Friday, 16 January 2026
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Pubblicato il 16 January 2026 alle 07:00
Olbia. In un’epoca dominata dall’algoritmo dell’istantaneo, dove il valore di un’idea sembra misurarsi in manciate di secondi e la soglia dell’attenzione giovanile è costantemente messa a dura prova dal riverbero dei display, accade qualcosa di inaspettato. Il protagonista di questa piccola, grande rivoluzione culturale è Salvatore Caligaris. A soli sedici anni, Salvatore ha deciso di non lasciarsi soggiogare dal dilagante culto dell’effimero, scegliendo di rifugiarsi (e di far rifugiare altri) tra le braccia del mondo classico. La sua non è una fuga dal presente, ma un modo per abitarlo con maggiore consapevolezza: Salvatore ha infatti fondato a Olbia la delegazione sarda del Centrum Latinitatis Europae (CLE), un’istituzione che promuove la latinità e le radici della cultura europea. Mentre il dibattito sociologico si interroga spesso con rassegnazione sul distacco delle nuove generazioni dall’impegno intellettuale, da Olbia arriva un segnale di controtendenza che sa di riscatto e di speranza.
Il contrasto è netto. Da una parte, una società che troppo spesso propone ai ragazzi modelli basati sull'apparire e sulla rapidità priva di contenuto; dall'altra, un giovane che riconosce nello studio, nella letteratura e nelle lingue classiche gli strumenti necessari per costruire un degno percorso di vita, sia sociale che professionale.
La storia di Caligaris ci ricorda che i veri valori come la preparazione, la profondità del pensiero, il senso critico, non sono cimeli polverosi, ma braci ardenti sotto la cenere di una modernità talvolta superficiale. Olbia, città dinamica e in continua metamorfosi, si scopre così scenario ideale per questa "resistenza culturale", dimostrando che esiste una gioventù capace di guardare al passato per progettare un futuro che non sia solo un riflesso digitale.
Abbiamo incontrato Salvatore per capire cosa spinga un adolescente d'oggi a scegliere Virgilio e Cicerone come compagni di viaggio in un mondo che sembra aver dimenticato il valore del tempo e della memoria.
A soli 16 anni, la sua passione per il mondo classico l'ha portata a fondare la delegazione sarda del Centrum Latinitatis Europae a Olbia. In un'epoca dominata dalla velocità dei social media, come si concilia l'immediatezza della comunicazione digitale con la profondità e la lentezza richieste dallo studio delle lingue classiche come il latino e il greco?
"Sì, il prof. Weissengruber, presidente e fondatore del Centrum Latinitatis Europae, mi ha proposto di creare una delegazione diretta qui, nella città di Olbia. Per noi è una vera occasione per rilanciare la nostra cultura e la nostra storia. Troppo spesso la romanità sarda è oggetto di attacchi diretti o, peggio, di informazioni false. Proprio per questo, anche in collaborazione con altre realtà territoriali, avvieremo una sezione dedicata alla “ricostruzione” dell’identità culturale olbiese, fondata su fonti, metodo e serietà scientifica. La questione della rapidità del mondo contemporaneo mi, e ci, tocca profondamente. Ma rapidità non significa per forza superficialità. Con Hub Letteratura, e il ringraziamento più grande va ai miei soci, ho potuto constatare che un reel, un post o una storia spiegata bene possono accendere una scintilla autentica. Certo, il greco e il latino sono lingue che richiedono tempo: per impararle, ma soprattutto per amarle. Come tutte le cose belle, non sono materie “flash” o “smart”. Naturalmente, però, l’una dimensione non esclude l’altra. La comunicazione digitale coglie l’immediatezza; lo studio, la riflessione sul testo e sulla lingua ti porta nella profondità. È un rapporto costante tra Antico e Moderno: l’uno illumina l’altro".
Lei ha dichiarato di voler dare "nuovo lustro" a Olbia elevandola culturalmente. Quali sono le prime iniziative concrete che la delegazione metterà in campo per coinvolgere la cittadinanza, e non solo gli addetti ai lavori, nel riscoprire le radici classiche della città e dell'isola?
"L’idea di voler dare un nuovo “lustro” culturale a Olbia, in dialogo costante con le istituzioni, nasce dal desiderio di rendere accessibili e vivibili alcune “pillole” della nostra città. Penso, ad esempio,a incontri tematici dedicati ai reperti conservati nei nostri musei. A breve, inoltre, realizzeremo la presentazione del volume Storie arabe di Greci e di Romani del prof. Di Branco: un testo fondamentale per comprendere come la storia del mondo antico non sia affatto eurocentrica, ma il risultato di continui scambi, traduzioni e contaminazioni culturali. Gli eventi saranno pensati soprattutto per i non addetti ai lavori, perché è proprio dalla curiosità — da ciò che inizialmente non si conosce — che nasce una passione autentica".
Oltre all'iniziativa associativa, lei gestisce una piattaforma web di divulgazione storica, culturale e linguistica. Qual è il fil rouge che unisce questi due progetti e in che modo il web, spesso percepito come luogo di superficialità, può diventare un'arma vincente per la diffusione della cultura classica?
"Il fil rouge che lega Hub Letteratura e la delegazione del CLE è uno solo: rendere la cultura classica qualcosa di vivo. Credo davvero che oggi più che mai sia necessario riscoprire quella calma e quella metodologia di vita che solo lo studio della classicità può insegnarci. In entrambi i progetti parto sempre dalla stessa domanda: “Perché dovrebbe interessarmi?”. Studiare le nostre radici in modo libero, senza l’ansia di un attestato o di una valutazione, è qualcosa che, in un certo senso, completa la nostra esperienza di vita".
L'educazione tradizionale a volte fatica a trasmettere l'attualità del pensiero classico. Qual è, secondo la sua visione, la chiave per dimostrare ai suoi coetanei che la cultura latina e greca non è solo un esercizio scolastico fine a se stesso, ma uno strumento per comprendere meglio il presente?
"La chiave, secondo me, è mostrare che i classici non solo parlano ancora di noi, ma avevano già intuito dilemmi che oggi viviamo in forma amplificata. Un esempio potentissimo è Platone: nel Fedro, attraverso il mito di Theuth, definisce la scrittura un phármakon, cioè qualcosa che è insieme rimedio e veleno. La scrittura aiuta la memoria, ma rischia anche di indebolirla, perché ci spinge ad affidarci a qualcosa di esterno invece di esercitare davvero il pensiero. Rileggendo oggi, è impossibile non pensare all’intelligenza artificiale. Anche l’IA è un phármakon: può ampliare le nostre capacità, aiutarci a studiare, comprendere e creare, ma può anche renderci passivi se usata senza consapevolezza. Platone non parlava di tecnologia moderna, ma ci ha lasciato una chiave di lettura ancora attualissima. È così che la cultura classica smette di sembrare lontana e torna a essere uno strumento per interrogare il presente".
A 16 anni si pensa al futuro. La sua dedizione al mondo antico è un trampolino di lancio per una carriera in questo ambito, o vede la sua passione come un impegno civico e culturale che accompagnerà altre scelte professionali?
"È vero: a 16 anni si pensa al futuro, forse anche troppo. Al momento i miei interessi sono profondamente legati a queste materie, e spero un giorno che la carriera dell’insegnamento possa accogliere anche me. Vorrei proseguire sulla strada dei miei docenti, a cui devo moltissimo: la loro passione è una fonte costante di ispirazione, e posso solo augurarmi, un giorno, di riuscire a trasmettere anche solo una parte di ciò che loro hanno dato a me".
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