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Olbia, la solidarietà "operaia" di Tonino Cau: una vita per gli "ultimi"

Il percorso dello storico fondatore di Labint, tra fede e impegno per aiutare i poveri

Olbia, la solidarietà
Olbia, la solidarietà
Camilla Pisani

Pubblicato il 14 aprile 2021 alle 06:00

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Olbia. Una solidarietà operaia, in grado di camminare nelle scarpe degli altri: non sono sufficienti queste parole, ma possono essere un buon inizio per raccontare la storia straordinaria di Tonino Cau, uomo-istituzione nel mondo dell’integrazione culturale ad Olbia.

“Ho avuto sicuramente esempi incredibili sin da ragazzino – ricorda Tonino – soprattutto da mia sorella, che si dedicava ai poveri, facendomeli sempre restare in qualche modo in risalto. Quando, negli anni ’60, ero vice parroco, avevo organizzato, insieme ad altri giovani, una sorta di scuola serale per i bimbi bisognosi, ed altre iniziative per il Terzo Mondo; la mia idea fu quella di raccogliere gli ori che ciascuno di noi conservava dai regali di battesimo, tenendo bene a mente che avremmo dovuto donare in primis noi. Quello che ci muoveva era l’essenza del messaggio di Gesù, aiutare gli ultimi, i dimenticati, i più bisognosi, ed è quello che ha animato ognuno dei miei progetti; all’epoca non a tutti fu gradito il nostro afflato solidale, tanto che ricevemmo i rimproveri del parroco, il quale ci biasimava per non averlo consultato prima di agire. Ciononostante, andammo avanti con coraggio. Uno dei miei collaboratori più fidati è stato il prete Ignazio Demuro, il quale, tornato da un’esperienza missionaria in Brasile, mi propose di organizzare delle comunità di base in cui impegnare i giovani a praticare il vero senso del Vangelo; noi vedevamo che nelle parrocchie questo spirito non c’era, e ci organizzammo con altri due giovani preti, andando ad operare nella parte più povera in assoluto della diocesi di Tempio. Approdammo quindi ad Orgosoleddu, la zona più malandata e bisognosa di assistenza; inizialmente abbiamo trovato delle difficoltà, ma alla fine siamo riusciti a fare delle bellissime iniziative, è stato un decennio fantastico durante il quale siamo riusciti anche a far realizzare le fogne che mancavano in varie aree”.

Dopo poco tempo, Tonino Cau decide di uscire dall’ordine religioso, diventando laico a tutti gli effetti ma continuando a credere e praticare il messaggio del profeta Gesù: da lì comincia a lavorare con i ragazzi delle scuole di Poltu Quadu, al tempo zona con vari problemi (poi, nel tempo, risolti).

“È stata un’esperienza bellissima ascoltare le necessità di questi ragazzi, la loro voce, perché sentivo che erano loro ad avere bisogno più di tutti; la sfida è stata però quella di rimanere aperti alla città, non ghettizzarsi” racconta il fondatore di Labint.

Nel 1995, una fortuita ma abbacinante “folgorazione” sul cammino di Tonino Cau: “casualmente mi capitò davanti agli occhi una pubblicità progresso, raffigurante un immigrato che lavava i vetri di un auto, mentre l’automobilista lo guardava insofferente; sotto, la scritta che recitava ‘invece di mandarlo via, invitalo a pranzo’. Per me fu un’illuminazione, che mi portò ad ampliare lo sguardo sulla povertà. Solo pochi giorni dopo, avvicinai uno degli ambulanti di via Vicenza, invitandolo a cena a casa mia; non parlava italiano, si chiamava Amadou e venne a casa nostra. Il giorno dopo mi contattò al telefono Aly Cissé, con cui da quel momento in poi si formò un sodalizio che dura tuttora, da cui è nata l’idea della scuola di italiano per stranieri”.

Ed è forse la scuola l’iniziativa più ricca di senso, nel percorso pur densissimo del fondatore di Labint: “i primi anni le classi erano composte solo da uomini, ma col tempo abbiamo cercato di incentivare la presenza femminile, che anche grazie all’arrivo delle donne albanesi e dell’Est Europa, è stato sdoganato. In oltre venticinque anni di attività, la scuola ha aiutato chi arrivava ad Olbia, spesso senza conoscere nemmeno la propria lingua di origine, ad inserirsi nel mondo del lavoro, ad orientarsi e scongiurare l’esclusione sociale, conoscere e fare gruppo tra le varie comunità ed allo stesso tempo a farsi conoscere da quella olbiese” conclude Tonino Cau.

Parla sempre al plurale, Tonino, come a ribadire ad ogni parola il senso di vera compassione che guida da decenni il suo percorso, la convinzione che solo insieme agli altri si fanno grandi cose: il suo è un amore assoluto nei confronti degli ultimi, degli invisibili, lontano da qualsiasi forma di retorica, di buonismo. La sua fede nel messaggio cristiano è radicale, pulita, universale, una mano tesa instancabile nella sua pratica di solidarietà, aperta come un sorriso, fresca come la gratitudine.