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Olbia: Pina Piras dalla fotografia alla magia della ceramica

L'artista conquista l'Expo dell'Artigianato con opere uniche che intrecciano memoria, mare e anima sarda

Olbia: Pina Piras dalla fotografia alla magia della ceramica
Olbia: Pina Piras dalla fotografia alla magia della ceramica
Laura Scarpellini

Pubblicato il 16 October 2026 alle 07:00

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Olbia. Ci sono artiste capaci di custodire la bellezza della Sardegna e restituirla con una delicatezza intima, quasi riservata, ma dotata di una forza espressiva straordinaria. Tempo fa, sulle pagine di Olbia.it, avevamo raccontato la sensibilità dell'olbiese Pina Piras attraverso la lente della sua macchina fotografica: un obiettivo attento, guidato da una passione autentica e dalla capacità di catturare l'anima nascosta dei dettagli, dei riti popolari e dei paesaggi più selvaggi della nostra isola. Oggi ritroviamo Pina Piras in una nuova veste, tattile e materica, al Museo Archeologico di Olbia, dove le sue creazioni in ceramica hanno riscosso una valanga di apprezzamenti durante il recente Expo dell'Artigianato Sardo nell'ambito dell'evento Benvenuto Vermentino 2026.

Il suo progetto, battezzato con poetica autenticità Terre di Pina, rappresenta un viaggio profondo nel cuore dell'identità sarda. La terra modellata al tornio si fonde con gli elementi della macchia mediterranea, i legni consumati dalle maree e i vetrini levigati dalle onde, trasformando l'argilla in opere uniche, imperfette e per questo vive. Un passaggio creativo nato durante il silenzio del lockdown, quando l'impossibilità di fotografare all'esterno ha trasformato l'urgenza espressiva in un dialogo viscerale con la materia.

Pina, per Olbia.it raccontammo il suo talento fotografico e la sua capacità di catturare emozioni intime attraverso l'obiettivo. Oggi la ritroviamo al Museo Archeologico con la ceramica: come si è evoluto questo passaggio dallo sguardo visivo della fotografia al contatto plastico e tattile con la materia sarda?

"La fotografia è sempre stata la mia grande passione, anche se ho iniziato a praticarla in età adulta. Durante il periodo del Covid, non potendo uscire a fotografare e avendo ormai ritratto ogni angolo, insetto e fiore del giardino, ho deposto le armi. Avevo cambiato città, vita e lavoro, mi sentivo persa e avvertivo la necessità di fare qualcosa perché la mia creatività stava esplodendo. Ho sempre amato l'arte: da ragazza dipingevo, ho fatto maglia, uncinetto e qualsiasi cosa mi consentisse di creare. Durante il lockdown ho iniziato a guardare i video di bravissimi ceramisti giapponesi ed è stato un mondo fantastico. Grazie a mio compagno Alessandro sono riuscita a contattare una maestra di ceramica che dava lezioni online. Posso dire che la ceramica mi ha salvato la vita. Chi nasce e vive quasi tutta la vita in Sardegna non può vivere altrove: ogni cosa che faccio mi ricorda la mia terra, i colori, le forme e la simbologia. Ogni volta che provo a discostarmi per rendere i miei pezzi neutri nascono cose buffe, perché lo sguardo è sempre rivolto alla mia meravigliosa isola".

Nei suoi scatti fotografici ha sempre messo al centro la sensibilità, il racconto personale e la protezione della memoria. In che modo questa stessa ricerca di identità e interiorità si riflette nelle forme e nelle superfici delle sue ceramiche in esposizione?

"Ho iniziato a fotografare durante le numerose escursioni di trekking, un'altra delle mie passioni che mi ha permesso di scoprire angoli di Sardegna mai visti prima. Da lì ho iniziato a fotografare i carnevali sardi, le feste e le sagre di paesi a me sconosciuti, mossa dalla curiosità per i riti e le tradizioni. Credo sia stato naturale trasmettere la stessa ricerca nella ceramica. I miei oggetti sono pezzi unici che nascono dall'impulsiva necessità di dare forma a un pensiero, un ricordo o un'emozione. I colori sono quelli della terra, della macchia mediterranea e del mare; spesso utilizzo legni e vetri consumati e restituiti dalle maree".

Nel suo annuncio definisce questa mostra un "viaggio tra tradizione, creatività e identità". C'è un'opera specifica tra quelle esposte al Museo Archeologico di Olbia che considera il vero punto d'incontro tra il suo passato creativo e questa nuova maturità artigianale?

"La mostra è un viaggio nella tradizione artigianale sarda. Io non mi definisco ancora un'artigiana, se proprio devo definirmi direi che sono più un'artista in cerca di un'identità riconoscibile. Le ceramiche esposte al Museo rappresentano la mia ricerca attraverso terre diverse per oggetti differenti tra loro. C'è la tradizione, ma c'è anche una spinta verso colori e forme più moderne e attuali. Ogni pezzo esposto racconta il mio percorso: dai vasi con trame create dai vecchi centrini fatti da mia mamma, agli scarti di legno che riutilizzo, fino ai vetrini consumati dal mare che inserisco nelle mie creazioni".

Ispirare il pubblico olbiese con le sue creazioni è da sempre una costante della sua storia artistica. Che effetto le fa ritornare a parlare alla sua città all'interno di uno spazio istituzionale così importante per la cultura dell'isola?

"Non penso di essere una fonte di ispirazione, ma tornare con un nuovo progetto artistico nella mia città è una cosa che mi rende immensamente felice. È stato un bellissimo regalo entrare a far parte di un evento così importante come Benvenuto Vermentino e la Mostra d'Artigianato Sardo all'interno del nostro splendido Museo Archeologico. Sono profondamente grata per l'opportunità che mi è stata data e vorrei ringraziare di cuore la CNA Gallura, in particolare Marina Deledda, Luana Scanu, il direttore Giovanni Pasella e il direttore artistico Marcello Muru".

Foto Pina Piras durante uno dei tanti eventi artigianali a cui ha partecipato