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Cronaca Olbia

Silvia Piga e Clhoè: “ecco come ho sconfitto l’anoressia”

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Olbia, 10 gennaio 2020 – Vincere un mostro e trasformalo in un messaggio di speranza: è questo un po’ il sunto della vita di Silvia Piga, classe ’88: una donna minuta laureata in Lettere classiche e Scienze dell’educazione, sopravvissuta all’anoressia.

Nata a Tempio Pausania, cuore della Gallura, Silvia Piga da anni  ama insegnare e dilettarsi nello scrivere. Sono suoi diversi libri  di successo come il  saggio Tutti pronti per la maturità”, edito dalla CSA Editrice.

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La sua grande sensibilità l’ha portata ad avere sempre a cuore i giovani e il mondo che vi gira intorno tra problematiche importanti, e vita vissuta.

Ora però ad essere al centro dell’attenzione non sono i suoi ragazzi, lei stessa con il suo ultimo libro ha deciso di mettersi a nudo, raccontando la sua dura esperienza di vita che l’ha portata a combattere una guerra privata e spietata contro l’anoressia.

“Mi sono ammalata dopo l’esame di maturità – racconta la scrittrice -. Ho bellissimo ricordi della  mia  un’infanzia meravigliosa attorniata dall’amore della mia famiglia, ma il confronto con il mondo esterno mi ha delusa rispetto alle aspettative e nella mia vita”.

“L’incontro poi con persone sbagliate mi hanno fatto più male che bene e,   nonostante i successi scolastici, sentivo di non essere  mai all’altezza. Dopo gli studi accademici avevo perso completamente la stima in me stessa  ritrovandomi in breve tempo in un tunnel ingestibile più grande di me”.

“Sono stata malata circa 11 anni e fin quando non ho iniziato a stare male non conoscevo neppure il mio peso. Non era per me un’ossessione  quindi non non lo facevo regolarmente .Certo è che ero in salute. Ricordo che il peso più basso che ho visto  indicato sulla bilancia è stato quello di appena  27 chili”.

Le chiediamo cosa si sente di consigliare alle famiglie e a coloro che stanno vivendo una situazione simile alla sua: “Per i Dca la terapia prevista in Italia a mio parere è in parte contro producente: ospedalizzazione, nutrizionisti, psichiatri. La malattia non si combatte mettendo in pausa la vita e dedicandosi solo ad un tour fra centri di cura e sedute di psichiatria”.

“I i disturbi alimentari a mio parere si curano con un approccio più educativo orientato allo sviluppo della resilienza, fatto di obiettivi concreti e realizzabili”, spiega la dott.ssa Piga.

“La fame interiore è più grande della fame del corpo e si cura con le relazioni sociali, i progetti, l’agire. Il corpo è un mezzo attraverso il quale si manifesta un dolore indescrivibile ma curare il corpo senza contemplare la mente e il cuore, è come mettere un cerotto su una fontana che sgorga acqua h24”, continua.

È un fiume in piena mentre racconta del suo vissuto. Traspare tutto il suo desiderio di metter in guardia le persone per preservarle dal dolore.

“La terapia psicologica è fondamentale, io ho avuto un magnifico medico psicologo che mi ha guidata a riappropriarmi di me stessa e l’alimentazione è stata una meta non posta all’inizio del mio percorso, quanto piuttosto un obiettivo da raggiungere passo dopo passo.La normale conseguenza di un percorso di guarigione emotiva”, specifica la scrittrice tempiese.

“Credo non si possa chiedere ad un paziente che utilizza il disturbo alimentare per manifestare il suo dolore di rinunciare a quello come prima cosa, senza prima aver affrontato le cause scatenati”.

Quali i passi più duri? Tanti, racconta.

“Il primo è stato non identificarmi più con la malattia e capire che potevo essere me anche senza quella parte. E dopo ovviamente trovare il coraggio di buttarmi. Ma una volta iniziato, nonostante le difficoltà, i primi chili: sì, quelli sono stati i più difficili da mettere su. Poi sono arrivati i cambiamenti del corpo. A quel punto avevo la mia vita ricca e in progress sull’altro piatto della bilancia e ho capito che ne valeva la pena, anche se quello che vedevo nello specchio era tanto diverso da prima”.

Viene spontaneo chiederle ciò che non farebbe più.

“Il mio passato mi ha resa ciò che sono ora e detesto il pensare con il “senno di poi”. Diciamo che se potessi parlare alla me di tanti anni fa le direi di non permettere agli altri di farle del male, di toglierle le sue sicurezza, le direi di ribattere e difendersi , di non perdere la sua voce. Mai”.

Ora che è stata archiviata l’anoressia, questa nuova Silvia cosa desidera realizzare?

“Sono un’educatrice e un’insegnante privata, amo scrivere e sorprendermi ogni giorno con nuove idee e progetti. Ciò che adesso mi sta davvero a cuore è essere una voce fuori dal coro riguardo i disturbi alimentari per non lasciare che tutto ciò che ho passato resti in un cassetto. Vorrei con la mia esperienza personale e la mia formazione professionale possa  essere d’aiuto a chi ora sta attraversando ciò che io stessa ho vissuto su di me”.

Ma c’è stato un’aiuto speciale per lei, un legame forte e importante che nei momenti più duri le ha dato la forza di andare avanti e vincere  la sua personale battaglia: l’incontro con  Chloè.

“Il mio magico click è avvenuto lo scorso gennaio (2019): già dal mese di agosto quando è arrivata Chloè ho cominciato a guardare avanti e a iniziare a nutrirmi ma ero ancora incerta, tentennante e anche l’alimentazione non era costante. A gennaio invece sono riuscita a dare una svolta decisiva. Chloè la mia gattina che ho adottato proprio al momento giusto, è con lei che ho ricominciato a mangiare davvero, amo prendermi cura di lei, è la mia gioia quando rientro a casa”.

Ora Silvia Piga è impegnata nella promozione del suo nuovo libro “L’amica di mia figlia” in cui racconta dell’anoressia. Un romanzo che ha molto dell’autobiografico,  e che intende trasmettere al lettore l’ esperienza  acquisita direttamente.

L’autrice inoltre è sempre disponibile per dispensare consigli ai ragazzi, sia attraverso il suo account Facebook che quello di Instagram

L’attendiamo nella nostra città a giorni per un nuovo incontro che possa essere di aiuto per tutti coloro che hanno  tanta sofferenza e tormenti interiori, ma che attendono solamente un magico “click”.

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