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Olbia, la comunità musulmana inizia il Ramadan: "non solo rituale, ma pratica di solidarietà"

Conosciamo meglio questa importante celebrazione, grazie al racconto del presidente di Labint

Olbia, la comunità musulmana inizia il Ramadan:
Olbia, la comunità musulmana inizia il Ramadan:
Camilla Pisani

Pubblicato il 13 aprile 2021 alle 06:00

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Olbia. Inizia oggi il mese del Ramadan 2021: sarà il secondo portato avanti durante la pandemia, ma ciononostante è una celebrazione molto sentita da tutta la comunità musulmana.

Anche la comunità islamica olbiese si prepara ad affrontare questo mese dalla fortissima valenza spirituale e dai significativi risvolti sociali.

Ramadan è il nome del nono mese dell’anno nel calendario lunare musulmano, nel quale, secondo la tradizione islamica, Maometto ricevette la rivelazione del Corano “come guida per gli uomini di retta direzione e salvezza” (Sura II, v. 185). È il mese sacro del digiuno, dedicato alla preghiera, alla meditazione e all’autodisciplina. Il digiuno è un obbligo per tutti i musulmani praticanti adulti e sani che, dalle prime luci dell’alba fino al tramonto, non possono mangiare, bere, fumare e praticare sesso, in generale devono astenersi da qualsiasi azione rechi piacere.

Dal digiuno sono esentati i minorenni, gli anziani, i malati, le donne che allattano o in gravidanza. Le donne durante il ciclo mestruale e chi è in viaggio sono solo temporaneamente esentati.

Come spiega Aly Cissé, presidente di Labint Olbia (laboratorio interculturale per l’integrazione), il Ramadan rappresenta certamente un pilastro nel percorso spirituale, ma viene contestualizzato, caso per caso, con il dovuto buon senso: chi soffre di patologie quali ad esempio il diabete o dimostra di avere qualsiasi impedimento fisico, viene dispensato dall’obbligo di digiunare; in sostituzione del digiuno, si impegnerà a praticare la compassione e la solidarietà, donando cibo o denaro agli affamati, almeno un pasto al giorno.

Il Ramadan, come detto, non avviene sempre nello stesso periodo, ma cade solitamente un mese prima ogni anno: ciò significa che nel periodo invernale, grazie alle giornate più corte, sarà meno impegnativo, al contrario nel periodo primaverile ed estivo risulterà più lungo.

Per affrontare le lunghe ore senza acqua e cibo, prima dell’aurora si fa un pasto leggero ma nutriente (sahur), che aiuti il corpo a sostenersi: al tramonto il digiuno viene interrotto tradizionalmente con un dattero, a cui segue l’iftar, il pasto serale, durante il quale ognuno si alimenta di ciò che desidera, fermo restando che nella religione musulmana vigono alcuni divieti permanenti, come l’assunzione di alcool o il consumo di carne di maiale ed altri tipi di carne. Il digiuno (sawn) è uno dei cinque doveri della fede islamica. Gli altri sono la professione di fede (kalima), la recita quotidiana delle cinque preghiere (salat), l'elargizione delle elemosine (zakat) e il compimento, almeno una volta nella vita, del pellegrinaggio (hagg) a La Mecca.

Anche per la comunità musulmana di Olbia, all’interno della quale convergono persone di moltissime nazionalità, tra cui senegalesi, marocchini, pakistani, tunisini, algerini, il Ramadan simboleggia un mese di fortissima unione, in cui si celebra non solo la purificazione rituale dei devoti ma anche una sorta di (mi si passi il termine forse improprio) spiritualizzazione empatica con gli “ultimi” della società: “nel momento in cui tu stesso non mangi e non bevi per un intera giornata, puoi comprendere la sofferenza degli affamati, dei bisognosi. È solo infatti patendo sulla tua pelle che capisci ciò che patiscono gli altri, e questo ti permette di essere ancora più solidale” racconta Aly Cissé.

Una celebrazione come il Ramadan potrebbe sembrare qualcosa di molto lontano dal nostro vissuto, ma attraverso la conoscenza del suo significato profondo, dissipando il pregiudizio, è possibile scorgere un valore universale che ci rende tutti partecipi dello stesso cammino interiore: la solidarietà, il piacere ed il dovere di fare il bene altrui, l’empatia con la sofferenza del prossimo come motore per diventare esseri umani migliori; forse un’utopia irreale, sicuramente un ideale su cui far pratica, prescindendo da criteri di religione, nazionalità, genere sessuale.