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Cento scienziati scrivono a Conte: "servono misure drastiche"

Cento scienziati scrivono a Conte:
Cento scienziati scrivono a Conte:
Olbia.it

Pubblicato il 23 ottobre 2020 alle 14:24

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Roma, 23 ottobre 2020 - Cento scienziati e professori chiedono al premier Giuseppe Conte misure più drastiche per contenere il contagio. La richiesta è contenuta in una lettera che sta facendo discutere tutta Italia. Secondo alcune indiscrezioni di stampa, il presidente del Consiglio Conte si sarebbe dato 10 giorni di tempo per decidere su una nuova serrata. Gli scienziati chiedono, però, "di assumere provvedimenti stringenti e drastici nei prossimi due o tre giorni". Tra i firmatari anche il rettore della Normale di Pisa, dott. Luigi Ambrosio.

Proprio il dott. Parisi, sull'Huffpost, aveva lanciato per primo l'appello in questo senso lo scorso 21 ottobre in questo contributo. Nell'analizzare il modo in cui i casi stanno aumentando, Parisi nell'articolo tratteggiava un futuro prossimo a tinte fosche: "Se andiamo avanti con lo stesso ritmo di aumento, ovvero se i numeri dei casi continueranno ad adagiarsi sulla stessa retta, fra tre settimane ci troveremo con quasi centomila casi al giorno, cinquecento morti al giorno e con la stessa crisi sanitaria del marzo scorso.Ma ben prima di arrivare a centomila casi al giorno, il sistema sanitario e il tracciamento collasserebbero con conseguenze disastrose. Centomila casi al giorno sembra un numero strabiliante, quasi incredibile, ma basta guardarsi attorno: il Belgio, un paese con una popolazione 5-6 volte più piccola dell’Italia, sta sugli undicimila casi al giorno, che, fatte le debite proporzioni, corrispondono a 60.000 casi per un paese grande come l’Italia. Certo, non sta scritto da nessuna parte che la crescita epidemica debba andare avanti con un raddoppio costante nel prossimo futuro.Tuttavia se la situazione non cambia, se non cambia il numero di persone che va al lavoro, che si affolla sui mezzi di trasporto pubblico, che lavora in situazioni insalubri, che s’incontra con decine di persone a feste dove inconsapevolmente è presente una persona infetta, se tutto questo non cambia, ogni malato continuerà a contagiarne due fino a quando la maggior parte della popolazione non si sarà infettata".

L'articolo di Parisi è lungo, articolato e tocca molti temi: la consapevolezza che l'ideale sarebbe ridurre i contagi senza arrivate al lockdown, la necessità di avere dati più completi sulle modalità di trasmissione (dove avvengono i contagi, tra chi, in quali occasioni, quali sono le attività a rischio etc), il timore che il sistema Italia non abbia raccolto queste informazioni.

Allarmati dalle parole del dott. Parisi, ecco i 100 scienziati e professori che chiedono misure più drastiche: "Il necessario contemperamento delle esigenze dell'economia e della tutela dei posti di lavoro con quelle del contenimento della diffusione del contagio deve ora lasciar spazio alla pressante esigenza di salvaguardare il diritto alla salute individuale e collettiva sancito nell'art. 32 della Carta costituzionale come inviolabile".

E ancora: "Prendere misure efficaci adesso serve proprio per salvare l'economia e i posti di lavoro. Più tempo si aspetta, più le misure che si prenderanno dovranno essere più dure, durare più a lungo, producendo quindi un impatto economico maggiore".

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