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Rubrica "Pillole di crescita": cosa fare quando i punti fermi crollano?

L'intervista alla psicologa e coach Paola Gallelli

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Ilaria Del Giudice

Pubblicato il 24 May 2026 alle 09:00

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Olbia. Ci sono momenti nella vita in cui qualcosa si rompe all’improvviso. Una relazione che finisce, un lavoro che cambia, un’amicizia che si allontana, una certezza che smette di sembrare stabile. E insieme a quel cambiamento spesso arriva una sensazione profonda di smarrimento. Non è solo il dolore per ciò che si perde: è la percezione di non sapere più chi si è. Ne abbiamo parlato con la psicologa e coach Paola Gallelli che, in questo nuovo numero della nostra rubrica "Pillole di benessere e crescita personale" ci accompagnera' in una riflessione sul cambiamento, sulla paura di perdere i propri punti di riferimento e sulla possibilità di trasformare una crisi in un’occasione di rinascita personale.

“Quando perdiamo qualcosa, spesso perdiamo anche una parte dell’identità. Dottoressa Gallelli, perché alcuni cambiamenti ci destabilizzano così profondamente?"

«Perché molto spesso non crolla soltanto una situazione esterna. Crolla anche la parte di identità che avevamo costruito attorno a quella situazione. Una relazione, un lavoro, un ruolo familiare o sociale diventano inconsapevolmente il modo attraverso cui definiamo noi stessi. Quando vengono meno, molte persone non soffrono solo per la perdita, ma per la difficoltà di riconoscersi senza quel riferimento». 

La ricerca continua della stabilità
Viviamo in una società che ci spinge a cercare sicurezza ovunque: nelle relazioni, nel lavoro, nelle abitudini, nel controllo. Ma il problema, secondo Paola Gallelli, nascerebbe quando tutta la nostra stabilità inizia a dipendere esclusivamente da qualcosa di esterno. «A quel punto basta poco per sentirsi crollare - spiega la dott.ssa - Una delusione, una perdita, un cambiamento improvviso. E improvvisamente ci sentiamo persi». 

Molte persone, infatti, restano per anni dentro equilibri solo apparentemente stabili. Relazioni che fanno male ma danno l’illusione di sicurezza. Lavori che consumano energia ma sembrano rassicuranti. Situazioni costruite più sulla sopravvivenza che sul benessere autentico. Il corpo però lo sente. Anche quando la mente prova a convincersi che vada tutto bene, dentro qualcosa continua a tendersi.

"Perché spesso il cambiamento arriva come uno scossone improvviso?"

«Perché a volte non possiamo più continuare a ignorare ciò che siamo diventati. Esiste una parte di noi che sa perfettamente quando stiamo vivendo lontani da ciò che sentiamo davvero».

Secondo la psicologa, siamo stati educati a considerare il cambiamento come qualcosa di pericoloso. Ci spaventa il vuoto, l’incertezza, la perdita dei riferimenti. Eppure è proprio in quella fase instabile che può iniziare la trasformazione più autentica.

«Prima si rompe una forma vecchia. Poi, lentamente, ne nasce una nuova - fa luce la dott.ssa Gallelli - Ma nel mezzo c’è una terra scomoda, quella in cui non sei più chi eri e non sei ancora diventato chi stai per diventare». 

L’errore più comune dunque sembrerebbe voler tornare “come prima”. In quei momenti, infatti, la mente cerca risposte immediate. Vuole riempire il vuoto, tornare rapidamente alla normalità, riprendere il controllo. Ma, sottolinea Paola Gallelli, è proprio qui che nasce uno degli errori più frequenti: «Molte persone cercano disperatamente di tornare come prima. Ma bisogna chiedersi: quello era davvero equilibrio oppure semplice adattamento?».

Adattarsi non significa necessariamente stare bene. Ci si può abituare alla tensione, alla mancanza d’amore, alla disconnessione emotiva, fino a chiamare “normalità” qualcosa che normale non è. Poi qualcosa si rompe. E ciò che era stato trattenuto per anni inizia finalmente a emergere: ansia, paura, senso di vuoto, confusione.

«Non perché siamo sbagliati - sottolinea l'esperta - ma perché improvvisamente non possiamo più distrarci da noi stessi. Quando saltano i punti saldi emergono le domande più profonde: Chi sono senza questa relazione? Chi sono senza questo ruolo? Chi sono se non posso più controllare tutto? Chi sono davvero quando smetto di fare ciò che gli altri si aspettano da me?. Sono domande che spaventano perché ci costringono a guardarci senza maschere. Ma forse alcune crisi arrivano proprio per interrompere automatismi che andavano avanti da troppo tempo».

Secondo la dott.ssa Gallelli, il cambiamento vero non sarebbe sempre romantico o liberatorio come spesso viene raccontato: «A volte è stancante, confonde, lascia senza energie. A volte obbliga a lasciare andare versioni di sé che si credevano definitive. Ma è anche il momento in cui si può iniziare a sentirsi davvero. Perché finché tutto resta uguale, molte persone continuano a correre, controllare, resistere. Quando invece qualcosa si rompe, il rumore si ferma. E lì diventa impossibile continuare a scappare da se stessi. È lì che avviene l’incontro più importante: quello con la propria verità interiore». 

Alla fine, forse la domanda più importante non è come evitare il cambiamento, ma piuttosto come attraversarlo senza perdere se stessi. La vera stabilità non nasce dal controllo assoluto della vita. Nasce dalla capacità di restare presenti anche quando le cose cambiano. Dal costruire un centro interiore che non dipenda completamente da ciò che succede fuori. E questo richiede coraggio: il coraggio di lasciare andare ciò che non ci rappresenta più; il coraggio di restare nel vuoto senza riempirlo subito; il coraggio di ascoltare ciò che emerge quando smettiamo di anestetizzarci con le abitudini.

Il consiglio finale della psicologa e coach Paola Gallelli è semplice quanto profondo: «Non correre subito a riempire il vuoto. Ascoltalo. Perché certe versioni di noi muoiono in silenzio… prima che possa nascere qualcosa di più vero».