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Olbia, la musica e il valore dell’umiltà: Giada Inzaina si racconta a cuore aperto

Olbia, la musica e il valore dell’umiltà: Giada Inzaina si racconta a cuore aperto
Olbia, la musica e il valore dell’umiltà: Giada Inzaina si racconta a cuore aperto
Laura Scarpellini

Pubblicato il 21 May 2026 alle 17:00

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Olbia. Giada Inzaina, figura centrale ma rigorosamente defilata della scena culturale della cittadina di Telti, sarà la protagonista assoluta del prossimo appuntamento mensile dell'Officina della Musica, attesa alle ore 19:00 di oggi, giovedì 21 maggio 2026,  sul palco del Centro Musica Academy in via Bologna 3 a Olbia. La sua presenza si configura come un momento di snodo per l'intera comunità artistica locale: un incontro intimo e profondo in cui la Inzaina condividerà la propria visione sulla gestione dei talenti sardi, alternando riflessioni personali a suggestivi omaggi acustici, in un dialogo aperto che promette di ridefinire i contorni dell'impegno culturale nel territorio.

La serata, condotta da Paolo Ardovino e arricchita dalla partecipazione speciale di Alain Pattitoni, diventerà un viaggio nella memoria collettiva dell'isola. Al centro del dibattito ci sarà il racconto di un'eredità complessa che unisce la straordinaria stagione del teatro sardo – segnata dallo zio di Giada, storico e importante impresario della parte nord della Sardegna – alla parabola artistica dell'indimenticabile Vittorio Inzaina. Il padre di Giada, interprete di solida tradizione che scelse di proseguire la sua carriera a Milano tenendosi distante dal circuito dei media e della televisione, rivive oggi non solo nella musica che l'ospite proporrà durante la serata, ma soprattutto nella prosecuzione del suo impegno civile.

Un impegno che si traduce nella gestione del Premio Vittorino Zaina, giunto quest'anno alla sua quarta edizione. Fortemente voluto dall'assessore Matteo Sanna per onorare il ricordo del cantante, il premio rappresenta oggi un cantiere aperto che, sotto la nuova direzione artistica di Claudia Aru, punta con ambizione e costanza a raggiungere i livelli e il prestigio dei festival storici dell’isola.

La cifra distintiva di Giada Inzaina risiede tuttavia nella sua postura intellettuale: un netto e consapevole rifiuto delle etichette e dei personalismi. In un'epoca incline alla spettacolarizzazione e alla ricerca di facili patenti di autorevolezza, la sua scelta è quella di rimanere ancorata a terra, rivendicando un’umiltà che si traduce in rigore metodologico. La musica, per lei, resta una dimensione intima, una passione che la accompagna da tutta la vita e che ha scelto di vivere lontano dai riflettori in favore di una dimensione più autentica.

Giada Inzaina si apre con noi ad un dialogo che attraversa la memoria dello spettacolo, la gestione del presente e la visione per i giovani artisti.

In Gallura e oltre, la sua attività legata alla musica e alla promozione dei talenti emergenti viene vista da molti come un punto di riferimento importante. Sente di avere questo ruolo di guida per il territorio?

"Io non mi reputo assolutamente un punto di riferimento, anche perché ci sono da tanti anni altri concorsi molto importanti e prestigiosi, come ad esempio il Premio Parodi o il Premio Maria Carta. Noi, diciamo, siamo ancora all'inizio, stiamo provando a entrare in questo mondo e quella di quest'anno sarà la quarta edizione. Più che una guida, non mi sento proprio una guida e non mi ritengo un'artista: un artista poteva essere mio padre. Io rimango molto con i piedi per terra. Mi sembra un po' troppo definirmi un punto di riferimento, anche se sono sicura che con il tempo il nostro progetto prenderà piede come gli altri, dove arriva gente anche da fuori".

Oggi lei si trova a portare avanti la gestione del Premio Vittorio Inzaina. Com'è nata questa iniziativa e qual è il bilancio di questo percorso giunto alla sua quarta edizione?

"Se parliamo del Premio Vittorio Inzaina, c'è da dire che è stata una cosa fortemente voluta dall'assessore Matteo Sanna. Io ho accettato automaticamente perché tutto quello che si poteva fare per il ricordo di mio padre a me andava benissimo. L'assessore lo fa veramente con tantissimo amore, affetto e dedizione, e io sono super contenta. Come ho detto, è una cosa che è ancora all'inizio, questa estate sarà il quarto anno. C'è una nuova direttrice artistica che abbiamo deciso di prendere, Claudia Aru, e siamo ancora ai primi passi. Ci sono concorsi molto più grandi e conosciuti da tantissimi anni, quindi noi siamo ancora acerbi, ma abbiamo l'ambizione di portarlo veramente agli stessi livelli".

All'interno di questo progetto si avverte il peso e il valore di una memoria familiare importante. Suo zio è stato una figura di rilievo come impresario teatrale e tuo padre un cantante. In che modo queste due figure hanno influenzato il suo percorso, pur mantenendo lei una strada differente?

"Mio zio e mio padre erano due cose totalmente differenti. Mio zio era un impresario teatrale fantastico e importantissimo. All'epoca, quando faceva l'impresario, calcola che in Sardegna erano soltanto in due: lui gestiva tutta la parte nord e un altro la parte sud, verso Cagliari. Mio zio ha sempre lavorato per conto suo come impresario, mentre mio babbo faceva una cosa totalmente diversa. Mio babbo ha sempre continuato a "fare il pensionato", diciamo, perché dopo quelle brutte operazioni non ha più potuto cantare. Mio padre amava follemente cantare, ma non ambiva assolutamente a diventare nulla, anche perché in giro c'è così tanta brava gente e artisti fantastici che studiano canto fin da piccoli. Mio nonno non ha mai voluto che lui facesse il cantante, non amava assolutamente tutto ciò che circondava quel mestiere. Mio babbo odiava la televisione, le cose scritte sui giornali, ed è per questo che si è allontanato da quel mondo. Ha proseguito la sua carriera in locali molto importanti di Milano, ma sempre al di fuori del circuito mediatico. Cantava perché era il suo sogno e il suo mestiere, ma era una persona umilissima, e questo me lo ha trasmesso assolutamente".

Guardando al futuro e al suo rapporto con la musica, qual è il messaggio più grande che sente di trasmettere ai giovani che si avvicinano a questo mondo?

"Fa molto difficile farmi delle domande perché non mi ritengo assolutamente un'artista, sono una persona molto umile. Amo follemente cantare e mi piace tantissimo la musica, è una cosa che mi ha sempre accompagnata in tutta la mia vita. Mi piace farlo con il mio coro o in qualche serata, ma senza ambire a nulla. L'unica cosa che posso dire e che posso trasmettere è che quando una persona ama fare qualcosa, o ha un sogno e un'ambizione, deve continuare a percorrere quella strada. Assolutamente".