Sunday, 03 May 2026
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Pubblicato il 03 May 2026 alle 07:00
Olbia. C’è una chiesa “fuori porta” che, più di ogni altra, racconta il mese mariano degli olbiesi: Nostra Signora di Cabu Abbas. Un tempo il cammino dalla città alla chiesetta si snodava tra campi in fiore e greggi al pascolo; oggi attraversa, in buona parte, i capannoni della zona industriale. Ma il legame con questo luogo continua a resistere al tempo e ai cambiamenti, intatto nella devozione di chi ancora lo raggiunge a piedi all’alba(leggi qui). Qui, dove in età romana sgorgava la sorgente che alimentava l’acquedotto imperiale – il caput aquae da cui deriva il nome Cabu Abbas – si conserva un manufatto tanto prezioso quanto a lungo trascurato: il retablo ligneo dell’antico altare.
Un’opera semplice solo in apparenza. Realizzata con tratto vernacolare da un ignoto pittore probabilmente tra l'Otto e il Novecento, il retablo raffigura le cinque stazioni dei Misteri gaudiosi del Rosario – parte dei tre cicli tradizionali (gioia, dolore e gloria), ai quali si sono aggiunti i Misteri luminosi, introdotti da San Giovanni Paolo II nel 2002 con la lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae. I colori, oggi scuriti da polvere e fumo, ne rendono meno leggibile il valore originario. Un primo momento di rilettura pubblica risale al 2018, quando il dottor Gian Battista Faedda illustrò i significati del retablo durante una “lezione in cammino” del progetto ArcheGo, organizzata dall’associazione culturale Larathanos (qui un articolo).
Un passaggio significativo è arrivato il 19 ottobre 2025, durante un evento al Nuraghe Riu Mulinu di Cabu Abbas promosso dalla Pro Loco Olbia con il patrocinio dell’associazione La Sardegna verso l’UNESCO (leggi qui). Nella stessa mattinata, il dottor Dario Bassu, storico dell’arte e segretario della Pro Loco di Olbia, aveva illustrato la chiesetta e il suo retablo al numeroso pubblico presente. Proprio Bassu ha ricordato: "In quell’occasione, l’archeologo Marco Agostino Amucano richiamò l’attenzione sullo stato dell’opera: “Qua nessuno è mai intervenuto, forse la Pro Loco potrebbe provarci”. Una sollecitazione che nel tempo ha generato confronto e consenso attorno all’idea di un intervento di restauro dell'opera".
Il dottor Dario Bassu spiega il retablo di N.S. di Cabu Abbas.
Oggi quella indicazione si traduce in un primo passo concreto. Il 29 aprile, allo spazio Holo di Olbia, durante l’assemblea annuale, la presidente della Pro Loco Olbia, Laura Ghisu, ha illustrato attività e obiettivi dell’associazione sottolineando, tra questi, l’importanza del progetto di restauro del retablo per la comunità. Approvato il bilancio – curato dal tesoriere Francesco Mereu con la collaborazione del segretario Dario Bassu e del vicepresidente Raimondo Mazzette – è stato presentato l’avvio dell’iter promosso dall’associazione, già condiviso e sostenuto dal Comitato Nostra Signora di Cabu Abbas e dal parroco don Gianni Satta.
La presidente della Pro Loco Olbia Laura Ghisu.
Il retablo di Cabu Abbas non è solo un'opera d'arte: è un segno identitario, una memoria condivisa che vive ancora nella devozione degli olbiesi. La Pro Loco punta ora a restituirgli la policromia originaria attraverso un restauro affidato a professionisti qualificati, impegnandosi direttamente nella promozione dell'iniziativa e nel reperimento dei fondi necessari. Le prossime fasi prevedono il coinvolgimento degli enti preposti per tutela, autorizzazione e valorizzazione, in un percorso che ambisce a unire istituzioni, studiosi e cittadini attorno a un patrimonio che appartiene a tutti.
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