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Cronaca

Caso "Belen", replica ufficiale della LAV

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Angela Galiberti

Pubblicato il 10 agosto 2013 alle 18:09

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Olbia - Il caso Belen, l'asinella utilizzata dai suoi proprietari come attrazione turistico-fotografica nel centro storico di Olbia, continua ad essere al centro delle cronache. La replica ufficiale della Asl, che ha risposto sia all'esposto della LAV (Leva anti-vivisezione) e alle segnalazioni dei cittadini, avrebbe dovuto mettere la parola "fine" sulla vicenda. Ma così non è stato. Questa mattina è arrivata la replica ufficiale della LAV che, con un comunicato stampa - provvisto di un parere scientifico, risponde punto per punto alle affermazioni del dottor Antonio Mura, responsabile del servizio veterinario gallurese. "Premesso che a nostro parere la questione Belen è soprattutto di natura etica e apre il dibattito sul nostro modo di percepire gli altri animali e di rapportarci a loro - scrive la dottoressa Nadia Zurlo, responsabile nazionale LAV settore equidi - continuiamo a sostenere con forza che il contesto urbano sia inconciliabile con il benessere di un equide, per quanto domestico. Mai nessun processo di abituazione potrà cancellare i bisogni primari di un essere vivente, così come le sue caratteristiche di specie". "Abbiamo chiesto un parere a due studiosi ( un etologo e un coach zooantropologico), per ribattere scientificamente e con cognizione di causa alle dichiarazioni del dottor Mura - aggiunge la responsabile LAV settore equidi - Non solo l’etologia ha superato da tempo tesi fortemente orientate all’antropocentrismo e alla valutazione “umana” dell’animale, ma anche la giurisprudenza prende sempre in maggiore considerazione questi aspetti per l’accertamento del maltrattamento, nonostante il parere negativo da parte del servizio veterinario". Infine, Nadia Zurlo si rivolge al sindaco di Olbia, Gianni Giovannelli. "Desideriamo anche rivolgerci al sindaco di Olbia perché è attraverso le scelte della pubblica amministrazione che i cittadini possono essere guidati verso un corretto rapporto con gli animali - sottolinea Nadia Zurlo - E l’esposizione dell’asinella Belen non è una buon biglietto da visita per una città che potrebbe offrire molto di più ai suoi turisti”. A rispondere dal punto di vista scientifico alla Asl sono il dottor Francesco De Giorgio e la dottoressa José Schoorl dell'Istituto Internazionale di Zooantropologia (Olanda), il primo etologo e la seconda coach zooantropologico. "Gli asini sono animali sociali, con esigenze collegate al loro percorso evolutivo di specie. Un asino mantenuto in regime di isolamento sociale non ha la possibilità di esprimere i suoi pattern specie-specifici, oltre a quelli individuali, questa condizione impatta gravemente sul suo benessere cognitivo, emozionale e sociale - scrivono l'etologo De Giorgio e il coach zooantropologico Schoorl - I segnali di questo malessere sono spesso difficilmente osservabili, ma esistono e non tenerne conto, a causa di una scarsa predisposizione all'etica, rischia di mandare messaggi deviati e antropocentrici all'opinione pubblica." Dopo questa introduzione generale, i due scienziati si addentrano nella questione "Belen". "Relativamente al caso dell'asina di Olbia, detenuta in isolamento sociale sia nel contesto quotidiano che nei momenti di fiera - affermano i due studiosi - si possono ravvisare diversi elementi di maltrattamento: mancanza di un contesto sociale asinino adeguato, impatto sulla sfera emotiva dell'asina a causa dell'esposizione ad un contesto antropocentrico improprio, eccessivo contatto fisico con le persone e conseguente violazione delle aree di rispetto dell'animale". "La dichiarazione prodotta dall'ASL di Olbia - continuano Francesco De Giorgio e José Schoorl - evidenzia la scarsa conoscenza delle principali esigenze di specie di questo animale. Sarebbe interessante sapere a quali parametri, a quale check-list, a quale metodologia, bibliografia ed esperti fa riferimento la ASL di Olbia e soprattutto quali sono i parametri di riferimento in merito alla presunta felicità dell'animale nel contatto con i bambini. Oltre a questo, da un punto di vista educativo e pedagogico, la vista di un asino tenuto come un oggetto all'interno di un contesto inappropriato, può avere diversi effetti negativi diseducativi sui più giovani, che poi avranno immagini distorte della nostra coesistenza con gli animali. Siamo nel 2013, queste immagini vanno evitate e sostituite con altre immagini, grazie alle quali si possa sviluppare maggiormente il valore di cura dell'Altro e non l'uso dell'Altro. Il mondo sta subendo un forte cambiamento nella considerazione degli animali, si spera che anche Olbia se ne renda conto".

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