Friday, 16 October 2026
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Pubblicato il 16 October 2026 alle 07:00
Olbia. Il lungo elenco dei contenziosi in essere che vede protagonista il Comune di Olbia si è arricchito di una nuovo capitolo, per la verità già in essere. Davanti al Tirbuanale amministrativo della Sardegna è finita una controversia sulla sanatoria edilizia di una condotta per le acque bianche in località Cala Saccaia. Da una parte il Comune di Olbia, dall'altra Industrie Cala Saccaia Srl (cioè il polo cantieristico Valdettaro) che ha impugnato il diniego definitivo disposto dal Comune di Olbia lo scorso luglio più tutta una serie di atti collegati, compresi i pareri del Genio Civile di Sassari e dell'Agenzia regionale del Distretto Idrografico della Sardegna.
La notizia emerge nella delibera di giunta numero 458 del 9 ottobre 2026. I tempi sono stretti: la camera di consiglio per discutere la domanda cautelare presentata dalla società è fissata per il prossimo 21 ottobre, cioè mercoledì prossimo.
Al centro della vicenda c'è una DUA in sanatoria edilizia relativa all'accertamento di conformità di una condotta per le acque bianche a Cala Saccaia. Il 2 luglio 2026 il dirigente del Settore Pianificazione e Gestione del Territorio del Comune di Olbia ha adottato il provvedimento con il quale la richiesta è stata definitivamente respinta. Industrie Cala Saccaia ha deciso di contestare la decisione davanti alla giustizia amministrativa.
Non è la prima volta che il TAR si esprime su un argomento simile e con gli stessi protagonisti. Il 14 ottobre 2025, i giudici amministrativi della Sardegna si erano pronunciati in parte favorevolmente nei confronti della società, annullando alcuni atti e riaprendo la pratica di accertamento amministrativo. Per questa sentenza, vi è un giudizio pendente in Consiglio di Stato a cui è ricorsa la Regione Sardegna.
L'oggetto di della sentenza emessa nel 2025 riguardava la realizzazione di una condotta con interramento di un canale e un relativo ordine di ripristino dei luoghi emesso dal Comune di Olbia a cui è seguito un diniego di una sanatoria: i giudici del Tar hanno dato ragione alla società, ritendendo legittima la prima parte dell'opera, mentre per la seconda hanno ordinato al Suape di riaprire il procedimento per riesaminare la pratica. Tra gli atti annullati dal Tar vi era anche un parere negativo del Genio Civile che presupponeva la demanialità del canale. Per il Tar, la demanialità di corpo idrico non va presunta, ma va dimostrata e non basta il suo inderimento nel reticolo idrografico regionale. Insomma, la vicenda è complessa e merita ulteriori approfondimenti. Nel frattempo, non resta attendere il TAR.
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