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Olbia, pedonalità come trasporto principale? La proposta di Hub.MAT

I percorsi pedonali potrebbero diventare i circuiti principali su cui spostarsi

Olbia, pedonalità come trasporto principale? La proposta di Hub.MAT
Olbia, pedonalità come trasporto principale? La proposta di Hub.MAT
Camilla Pisani

Pubblicato il 22 febbraio 2021 alle 06:00

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Olbia. C’è grande fermento attorno al dibattito sulla mobilità sostenibile e sulle nuove, necessarie evoluzioni rispetto al modo di spostarsi all’interno delle città.

Se il volume delle automobili diventa ogni giorno più insostenibile, emerge con evidenza il bisogno di ripensare alle città e ai loro quartieri come spazi funzionali alle esigenze dei cittadini.

È l’idea lanciata da Hub.MAT, il laboratorio urbano per la mobilità, l’ambiente e il territorio, che, ispirandosi alla recente legge approvata a Berlino, lancia una riflessione sull’idea di pedonalità come principale mezzo di trasporto.

Ai dodici quartieri della capitale tedesca, infatti, è stato richiesto di sviluppare un progetto pedonale sperimentale; ad esempio: verde semaforico prolungato per i pedoni, percorsi casa-scuola sicuri per i bambini, più attraversamenti e panchine, marciapiedi ribassati per permettere l'accessibilità di sedie a rotelle e passeggini, inasprimento delle misure contro il parcheggio illegale e la guida pericolosa.

Molto interessante l’aspetto della delega ai quartieri, posti all’interno della progettazione non come oggetti ma come soggetti: se ogni quartiere manifesta le sue proprie peculiari necessità, relativamente alle tipologie di persone che lo abitano, ai centri di aggregazione e alle sedi da raggiungere (scuola, lavoro, ospedali), diventa chiaro come la riorganizzazione della mobilità debba tenerne conto, di caso in caso.

“Anche ad Olbia, delegando i singoli quartiere a presentare dei progetti, sarebbe possibile arrivare a garantire una minima pedonalità. Noi abbiamo presentato, insieme a Sensibilmente, il progetto Noi siamo Q, dove Q sta per quartiere, partendo da una zona periferica come Isticadeddu, che è strutturato in modo da poter immaginare una sorta di centro attorno al quale far ruotare il quartiere.

Purtroppo ad Olbia la dimensione di quartiere è poco valorizzata, perché ognuno di essi volge necessariamente verso il centro. Se invece si ripensasse alla funzione del quartiere, si andrebbero a risolvere innanzitutto molti problemi di accesso ai servizi” dice Roberta Calcina di Hub.MAT.

Non ricollegare necessariamente ogni quartiere al centro città, quindi, e coinvolgere i comitati delle singole aree in un’analisi delle criticità e delle necessità prima e in una progettazione della pedonalità poi: “questo consentirebbe di avere una rete che serva le necessità interne del quartiere di collegare tra loro i servizi essenziali, permettendone una fruizione equa e semplice; si risolverebbe anche la gerarchia dei quartieri, che è ancora prevalente” commenta ancora Calcina.

Il discorso della pedonalità come mezzo di trasporto non può ovviamente prescindere da quello dell’accessibilità e di una progettazione inclusiva dello spazio: basti pensare ai bisogni degli anziani, della loro oggettiva maggiore difficoltà negli spostamenti, che porta all’isolamento sociale; laddove non c’è relazione condominiale, non c’è un centro di aggregazione raggiungibile facilmente, nuclei familiari che si disperdono, le case indipendenti diventano vere e proprie “isole” che non collegano ma distanziano.

Bisogna tenere conto di chi vive delle disabilità motorie, sensoriali, cognitive, e pianificare una pedonabilità che sia accessibile per tutti: preliminarmente a questo, va ripensato il concetto stesso del pedone; tutti sono pedoni, anche se è forse complesso identificarsi in quanto massa critica, anche per via della eterogeneità delle esigenze.

“Il codice della strada menziona difficilmente i pedoni, per i quali esistono poche regole. Questo perché le relazioni tra i pedoni sono immediate e molto dirette, mentre per le automobili questa relazione è mediata sia dalla maggiore velocità sia dal fatto che si tratta di veicoli con un ‘guscio fisico’, per cui è necessario regolarne il transito.

Ai pedoni viene semplicemente richiesto di ‘non fare’ determinate cose, proprio perché tutte le cose che potevano essere d’intralcio o pericolo sono state normate in senso negativo. Dunque il fatto che si cominci a riconsiderare questa figura del pedone è il segnale di qualcosa che sta cambiando” conclude la responsabile di Hub.MAT.

Olbia e i suoi quartieri potrebbero prestarsi bene ad una riprogettazione dello spazio urbano: il suggerimento di Hub.MAT è semplice ma rivoluzionario: “Forse se anche Olbia sperimentasse la delega ai quartieri per identificare i progetti pedonali prioritari locali, si potrebbe tentare una minima accessibilità diffusa anche nella nostra città” recita la pagina Facebook del laboratorio di mobilità; al centro della riflessione il cittadino e i suoi spostamenti, nel rispetto delle abilità di ognuno, dell’ambiente e della relazione sociale.