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Olbia: tra auto e tavolo ticket non c’è pace per San Simplicio

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Olbia, 9 giugno 2019-  Ad Olbia non c’è pace per San Simplicio. Ogni volta che arriva la stagione turistica si torna a discutere più animatamente sui social  – a volte anche aspramente – in merito alla discutibile prassi del parcheggio selvaggio di fronte alla ex cattedrale.  

Infatti quei fedeli che si recano in auto alle funzioni religiose per la stragrande maggioranza decidono, un po’ per non fare due passi in più, un po’ per la fretta, un po’ per entrambi i motivi, di  posteggiare i loro veicoli (che non sono pochi, e nemmeno col cartellino per invalidi esposto) proprio in quello spazio del sagrato immediatamente antistante alla facciata del monumento nazionale.

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In molti ricorderanno che prima dei lavori dell’Urban Center – che hanno più che raddoppiato l’area del piazzale- il sagrato era chiuso a sud da un muro rettilineo, oggi richiamato alla memoria da una striscia di basoli di diverso colore che delimitano la parte di proprietà comunale, di nuova creazione, da quella che tutti conoscevamo, rimasta di proprietà della Chiesa. Quella interessata, appunto, dall’usanza di cui si tratta, altrettanto antica, ma non per questo degna di essere…tutelata.

Negli ultimi giorni sono ricomparsi – e sono pure tanti! – i commenti di disappunto su Facebook. Auto lì davanti sì, auto lì davanti no; ma che orrore! Estetica violata;  impossibilità ad immortalare il monumento romanico con foto decenti con tutte quelle lamiere colorate davanti, ecc. ecc. 

Ad avviso di chi scrive (e non solo di chi scrive, stando alle numerose lamentele che quotidianamente raccogliamo) oltre alla non certo edificante visione di tutte quelle auto in sosta davanti a cotanta bellezza artistica va da qualche tempo ad aggiungersi un altrettanto esteticamente discutibile tavolino di legno coperto da una tovaglia a fiori piazzato proprio lì, sul portale di ingresso e degno di un commento  colorito del grande Vittorio Sgarbi.

Ne riportiamo una foto affinché ognuno veda e valuti. Sappiamo bene che da un anno circa la basilica minore è stata scelta come museo a pagamento.  Quattro euro per una spiegazione, e gratis se vuoi entrare a pregare sentendo la spiegazione fatte ai visitatori naturalmente muniti di biglietto.

Luogo di preghiera, ma forse – e anche questo è stato motivo di discussioni sui social-  non più di silenzio, che è l’anima della preghiera, così ci hanno insegnato. Insomma per questo pezzo di storia, culla della cristianità della città di Olbia, non c’è pace. Né silenzio. Chissà se San Simplicio potesse parlare. Voi cosa ne pensate?

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