in un ecosistema complesso dove l'uomo non è padrone, ma collaboratore della natura.
Abbiamo incontrato Mattia Asara, il "contadino armonico", per farci raccontare questa sfida che profuma di futuro.
Mattia, tu ti definisci un "contadino armonico". Ci spieghi cos'è l'Agrosintropia e perché sostieni che possa salvare la nostra terra?
"L'agricoltura sintropica è un metodo agroforestale rigenerativo che imita la successione naturale delle foreste. Immaginiamo un sistema denso e complesso dove le piante non competono, ma cooperano. Produciamo cibo ricostruendo la fertilità del suolo ed eliminando pesticidi e concimi. Dal suolo nasce tutto: è il serbatoio più prezioso per la vita umana. La sintropica ribalta il paradigma attuale: invece di degradare il terreno, lo trasforma in un accumulatore di carbonio e humus, creando un microclima umido resistente alla siccità. È la nostra risposta concreta al riscaldamento globale".
Recentemente, molte persone sono arrivate a Berchidda da tutta Italia per i vostri corsi. Che effetto fa vedere questo ritorno alla terra nelle nuove generazioni?
"È un segnale di speranza immenso. Vedere giovani e meno giovani arrivare fin qui per sporcarsi le mani e studiare con Gennaro Cardone ci conferma che la missione di divulgazione è fondamentale. È una piccola, grande rivoluzione che non usa armi, ma "bombe di semi". C’è un desiderio profondo di cambiamento e di ritorno a una vita che abbia un senso biologico e spirituale più profondo".
Il progetto Lughèria punta all’autosufficienza. Quali sono i pilastri di questa vostra indipendenza e come si concilia con l'inclusione sociale?
"Il cammino è lungo, ma la strada è tracciata. Puntiamo all'autosufficienza energetica con il fotovoltaico e a quella idrica recuperando l'acqua piovana e ricaricando le falde attraverso piccoli stagni. Dal punto di vista alimentare, oltre agli orti, aspettiamo con fiducia che l'agroforesta — che ha solo due anni — ci regali la sua abbondanza. Sul fronte sociale, Lughèria è aperta a tutti i curiosi. Sebbene la natura impervia del terreno limiti ancora l'accesso a certe disabilità motorie, il nostro obiettivo rimane la condivisione. Facciamo bioedilizia con terra cruda e paglia, e trasformiamo la nostra frutta secca in creme sane, macinate a pietra durante festival e sagre, per mostrare che un'economia diversa è possibile".
Lughèria non è solo un'azienda agricola, ma un laboratorio a cielo aperto. Tra le linee agroforestali spunta la lavanda angustifolia, da cui Mattia e Gabriele estraggono oli essenziali purissimi, mentre le vecchie macine in pietra trasformano la frutta secca in creme genuine, senza zuccheri né latte, rispettando l'integrità del seme.
L'uso della bioedilizia organica (argilla e paglia) per le strutture aziendali completa il cerchio di un progetto che rifiuta il cemento e gli inquinanti. In questo angolo di Sardegna, l'autosufficienza non è un isolamento, ma una riconnessione. Mattia e Gabriele dimostrano che tornare alla terra non significa fare un passo indietro, ma compiere il balzo in avanti più importante di tutti: quello verso la sopravvivenza del nostro ecosistema.
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