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Da Budoni ai grandi palchi della musica: Simona Farris si racconta

La carriera della cantante gallurese emerge come un manifesto di disciplina e studio

Da Budoni ai grandi palchi della musica: Simona Farris si racconta
Da Budoni ai grandi palchi della musica: Simona Farris si racconta
Laura Scarpellini

Pubblicato il 07 January 2026 alle 10:00

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Budoni. Nel panorama musicale contemporaneo, saturato da algoritmi e popolarità fulminee che svaniscono nell’arco di una stagione televisiva, esiste un’isola di resistenza fatta di spartiti, ore di conservatorio e gavetta autentica. È l’isola di Simona Farris, un’artista  che ha saputo trasformare il vento della sua Gallura in un soffio vocale capace di conquistare i palcoscenici più prestigiosi d'Italia.

Originaria di Budoni, Simona che oggi vive a Roma, non è solo "la voce che accompagna i grandi". È l’incarnazione di un percorso che oggi, troppo spesso, viene colpevolmente minimizzato. In un’epoca dominata dalla narrazione dei social e dei talent show – dove il successo viene venduto ai giovani come un diritto acquisito o un colpo di fortuna mediatico – la storia della Farris ci ricorda che il talento, senza il magistero dello studio, è una fiamma destinata a spegnersi presto.
 
l traguardo di Simona — che la vede oggi colonna portante dei tour di Noemi e presenza fissa nelle orchestre Rai (da L'Anno che Verrà a Domenica In) — non è frutto del caso. È il risultato di un percorso accademico d’eccellenza, culminato con la lode al Conservatorio di Frosinone.
C’è un aspetto sociale profondo in questa traiettoria: mentre i social network alimentano la speranza di una "fama facile", illudendo migliaia di giovani che basti un video virale per definirsi artisti, Simona Farris dimostra che la vera libertà artistica si conquista con la tecnica. Solo chi padroneggia lo strumento voce può permettersi di spaziare dal funk-soul vibrante dei suoi idoli della black music o dalla solennità di no porgo reposare  fino all'emozione ancestrale di brani come "No Potho Reposare".
Foto: Somona Farris e Noemi insieme in tournè
 
Spesso il grande pubblico ignora la complessità del ruolo del corista a questi livelli. Non si tratta "solo di cantare dietro", ma di una precisione chirurgica, di una capacità di ascolto e di una versatilità che solo anni di studio possono conferire. È un ruolo che richiede un’umiltà intellettuale rara: mettere il proprio talento immenso al servizio di un progetto collettivo, mantenendo però una personalità vocale riconoscibile.
In questa intervista che ci apprestiamo a leggere, emerge il ritratto di una donna che non ha cercato scorciatoie. Simona Farris ci parla di una Sardegna che è radice e non limite, e di una professione che è, prima di tutto, un lavoro artigianale fatto di costanza.
 
Il suo messaggio è un monito necessario per le nuove generazioni: il talento non è un punto di arrivo, ma una responsabilità che va coltivata con il sudore. Perché se la fama può arrivare in un clic, la credibilità – quella vera, che ti porta sui palchi che contano – si costruisce una nota alla volta. Al nostro incvontro Simona Farris svela cosa  si nasconde dietro le quinte di una voce che ha scelto la strada della competenza in un mondo che sembra averla dimenticata.

Le curiosità da rivolgere ad un'artista giovane e di grande talento come lei sono davvero molteplici: quanto lavoro c'è dietro una tournée, il momento più emozionante?

"Il lavoro che c’è dietro è tanto. La preparazione al Tour Teatrale è più impegnativa rispetto ai concerti all’aperto. Per iniziare l’artista sceglie i brani da eseguire e il loro ordine, affiancata dalla figura del direttore musicale che prepara tutto il materiale utile per i musicisti e il live. Dopodiché si iniziano le prove musicali, dove i musicisti con il direttore musicale si incontrano per provare e mettere a punto ogni dettaglio su ogni singolo brano come per esempio scegliere i suoni, scegliere il tipo di arrangiamento, le dinamiche e tanto altro. Nel frattempo la scenografa e l’ingegnere delle luci lavorano sulla realizzazione di altri aspetti scenografici. Si passa poi all’ultima fase cioè l’allestimento del tour, tutti i reparti tecnici e musicali si riuniscono in un posto dove tutto prende forma, in questo caso noi abbiamo utilizzato il teatro di Crema e siamo stati lì una settimana circa. Ci sono una serie di figure che durante lo spettacolo non si vedono ma che sono per noi fondamentali, sono tutti i ragazzi coordinati dal Direttore di Palco che lavorano prima del concerto per montare scenografia, luci e strumenti musicali. Ci supportano in ogni spostamento e sono la parte più importante perché ci permettono di concentrarci solo sulla musica e anche quando c’è un problema tecnico lo risolvono velocemente senza compromettere lo show. Dopo l’allestimento si fa la data zero e poi si parte con il tour. Sono state 14 date sparse per l’Italia in posti bellissimi, mi sento sicuramente arricchita da questa esperienza. Il momento più emozionante è stato sicuramente entrare al Palazzetto a Roma. Li ho visto tanti concerti e ogni volta speravo di poterci cantare su quel palco, credo di aver attirato a me questo sogno e quando sono entrata è stato bellissimo".

Foto: Simona Farris e Noemi

Se c'è stato qualcosa che in qualche modo l'ha messa alla prova?

"Sì, in questo tour ce ne sono state due di cose che mi hanno messo alla prova, una bella e una brutta. Partiamo da quella bella e motivante. Al palazzetto avevamo tanti ospiti con cui cantare, Gigi D’alessio, Gabbani, Serena Brancale, Tiromancino, Carl Brave, Gaetano Curreli e Fabrizio Moro, una cosa bellissima, ma non sapevo esattamente cosa sarebbe successo fino alle prove svolte il pomeriggio prima dello show, era un po’ un'incognita perché non avevo mai cantato con la maggior parte di loro, e quando fai i cori per seguire bene il cantante principale diciamo che farci qualche prova può essere utile. Per fortuna mi sono preparata bene e ho portato a casa un buon risultato con calma e attenzione. Questo avvenimento mi ha fatto prendere coscienza del fatto che l’esperienza accumulata nel tempo mi è servita e che anche i momenti di difficoltà se affrontati bene si posso superare con facilità. Il secondo momento di difficoltà è che mi sono presa una brutta influenza in un momento intenso del tour. Avevamo tre date di fila e io sono arrivata alla prima già malata, perdendo addirittura la voce alla seconda. Purtroppo il freddo e le influenze stagionali non mi hanno aiutato, la fortuna ha voluto che avessimo quattro giorni di pausa che mi hanno permesso di curarmi".

Le posso chiedere se già ci sono prossimi progetti?

"Sto cercando di realizzare uno spettacolo che mi piacerebbe portare un po’ in giro. Io sono una grande appassionata della musica Soul e delle cantanti della musica soul, come per esempio Whitney Houston, Anita Baker, Mariah Carey , Minnie Riperton  e altre… Mi piacerebbe mettere su un concerto dove poter cantare e raccontare questa musica. Spero di poterlo realizzare presto. Inoltre sto provando a scrivere altre canzoni e spero di pubblicare qualcosa a breve".